martedì 27 febbraio 2007

La disciplina della conoscenza e del discernimento

LO DISCIPLINA DELLA CONOSCENZA E DEL DISCERNIMENTO

1. Il Signore Beato disse: Ora, o figlio di Pritha, ascolta come praticando lo yoga concentrandoti saldamente in Me, potrai conoscerMi al di la' di ogni dubbio.

2. Ora ti rivelero' completamente questa conoscenza del fenomeno e del noumeno, fuori della quale niente altro resta da conoscere.

3. Tra migliaia di uomini, forse uno cerchera' la perfezione, e tra coloro che la raggiungono, raro e' colui che Mi conosce veramente.

4. Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza, senso dell’ego, questi otto elementi, distinti da Me, costituiscono la Mia energia materiale.

5. O Arjuna dalle braccia potenti, oltre a questa energia inferiore, c'e' la Mia energia superiore, che e' la vita da cui l'universo e' sostenuto.

6. Di tutte le cose materiali e spirituali di questo mondo sappi per certo che io sono l'origine e la fine.

7. O conquistatore delle ricchezze, nessuna verita' Mi e' superiore. Tutto su Me riposa, come perle su un filo.

8. O figlio di Kunti, io sono il sapore dell'acqua, la luce del sole e della luna, la sillaba om nei mantra vedici. Sono il suono nell'etere e l'abilita' nell'uomo.

9. Sono il profumo originale della terra, e il calore del fuoco. Sono la vita in tutto cio' che vive, e l'austerita' nell'asceta.

10. Sappi, o figlio di Pritha, che sono il seme originale di tutte le esistenze. Sono l'intelligenza dell'intelligente, e la potenza del potente.

11. Sono la forza del forte, priva di desiderio e di passione. Sono il desiderio che non e' contrario alle leggi, o principe dei Bharata.

12. Sappi che ogni condizione dell'essere, dipenda essa dalla virtu', da passione o dall'ignoranza, non e' che una manifestazione della Mia energia. In un certo senso Io sono tutto, ma rimango indipendente Non sono soggetto alle influenze della natura materiale, poiche' esse sono in Me.

13. Illuso dalle tre influenze materiali, il mondo intero non comprende Me, l'inesauribile, che trascende ogni influenza materiale.

14. Questa Mia energia divina, costituita dalle tre influenze della natura materiale, e' difficile da superare. Ma chi s'abbandona a Me ne varca facilmente i confini.

15. Coloro che compiono inquita', i vili, gli ignoranti, i malvagi, annebbiati dall'illusione non riescono a trovare rifugio in Me.

16. O migliore dei Bharata, quattro tipi di uomini virtuosi Mi servono con devozione: chi e' afflitto, chi desidera la conoscenza, chi opera per la buona amministrazione e colui che aspira all' Assoluto.

17. Fra tutti, il saggio che si vota all'Unione con l'Assoluto e' superiore. Io gli sono molto caro, e lui e' molto caro a Me.

18. Tutti questi devoti sono certamente grandi anime, ma colui che Mi conosce lo considero situato in Me. Assorto nel Mio servizio, senza dubbio egli viene a Me.

19. Dopo numerose nascite e morti, colui che ha la vera conoscenza si sottomette a Me sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e tutto cio' che esiste. Un'anima cosi' grande e' molto rara.

20. Coloro che hanno la mente offuscata dai desideri materiali si sottomettono agli esseri celesti e vanno, ciascuno secondo la propria natura, a questa o quella divinita'.

21. Ma al devoto sincero Io rendo incrollabile qualsiasi fede abbia scelto.

22. Colmo di questa fede, egli tende a propiziarsi un particolare essere celeste e vede soddisfatti i propri desideri. Ma in realta' questi benefici vengono da Me soltanto.

23. Gli uomini di scarsa intelligenza adorano gli esseri celesti e ottengono frutti limitati e temporanei. Coloro che adorano gli Dei vanno agli Dei, ma coloro che ricercano Me vengono a Me.

24. Gli uomini privi d'intelligenza, non conoscendoMi, credono che Io sia questa forma e personalita'. A causa della loro ignoranza non conoscono la Mia vera natura, che e' immutabile e immanifesta.

25. Non mi rivelo mai agli sciocchi e agli ignoranti. Per loro rimango nascosto dalla Mia potenza creatrice (yoga-maya), percio' essi non sanno che io sono non-nato e immutabile.

26. O Arjuna, poiche' Io sono Dio, la Persona Suprema, so tutto del passato, del presente e del futuro. Conosco anche tutti gli esseri viventi, ma nessuno conosce Me.

27. O discendente di Bharata, o vincitore dei nemici, tutti gli esseri nascono nell'illusione, sopraffatti dalla dualita' del desiderio e dell'avversione.

28. Le persone che agiscono meritoriamente, abbandonato ogni errore, libere dalla dualita' nata dall'illusione onorano Me saldi nei loro voti.

29. Le persone intelligenti, che si sforzano di liberarsi dalla vecchiaia e dalla morte, rifugiati in Me, sono uniti al Brahman perche' possiedono la completa conoscenza delle azioni materiali e spirituali.

30. Coloro che sono pienamente coscienti di Me e Mi conoscono come Signore Supremo, principio che governa la manifestazione materiale, gli esseri celesti e tutti i sacrifici, possono capirMi anche all'istante della morte.

La Disciplina della meditazione

1. Il Signore beato disse: Colui che non e' attaccato al frutto delle sue azioni e agisce con senso del dovere e' nell'ordine dei rinuncianti ed e' il vero yogi: non colui che non accende il fuoco e non compie alcuna azione.

2. Cio' che si chiama rinuncia non e' diverso dallo yoga, l'unione col Supremo, perche' nessuno puo' diventare uno yogi se non rinuncia al desiderio della gratificazione personale.

3. Per il neofita che inizia la via dello yoga l'azione e' considerata il mezzo, mentre per colui che e' gia' situato nello yoga l'abbandono di tutte le attivita' materiali e' considerato il mezzo.

4. Si dice che una persona e' avanzata nello yoga quando, avendo rinunciato a ogni desiderio materiale, non agisce per la gratificazione personale ne' s'impegna in attivita' interessate.

5. L'uomo deve usare la propria mente per elevarsi, non per degradarsi. La mente puo' essere amica dell'anima condizionata, come puo' esserle nemica.

6. Per colui che ha conquistato la mente, la mente e' la migliore amica; ma per colui che fallisce nell'intento, la mente diventa la peggiore nemica.

7. Chi ha conquistato la mente e ottenuto cosi' la pace ha gia' raggiunto il Brahman. Per lui, la gioia e il dolore, il freddo e il caldo, l'onore e il disonore sono uguali.

8. Si dice che una persona e' situata nella realizzazione spirituale ed e' chiamata yogi quando e' pienamente soddisfatta grazie alla conoscenza e alla realizzazione acquisita. Tale persona e' situata nella Pienezza e nell'Unita' e possiede il controllo di se'. Vede ogni cosa, la zolla di terra, il sasso e l'oro, con occhio equanime.

9. Tra tutti e' superiore colui che vede tutti, l'onesto benefattore, l'amico e il nemico, l'invidioso, il virtuoso, il peccatore, l'indifferente e l'imparziale, con mente equanime.

10. Lo yogi si ritiri in perfetta solitudine, e concentri la mente solo sull'Atman. Viva da solo in un luogo appartato e si eserciti costantemente. Sia libero da ogni desiderio, da ogni aspettativa e senso di possesso.

11-12. Per praticare lo yoga occorre andare in un luogo appartato e preparare uno strato d'erba kusha sul terreno, poi coprirlo con una pelle di daino e un panno di tessuto soffice. Il seggio non deve essere ne' troppo alto ne' troppo basso e deve trovarsi in un luogo sacro. Lo yogi deve sedersi immobile e praticare lo yoga controllando la mente e i sensi, purificando il cuore e fissando la mente su un unico punto.

13-14. Bisogna tenere il corpo, il collo, la testa diritti e lo sguardo fisso sull'estremita' del naso. Cosi', con la mente quieta e controllata, liberi dalla paura e dal desiderio, si deve meditare su di Me nel cuore e fare di Me lo scopo ultimo della vita.

15. Cosi', praticando il controllo del corpo, della mente e dell'azione, lo yogi raggiunge il regno di Dio ponendo fine alla sua esistenza materiale.

16. Nessuno puo' diventare uno yogi, o Arjuna, se mangia troppo o troppo poco, se dorme troppo o troppo poco.

17. Chi e' moderato nel mangiare e nel dormire, nel lavoro e nel riposo puo', con la pratica dello yoga, alleviare le sofferenze dell'esistenza materiale.

18. Quando lo yogi giunge, con la pratica dello yoga, a regolare le attivita' della mente e, libero da ogni desiderio materiale, si situa nell'Atman, si dice che ha raggiunto la perfezione dello yoga.

19. Come una fiamma al riparo dal vento non oscilla, cosi' lo yogi che controlla la mente rimane sempre fermo nella sua meditazione sull'Anima Suprema.

20-23. La perfezione dello yoga, o samadhi, si raggiunge quando si sottrae la mente a ogni attivita' e ad ogni oggetto con la pratica dello yoga. In questo stato sereno si trova la perfetta felicita' del Se'. Raggiunta questa perfezione, non si allontana piu' dalla verita' e comprende che non vi e' nulla di piu' prezioso. In questa posizione non puo' essere turbato neppure da un dolore intenso. Questa e' la vera liberta' da tutte le sofferenze sorte dal contatto con la materia.

24.Si deve praticare lo yoga con una fede e una determinazione incrollabili. Si devono abbandonare senza riserve tutti i desideri materiali generati dall'immaginazione e controllare tutti i sensi.

25. Animato da una ferma risoluzione, lo yogi deve elevarsi gradualmente, passo dopo passo, fino a raggiungere la perfetta concentrazione e fissare la mente solo sul Se', senza pensare piu' ad altro.

26. Ovunque la mente vaghi a causa della sua natura agitata e instabile, deve essere ricondotta al Se'.

27. Lo yogi la cui mente e' assorta in Me conosce senza dubbio la felicita' suprema. Egli e' liberato, la sua mente e' serena, le sue passioni placate, egli e' Brahman.

28. Situato nel Se', libero da ogni contaminazione materiale, lo yogi gode della felicita' piu' alta in contatto con la Coscienza Suprema, unita' di tutte le cose.

29. Il vero yogi vede Me in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Me. In verita', l'anima realizzata Mi vede ovunque.

30. L'essere che Mi vede ovunque e vede tutto in Me non e' mai separato da Me, come io non sono mai separato da lui.

31. Lo yogi, sapendo che io e l'Atman, situato in tutte le creature, siamo Uno, Mi adora e dimora sempre in Me.

32. Uno yogi perfetto, o Arjuna, colui che in relazione a se' stesso vede la vera uguaglianza di tutti gli esseri, felici o infelici.

33. Arjuna disse: O Madhusudana, non vedo come io possa mettere in pratica questo yoga che Tu hai brevemente descritto, poiche' la mente e' agitata e instabile.

34. La mente, o Krsna, e' agitata, turbolenta, ostinata e molto forte; dominarla mi sembra piu' difficile che controllare il vento.

35. Il Signore Beato disse: O Arjuna dalle braccia potenti, e' certamente difficile domare questa mente agitata, tuttavia e' possibile, o figlio di Kunti, con una pratica costante e col distacco.

36. Per chi non ha il controllo della mente, la realizzazione spirituale sara' un'impresa difficile. Ma per colui che domina la mente e si esercita nel modo giusto, il successo e' sicuro.

37. Arjuna disse: qual’e' il destino di chi ha fede ma non persevera, di chi intraprende la via della realizzazione spirituale ma poi l'abbandona, incapace di staccare la mente dal mondo, e non raggiunge quindi la perfezione spirituale?

38.O Krsna dalle potenti braccia, lo yogi che si allontana dalla via della Trascendenza, privo di ogni rifugio, non perisce forse come una nuvola dispersa?

39. Questo e' il mio dubbio, o Krsna, Ti prego, dissipalo completamente. Nessuno all'infuori di Te puo' distruggere questo mio dubbio.

40. Il Signore Beato disse: O figlio di Pritha, per colui che agisce degnamente non c'e' distruzione ne' in questo mondo ne' oltre; colui che fa del bene, amico Mio, non e' mai sopraffatto dal male.

41. Dopo innumerevoli anni sui pianeti dei virtuosi, chi ha fallito nella via dello yoga nasce in una famiglia di puri e saggi.

42. Egli puo' anche rinascere in una famiglia di uomini sapienti che praticano la disciplina. In realta', e' raro in questo mondo ottenere una simile nascita.

43. Con questa nascita egli ritrova la coscienza raggiunta nella vita precedente e continua a perseguire nella ricerca, o figlio di Kuru.

44. Grazie alla coscienza ottenuta nel remoto passato, egli e' spontaneamente attratto dai principi dello yoga anche senza volerlo. Costui ha gia' superato tutti i riti delle Scritture.

45. Quindi lo yogi, purificato da ogni contaminazione, dopo numerose vite di pratica, consegue la meta suprema.

46. Lo yogi e' piu' elevato dell'asceta, del filosofo e dell'uomo che aspira ai frutti dell'azione. Percio', in ogni circostanza sii uno yogi, o Arjuna.

47. E di tutti gli yogi, colui che con grande fede dimora sempre in Me e Mi adora servendoMi con un amore incondizionato e' il piu' intimamente legato a Me ed e' il piu' grande di tutti.

La Vera Rinuncia all'azione

1. Arjuna disse: Krsna, Tu prima mi chiedi di rinunciare all'azione, poi di agire con devozione. Dimmelo chiaramente, Ti prego, quale delle due vie e' la migliore?

2. Il Signore Beato disse: La rinuncia all'azione e l'azione devozionale conducono entrambe alla liberazione, ma l'azione disciplinata e' piu' elevata.

3. Colui che non disdegna ne' desidera i frutti delle sue attivita' e' sempre situato nella rinuncia. Tale persona, libera dalla dualita', scioglie facilmente il legame materiale ed e' completamente liberata, o Arjuna dalle braccia potenti.

4. Solo l'ignorante sosterra' che il karma-yoga e il servizio devozionale sono differenti dallo studio analitico del mondo materiale (il sankhya). I veri eruditi affermano che seguendo perfettamente l'una o l'altra via si raggiunge lo stesso risultato.

5. Colui che sa che il fine ottenuto con la ricerca filosofica e' raggiungibile anche col servizio devozionale, e vede cosi' che la via della ricerca Filosofica e la via del servizio devozionale sono sullo stesso piano, vede le cose cosi' come sono.

6. Chi rinuncia all'attivita', ma non s'impegna nello yoga non puo' essere felice. Il saggio, invece, impegnato nello yoga raggiunge rapidamente il Brahman.

7. Colui che agisce con disciplina, l'anima pura, maestro dei sensi e della mente, la cui anima e' l'anima di ogni essere, sebbene agisca, non e' mai condizionato.

8-9. L'uomo che e' situato nella coscienza divina, sebbene veda, ascolti, tocchi, senta, mangi, si muova, dorma e respiri, e' consapevole di non essere in realta' l'autore delle proprie azioni. Quando parla, evacua, accetta, apre o chiude gli occhi e' sempre consapevole che soltanto i sensi materiali sono impegnati con i loro oggetti e che lui non ha alcun legame con queste azioni.

10. Colui che compie il suo dovere senza attaccamento, offrendone i frutti al Brahman, non e' toccato dal peccato come la foglia del loto non e' toccata dall'acqua.

11. Spezzando ogni attaccamento, gli yogi agiscono col corpo, la mente, l'intelligenza e perfino con i sensi, solo al fine di purificarsi.

12. Colui che ricerca la conoscenza raggiunge la pace perfetta perche' rinuncia al risultato di tutte le sue attivita', mentre chi e' avido dei frutti del proprio lavoro rimane in schiavitu'.

13. Quando l'anima incarnata domina la sua natura inferiore e rinuncia con la mente a ogni azione, vive felice nella citta' dalle nove porte (il corpo materiale) e non compie ne' causa alcuna azione.

14. L'Atman non genera alcuna attivita', non induce gli altri ad agire ne' crea i frutti dell'azione. Tutto cio' e' opera delle influenze della natura materiale.

15. Il Signore Supremo non e' mai responsabile delle azioni buone o cattive di qualcuno. Ma gli esseri incarnati rimangono confusi perche' l'ignoranza copre la loro vera conoscenza.

16. Tuttavia, quando si e' illuminati dalla conoscenza che distrugge l'ignoranza, questa conoscenza rivela ogni cosa come al sorgere del sole.

17. Colui che ripone l'intelligenza, la mente, il proprio rifugio e la fede nel Supremo, e' liberato da ogni sofferenza; procede allora con passo sicuro sul sentiero della liberazione.

18. Il saggio, illuminato dalla vera conoscenza, vede con occhio equanime il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l'elefante, il cane e l'intoccabile.

19. Coloro che hanno la mente sempre equanime hanno gia' vinto la nascita e la morte e ogni cosa di questo mondo. Sono infallibili come il Brahman, percio' sono gia' situati nel Brahman.

20. La persona che non si rallegra nell'ottenere cio' che e' piacevole e non si lamenta nel subire cio' che e' spiacevole, che ha l'intelligenza fissa sul Se', che non conosce lo smarrimento e possiede la scienza di Dio, e' gia' situata nel Brahman.

21. Questa persona liberata non e' attratta dal piacere materiale dei sensi o dagli oggetti esterni, ma e' sempre concentrata nel Se', gode di perfetta felicita'.

22. La persona intelligente si tiene lontana dalle fonti della sofferenza, che sono dovute al contatto dei sensi con la materia. O figlio di Kunti, questi piaceri hanno un inizio e una fine e l'uomo saggio non trae gioia da essi.

23. Colui che prima di lasciare il corpo impara a resistere agli stimoli dei sensi materiali, a frenare gli impulsi nati dal desiderio e dalla collera, e' un uomo unificato ed e' felice anche in questo mondo.

24. Colui che e' felice all'interno, che e' attivo all'interno, che gioisce all'interno e il cui scopo e' interiore e' in realta' il mistico perfetto. E' liberato nel Brahman e in ultimo raggiunge il Brahman.

25. Coloro che hanno superato la dualita' che nasce dal dubbio, che hanno la mente volta all'interno, che agiscono sempre per il bene di tutti gli esseri e sono liberi dal peccato, raggiungono la liberazione nel Supremo.

26. Coloro che sono liberi dalla collera e da ogni desiderio materiale, che sono realizzati, che sono maestri di se' e si sforzano costantemente di raggiungere la perfezione sono situati nel Brahman.

27-28. Chiudendosi agli oggetti esterni dei sensi, con lo sguardo fisso tra le sopracciglia, trattenendo nelle narici l'aria ascendente e quella discendente, controllando cosi' i sensi, la mente e l'intelligenza, lo yogi si libera dal desiderio, dalla paura e dalla collera. Chi rimane sempre in questa condizione e' certamente liberato.

Lo Yoga Della Conoscenza

1. Il Signore Beato disse: Ho insegnato questa disciplina immortale dello yoga a Vivasvan, il dio del sole, e Vivasvan l'ha insegnata a Manu, padre dell'umanita', e Manu a sua volta l'ha insegnata a Ikshvaku.

2. Questa scienza suprema fu trasmessa attraverso la successione di maestri e i Veggenti l'hanno ricevuta in questo modo. Ma col tempo la successione dei maestri si e' interrotta e questa scienza sembra ora perduta.

3. Oggi t'insegno questa antichissima disciplina perche' tu sei Mio devoto e Mio amico e conoscerai il segreto supremo.

4. Arjuna disse: Vivasvan, il dio del sole, e' nato molto prima di Te; come devo intendere che sia stato Tu, in origine, a dargli questa scienza?

5. Il Signore Beato rispose: Entrambi, tu ed io, abbiamo attraversato innumerevoli nascite. Io posso ricordarle tutte, ma tu ancora le ignori, o vincitore dei nemici.

6. Sebbene sono il non-nato e l'Essere Imperituro; sebbene io sia il Signore di tutte le creature, tuttavia talvolta manifesto una nascita in virtu' del mio stesso potere creativo.

7. Ogni volta che in qualche luogo dell'universo si perde l'armonia del dharma e il disordine avanza, o discendente di Bharata, io vengo in persona.

8. Discendo di era in era per proteggere i giusti, annientare i malvagi e ristabilire i principi della legge.

9. O Arjuna, colui che conosce la reale natura della Mia apparizione e delle Mie attivita' non dovra' piu' rinascere nel mondo materiale quando lascia il corpo, ma raggiunge la Mia dimora eterna.

10. Liberi dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera, completamente assorti in Me e cercando rifugio in Me, numerosi sono coloro che in passato si purificarono attraverso l'ascesi e la conoscenza, e raggiunsero la Mia stessa condizione di Essere.

11. Tutti seguono la Mia via in un modo o nell'altro, o figlio di Pritha, e come si abbandonano a Me, in proporzione Io li ricompenso.

12. In questo mondo l'uomo aspira ai frutti dell'azione, e per questo adora gli esseri celesti. Certamente quaggiu' raccoglie in breve tempo il frutto del suo lavoro.

13. Io ho creato le quattro divisioni della societa' secondo le tre influenze della natura materiale e le attivita' che esse impongono all'uomo. Ma sappi che sebbene io le abbia create non agisco all'interno di esse perche' sono immutabile.

14. L'azione non Mi contamina e Io non aspiro ai frutti dell'azione. Colui che conosce questa verita' non e' vincolato, neppure lui, dalle proprie azioni.

15. Tutte le anime liberate del passato hanno agito con questa conoscenza. Percio' compi il tuo dovere seguendo il loro esempio.

16. Anche l'uomo intelligente rimane perplesso quando si tratta di determinare cio' che e' l'azione e cio' che e' l'inazione. Ora ti insegnero' che cos'e' l'azione e con questa conoscenza sarai liberato dall'errore.

17. La natura dell'azione e' molto difficile da capire; bisogna percio' distinguere bene tra l'azione, l'azione errata e l'inazione.

18. Colui che vede l'inazione nell'azione e l'azione nell'inazione si distingue per la sua intelligenza, e sebbene impegnato in ogni sorta di attivita' si situa sul piano della perfezione dello yoga.

19. Colui che agisce libero da ogni desiderio di gratificazione dei sensi e' considerato fermamente situato nella conoscenza. Di lui, i saggi affermano che il fuoco della conoscenza perfetta ha ridotto in cenere le conseguenze dei suoi atti.

20. Abbandonando ogni attaccamento al risultato dell'azione, sempre soddisfatto e indipendente, egli non compie azioni interessate, benche' impegnato in ogni tipo di attivita'.

21. Quest'uomo di conoscenza agisce con mente e intelligenza perfettamente controllate, rinuncia a ogni senso di possesso e agisce solo per provvedere ai suoi stretti bisogni vitali. Cosi' facendo non e' soggetto ad alcun errore.

22. Colui che e' libero dalla dualita' e dall'invidia, equanime nel fallimento e nel successo, soddisfatto di cio' che gli giunge naturalmente, sebbene agisca non rimane mai condizionato.

23. Colui che e' privo di attaccamento, che ha la mente stabile nella consapevolezza del se' dell’atman, e le cui azioni sono offerte in sacrificio è libero dalla legge di causa effetto.

24. L'offerta e' Brahman, l'oblazione e' Brahman; e' Brahman che versa Brahman nel fuoco sacrificale. Brahman e' la meta, Brahman e' colui che opera.

25. Alcuni yogi adorano perfettamente gli esseri celesti offrendo loro diversi sacrifici, altri offrono sacrifici nel fuoco del Brahman Supremo.

26. Alcuni sacrificano l'udito e gli altri sensi nel fuoco della mente controllata, altri sacrificano il suono e gli altri oggetti dei sensi nel fuoco dei sensi.

27. Coloro che desiderano raggiungere la realizzazione spirituale, controllando la mente e i sensi, offrono in sacrificio nel fuoco della mente controllata le attivita' dei sensi e il soffio vitale.

28. Seguendo rigidi voti, alcuni diventano illuminati dal sacrificio dei beni materiali, e altri dal compimento di severe austerita', dalla pratica dello yoga, o dallo studio e dalla conoscenza.

29. Alcuni, inoltre, esercitano il controllo del respiro sacrificando l'espirazione nell'inspirazione e l'inspirazione nell'espirazione; giungono cosi' a sospendere ogni respirazione.

30. Altri ancora, limitando il nutrimento, sacrificano il soffio vitale in se' stesso. Coloro che conoscono lo scopo del sacrificio si liberano da ogni imperfezione;

31. Avendo gustato il nettare dei frutti del sacrificio, si uniscono al Brahman immortale. O migliore dei Kuru, questo mondo non e' di coloro che non conoscono il sacrificio, ne' l'altro.

32. Tutti questi sacrifici sono posti nella bocca di Brahman. Sappi che tutti i sacrifici nascono dall'azione; sapendo questo otterrai la liberazione.

33. O vincitore dei nemici, il sacrificio nella conoscenza e' superiore al sacrificio dei beni materiali poiche' tutte le azioni hanno il loro compimento nella conoscenza, o figlio di Pritha.

34. Cerca di conoscere la verita' avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata puo' rivelarti la conoscenza perche' ha visto la verita'.

35. E quando avrai appreso la verita' da un'anima realizzata non cadrai mai piu' nell'illusione perche' capirai che tutti gli esseri sono parte del Supremo o, in altre parole, Mi appartengono.

36. Anche se tu fossi il peggiore dei peccatori, una volta salito sul vascello della conoscenza supererai l'oceano della sofferenza.

37. Simile al fuoco ardente che riduce il legno in cenere, o Arjuna, il fuoco della conoscenza riduce in cenere tutte le azioni.

38. In questo mondo, niente e' cosi' puro e sublime come la conoscenza. Colui che e' diventato maturo nella pratica dello yoga, a suo tempo, trova in se' stesso questa conoscenza.

39. L'uomo di fede, assorto nella conoscenza perfetta e maestro dei sensi, conquista presto la suprema pace spirituale.

40. Ma gli ignoranti e i miscredenti, che dubitano delle Scritture rivelate, non possono diventare coscienti di Dio. Per colui che dubita non c'e' felicita' ne' in questa vita ne' nella prossima.

41. L'uomo che pratica la disciplina rinunciando ai frutti dell'azione, e ha eliminato i dubbi mediante la conoscenza, e' fermamente stabilito nel Se', percio' non e' legato dall'azione, o conquistatore delle ricchezze.

42. I dubbi che sono sorti nel tuo cuore a causa dell'ignoranza devono dunque essere recisi con l'arma della conoscenza. Pratica lo yoga, o Bharata, alzati e combatti.

Il karma-yoga

Il karma-yoga.

1. Arjuna disse: O Janardana, o Keshava, perche' mi inciti a questa orribile battaglia, se consideri la conoscenza superiore all'azione interessata?

2. La mia intelligenza e' confusa dalle Tue istruzioni. Ti prego, indicami in modo definitivo la via migliore per me.

3. Il Signore Beato disse: O Arjuna senza peccato, come ho gia' spiegato, ci sono due tipi di sentiero che possono percorrere coloro che cercano di realizzare la Verita' Assoluta. Alcuni tentano di capirla con la ricerca filosofica, altri con l'azione, o Karma Yoga.

4. Non e' semplicemente astenendosi dall'agire che ci si puo' liberare dalle conseguenze dell'azione; la rinuncia soltanto non e' sufficiente per raggiungere la perfezione.

5. Tutti gli uomini sono inevitabilmente costretti ad agire sotto le influenze della natura materiale, percio' nessuno puo' astenersi dall'agire nemmeno per un istante.

6. Colui che controlla i sensi, ma ha la mente ancora legata agli oggetti dei sensi, certamente s'illude ed e' un simulatore.

7. Invece, una persona sincera che cerca di controllare i sensi attraverso la mente e senza attaccamento s'impegna nell'azione attraverso il Karma Yoga e' di gran lunga superiore.

8. Compi il tuo dovere, perche' l'azione e' migliore dell'inazione. Senza agire l'uomo e' incapace perfino di mantenere il proprio corpo.

9. L'attivita' dev'essere compiuta come un atto di devozione altrimenti lega il suo autore a questo mondo materiale. Percio', o figlio di Kunti, compi il tuo dovere come azione rituale e sarai per sempre libero dai legami dell'attaccamento.

10. All'inizio della creazione il Signore di tutte le creature genero' gli uomini e il sacrificio, e li benedisse dicendo: Siate felici compiendo questi yajna (riti), poiche' essi vi porteranno tutto cio' che desiderate per vivere felicemente e raggiungere la liberazione.

11.Gli esseri celesti, soddisfatti dai sacrifici, a loro volta vi soddisferanno, e da questo scambio nascera' la prosperita' per tutti.

12. Soddisfatti dal compimento dei yajna (sacrifici), gli esseri celesti, incaricati delle varie necessita' della vita, provvedono a tutte le necessita' dell'uomo. Ma colui che gode dei loro doni senza offrirli in cambio agli esseri celesti e' certamente un ladro.

13. I devoti del Signore sono liberi da ogni peccato perche' mangiano solo cibo offerto in sacrificio. Gli altri, che preparano i cibi solo per il proprio piacere, in verita' si nutrono di inganni.

14. I corpi di tutti gli esseri viventi si nutrono di alimenti che crescono con le piogge. E le piogge vengono grazie al yajna (sacrificio), e dall'operare nasce il sacrificio.

15. Sappi che l'azione nasce dall'Essere e l'Essere dall'Assoluto. Percio' l'Essere che tutto compenetra si fonda sul sacrificio.

16. Mio caro Arjuna, l'uomo che non offre il suo contributo all'esistente, colui che vive solo per la soddisfazione dei sensi vive invano.

17. Tuttavia colui che trae piacere nel Se', che e' illuminato nel Se', che gioisce ed e' soddisfatto solo nel Se', pienamente appagato, non ha piu' alcun dovere che debba essere compiuto.

18. L'uomo che ha realizzato la sua identita' spirituale non ha interessi personali nell'adempiere i suoi doveri, ne' ha motivo di non compiere tali doveri. Egli non dipende da altri esseri viventi.

19. Si deve agire per dovere, dunque, ed essere distaccati dai frutti delle azioni, perche' agendo senza attaccamento si raggiunge il Supremo.

20. Re come Janaka raggiunsero la perfezione compiendo i doveri prescritti. Compi dunque il tuo dovere, se non altro al fine di educare il tuo prossimo.

21. Qualunque cosa faccia un grande uomo, la gente segue le sue tracce. Tutto il mondo segue la norma che egli stabilisce col suo esempio.

22. O figlio di Pritha, nell'intero universo non c'e' dovere prescritto per Me. Ne' devo ottenere nulla che non abbia ottenuto, tuttavia continuo nel mio agire.

23. Infatti, se Io non M'impegnassi con cura a compiere i doveri prescritti, o Partha, anche tutti gli uomini seguirebbero certamente la Mia via.

24. Se Mi astenessi dal compiere i doveri prescritti, tutti questi mondi andrebbero in rovina. Sarei la causa del disordine sociale e della distruzione delle creature.

25. Come l'ignorante compie il suo dovere con attaccamento al risultato, cosi' anche il saggio agisce, ma senza attaccamento, al solo fine di preservare gli uomini dalla distruzione.

26. Che il saggio non turbi la mente degli ignoranti attaccati all'azione interessata. Non devono essere incoraggiati ad astenersi dall'agire, ma piuttosto ad agire con spirito equilibrato.

27. Colui che e' sviato dal senso dell'ego crede di essere l'autore delle proprie azioni, che in realta' sono compiute dalle tre influenze della natura materiale.

28. O Arjuna dalle braccia potenti, colui che conosce la Verita' Assoluta non si preoccupa dei sensi e della gratificazione dei sensi, perche' sa qual e' la differenza tra l'azione devozionale e l'azione interessata.

29. Sviato dalle influenze della natura materiale, l'uomo ignorante s'impegna completamente nelle attivita' materiali, a cui rimane attaccato. Ma il saggio non deve turbarlo.

30. Percio', dedicando a Me tutte le tue attivita' e con la mente assorta nel Se', combatti o Arjuna, libero da ogni motivazione personale, dall'egoismo e dall'indolenza.

31. Coloro che compiono il proprio dovere secondo le Mie istruzioni e seguono quest'insegnamento con fede, senza invidia, si liberano dai legami dell'azione interessata.

32. Ma coloro che sono animati da spirito di contrapposizione disprezzano questi insegnamenti, sono ingannati dalla loro mente, illusi e destinati alla perdizione.

33. Anche il saggio agisce secondo la propria natura, poiche' e' cosi' per tutti gli esseri. A che serve dunque reprimere questa natura?

34. Si devono osservare, senza caderne succubi, i meccanismi dell'attaccamento e dell'avversione, perche' entrambi sono ostacoli sulla via della realizzazione spirituale.

35. E' meglio compiere il proprio dovere, seppure in modo imperfetto, che compiere il dovere di un altro. E' meglio fallire o morire compiendo la propria destinazione , il proprio dharma poiche' seguire la via altrui reca sgomento.

36. Arjuna disse: O discendente di Vrishni, che cosa spinge l'uomo all'errore, anche contro il suo volere, come se vi fosse costretto?

37. Il Signore Beato disse: il desiderio soltanto, o Arjuna. Nato dal contatto con le forme della passione, poi trasformatasi in collera, e' il nemico devastatore del mondo e la sorgente dell'errore.

38. Come il fuoco e' coperto dal fumo, lo specchio e' coperto dalla polvere e l'embrione e' coperto dalla placenta, cosi' l'essere vivente e' coperto da differenti involucri di desiderio.

39. Cosi', o figlio di Kunti, la coscienza pura dell'uomo e' coperta dalle passioni brucianti, come un fuoco insaziabile che prende ogni forma.

40. I sensi, la mente e l'intelligenza sono gli strumenti dell'ignoranza, che oscura la vera conoscenza dell'essere vivente e lo confonde.

41. Percio', o Arjuna, migliore dei Bharata, dissipa l'ignoranza e i desideri regolando i sensi. Annienta cio' che e' nemico della conoscenza e della realizzazione spirituale.

42. I sensi attivi sono superiori alla materia inerte, ma superiore ai sensi e' la mente, e superiore alla mente e' l'intelligenza. Ancora piu' elevato dell'intelligenza e' il Se'.

43. Compreso dunque cio' che e' superiore all'intelletto puro, coltiva il Se' per mezzo del Se' e annienta il nemico che ha forma di desiderio.

La Verita' Secondo Ragione

1. Sanjaya disse: Vedendo Arjuna pieno di compassione e molto triste, con le lacrime agli occhi, Madhusudana-Krsna si rivolge a lui.

2. La Persona Suprema (Bhagavan) disse: Arjuna, amico mio, come hai potuto lasciarti prendere da una tale debolezza? Non e' affatto degna di un guerriero e di un saggio. In questo modo non si raggiungono le vette della fama o della conoscenza, ma si guadagna l'infamia.

3. O figlio di Pritha, non cedere a una debolezza cosi' umiliante. Non ti si addice. Lascia questa meschina debolezza di cuore e alzati, o vincitore dei nemici.

4. Arjuna disse: O uccisore di Madhu, come potrei nel corso della battaglia respingere con le mie frecce uomini come Bhisma e Drona, degni della mia venerazione?

5. Meglio vivere mendicando che vivere al prezzo della vita di coloro che sono i miei maestri. Anche se sono avidi, sono ancora i nostri superiori. Se li uccidiamo, la nostra vittoria sara' macchiata di sangue.

6. Non so se e' piu' giusto vincerli o esserne vinti. Ecco i figli di Dhritarastra, schierati davanti a noi su questo campo di battaglia: la loro morte ci toglierebbe la gioia di vivere.

7. Ora sono confuso, non so piu' qual e' il mio dovere e ho perso la calma a causa di un dubbio paralizzante. In questa condizione Ti chiedo di dirmi chiaramente cio' che e' meglio per me. Ora sono tuo discepolo e un'anima sottomessa a Te. Istruiscimi, Ti prego.

8. Non vedo cio' che potrebbe allontanare il dolore che mi opprime. Non potro' eliminarlo neanche se come un dio del cielo regnassi quaggiu' su un regno senza uguali.

9. Sanjaya disse: Avendo cosi' parlato, Arjuna, vincitore dei nemici, disse a Krsna : "Govinda , non combattero' " , poi taque.

10. Allora Krsna, sorridendo, si rivolse a colui che infelice se ne stava tra i due eserciti.

11. Il Signore Beato disse: Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi senza ragione. Il saggio non si lamenta ne' per i vivi ne' per i morti.

12. Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io, tu e tutti questi re; e mai nessuno di noi cessera' di esistere.

13. Come l'anima incarnata sperimenta, in questo corpo, l'infanzia, la giovinezza e poi la vecchiaia, cosi' l'anima passa in un altro corpo all'istante della morte. L'anima realizzata non e' turbata da questo cambiamento.

14. Effimeri, gioie e dolori vanno e vengono come l'estate e l'inverno, o figlio di Kunti. Sono dovuti all'incontro dei sensi con la materia, o discendente di Bharata, e bisogna imparare a tollerarli senza esserne disturbati.

15. O migliore tra gli uomini (Arjuna), chi non e' distratto ne' dalle gioie ne' dai dolori, ma rimane equanime e risoluto in ogni circostanza, e' degno della liberazione.

16. Coloro che vedono la verità hanno dedotto l'eternità' del reale e capita la temporaneità dell'illusorio, conoscendone le loro rispettive nature.

17. Sappi che l'Essere che pervade tutto l'universo non perisce, ne' puo' essere distrutto.

18. L'Essere e' indistruttibile, eterno e senza dimensioni; soltanto i corpi materiali che assume sono soggetti alla distruzione. Percio', o discendente di Bharata, combatti.

19. Ignorante e' colui che crede che puo' uccidere o essere ucciso; il saggio sa che l'Essere non uccide ne' muore.

20. Non c'e' ne' la nascita ne' la morte. Cio' che esiste non smette mai di esistere. Non nasce, non muore, e' eterno, originale, non ebbe mai inizio e non avra' mai fine. Non muore quando il corpo muore.

21. O Partha, una persona che ha conosciuto l'Essere, non-nato, eterno e immutabile, come puo' uccidere o far uccidere?

22. Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, cosi' l'anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili.

23. Nessuna arma Lo puo' spezzare, ne' il fuoco bruciarlo; l'acqua non puo' bagnarlo, ne' il vento seccarlo.

24. Quello che e', e', indivisibile e insolubile; non puo' essere bruciato ne' seccato. E' immortale, onnipresente, inalterabile, immobile ed eternamente lo stesso.

25. E' chiamato il Non-Manifesto, inconcepibile e immutabile. Sapendo questo, non dovresti percepire afflizione.

26. E se anche tu credi che l'anima nasca e muoia infinite volte, non hai nessuna ragione di lamentarti, o Arjuna dalle braccia potenti.

27. La morte e' certa per chi nasce, e certa e' la nascita per chi muore. Quindi, nel compiere il tuo dovere, non dovresti rattristarti di cio' che e' inevitabile.

28. Tutti gli esseri creati sono in origine non manifestati, si manifestano nel loro stato transitorio, e una volta dissolti tornano a essere non manifestati. A che serve dunque rattristarsi?

29. Alcuni vedono l'Essere come una meraviglia, altri Lo descrivono come una meraviglia e altri ancora ne ascoltano come una meraviglia, ma nessuno lo conosce se non per averne sentito parlare.

30. L'Essere che risiede nel corpo e' immutabile e imperituro. Non devi dunque piangere per nessuno.

31. Tu conosci i tuoi doveri di guerrieri perciò dovresti sapere che non c'e' destino migliore che un legittimo combattimento

32. O Partha, felici sono i guerrieri a cui si offre l'occasione di combattere, poiche' si aprono per loro le porte del cielo.

33. Ma se rifiuti di combattere questa giusta battaglia, certamente peccherai per aver mancato al tuo dovere e perderai cosi' la tua fama di re.

34. Gli uomini parleranno per sempre della tua infamia, e per chi ha conosciuto l'onore, il disonore e' peggio della morte.

35. I grandi generali che stimarono il tuo nome e la tua fama crederanno che solo per paura hai abbandonato il campo di battaglia e ti giudicheranno un codardo.

36. I tuoi nemici parleranno male di te e derideranno il tuo coraggio. Cosa puo' esserci di piu' penoso per te?

37. O figlio di Kunti, se muori per il tuo compito raggiungerai il cielo, se vinci godrai del regno della Terra. Alzati dunque, e combatti con determinazione.

38. Combatti per dovere, senza considerare gioia o dolore, perdita o guadagno, vittoria o sconfitta; cosi' non incorrerai mai nell'errore.

39. Finora ti ho descritto questa conoscenza col metodo analitico. Ascolta adesso mentre te la spiego col metodo dell'azione svolta con intelligenza senza attaccamento al risultato. Quando agirai con questa intelligenza potrai liberarti dai legami dell'azione.

40. In questo sforzo non c'e' perdita o diminuzione, e un piccolo passo su questa via ci protegge dalla paura piu' temibile.

41. Chi si trova su questa via e' risoluto nel suo sforzo e persegue un unico scopo. Invece, o figlio amato dei Kuru, l'intelligenza di chi non e' risoluto si perde in molte diramazioni.

42-43. Gli uomini di poca conoscenza si lasciano attrarre dal linguaggio fiorito dei Veda, che insegnano riti e pratiche per raggiungere i mondi celesti, oppure ottenere una buona nascita, potere e altri benefici simili. Desiderando la gratificazione dei sensi e una vita opulenta, essi non vedono niente piu' in la'.

44. Nella mente di coloro che sono troppo attaccati al piacere dei sensi e alla ricchezza materiale, e sono sviati da questi desideri, la risoluta determinazione a servire il Signore Supremo con devozione non trova posto.

45. O Arjuna, supera le tre influenze della natura materiale ( i tre guna ) che costituiscono l'oggetto principale dei Veda. Liberati dalla dualita' e da ogni desiderio di guadagno e di sicurezza materiale e sii fermamente unito al Supremo.

46. Come una grande distesa d'acqua adempie a tutte le funzioni del pozzo, cosi' colui che conosce il fine ultimo dei Veda raccoglie tutti i benefici che essi procurano.

47. Tu hai diritto di compiere i tuoi doveri prescritti, ma non di godere dei frutti dell'azione. Non credere mai di essere la causa delle conseguenze dell'azione, e non cercare mai di sfuggire al tuo dovere.

48. Compi il tuo dovere con fermezza, o Arjuna, senza attaccamento al successo o al fallimento. Questa equanimita' si chiama yoga.

49. O Dhananjaya, liberati da tutte le attivita' interessate con l’amore per il Supremo e prendi rifugio in esso. Avari sono coloro che vogliono godere dei frutti del loro lavoro.

50. L'uomo impegnato nello yoga della conoscenza si libera dalle conseguenze buone o cattive dell'azione in questa stessa vita. Sforzati dunque di apprendere lo yoga, l'arte dell'agire.

51. Il saggio impegnato nella disciplina dello yoga rinuncia, in questo mondo, ai frutti delle sue azioni. Si libera cosi' dal ciclo di nascite e morti e raggiunge il livello che e' al di la' di ogni sofferenza.

52. Quando la tua intelligenza avra' attraversato la densa foresta dell'illusione, tutto cio' che hai ascoltato e tutto cio' che potrai ancora ascoltare ti sara' indifferente.

53. Quando la tua mente non si lascera' piu' distrarre dal linguaggio fiorito delle scritture, sarai situato nella realizzazione spirituale, in piena Unita' con l'Essere.

54. Arjuna disse: Quali sono le qualita' di chi ha la coscienza immersa nella Trascendenza? Come parla e con quali parole? Come si siede e come cammina, o Keshava?

55. Il Signore Beato disse: O Partha, quando un uomo si libera da ogni tipo di desideri materiali generati dalla speculazione mentale e quando la sua mente trae soddisfazione solo dal Se', significa che e' situato nella pura coscienza trascendentale.

56. Colui che non e' piu' turbato dalle tre forme di sofferenza ne' inebriato dalle gioie della vita, ed e' libero dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera e' considerato un saggio dalla mente ferma.

57. Colui che non ha attaccamenti, che non si rallegra nella felicita' e non si lamenta nel dolore, e' fermamente situato nella conoscenza perfetta.

58. Colui che puo' staccare i sensi dai loro oggetti, come una tartaruga che ritrae le membra nel guscio, possiede la vera conoscenza.

59. L'anima incarnata puo' astenersi dal godimento dei sensi, tuttavia il desiderio per gli oggetti dei sensi rimane. Tuttavia anche queste sensazioni scompaiono quando si e' visto il Supremo.

60. I sensi sono cosi' forti e impetuosi, o Arjuna, che trascinano via perfino la mente dell'uomo saggio che si sforza di controllarli.

61. Chi controlla i sensi e fissa la coscienza in Me e' considerato un uomo dall'intelligenza ferma.

62. Contemplando gli oggetti dei sensi, l'uomo sviluppa attaccamento per essi; dall'attaccamento si sviluppa la cupidigia e dalla cupidigia nasce la collera.

63. Dalla collera nasce la completa illusione, e dall'illusione la confusione della memoria. Quando la memoria e' confusa si smarrisce la ragione e quando l'intelligenza e' perduta l'uomo corre verso la propria rovina

64. Ma colui che e' libero da ogni attaccamento e avversione ed e' privo di attaccamento e di repulsione, consegue la pace.

65. Per chi e' situato nella coscienza del divino tutte le forme di sofferenza non esistono piu'; in questo stato di consapevolezza, presto la sua mente si stabilisce nel Se'.

66. Colui che non e' in unione col Supremo non puo' avere ne' una mente controllata ne' un'intelligenza ferma, senza le quali non e' possibile la pace. E come puo' esserci la felicita' senza la pace?

67. Come un vento impetuoso spazza una barca sull'acqua, anche uno solo dei sensi su cui la mente si fissa puo' portare via l'intelligenza dell'uomo.

68. Percio', o Arjuna dalle braccia potenti, chi distoglie i sensi dai loro oggetti possiede un'intelligenza ferma.

69. Quella che per tutti gli esseri e' la notte diventa, per l'uomo che ha dominato i sensi, il tempo della veglia; quello che per tutti e' il tempo della veglia e' la notte per il saggio raccolto.

70. Soltanto colui che non e' turbato nonostante il flusso incessante dei desideri, come l'oceano rimane immutabile nonostante i fiumi che vi si gettano, puo' trovare la pace, non colui che lotta per soddisfare questi desideri.

71. Soltanto colui che non e' piu' attratto dai piaceri materiali ed e' libero dai desideri, che ha lasciato ogni senso di possesso ed ha abbandonato il senso dell'io e del mio, puo' raggiungere la vera pace.

72. Questa e' la via della vita spirituale e divina, e dopo averla raggiunta l'uomo non e' piu' confuso. Colui che intraprende questa via fosse anche in punto di morte, va a risiedere stabilmente nel Se'.

Bhagavad Gita - Sul campo di battaglia di Kurukshetra.

1. Dhritarastra disse: raccontami Sanjaya, che cosa hanno fatto i miei figli e i figli di Pandu quando convennero nel luogo santo di Kuruksetra, intenzionati alla guerra?

2. Sanjaya disse: O re, dopo aver osservato l'esercito dei figli di Pandu schierato in ordine di combattimento, il re Duryodhana avvicino' il suo maestro e gli rivolse queste parole:

3. Osserva, o maestro, il potente esercito dei figli di Pandu, disposto in modo cosi' strategico dal tuo intelligente allievo, il figlio di Drupada.

4. Vedi questi valorosi arcieri, che in combattimento eguagliano Bhima e Arjuna? E quanti grandi guerrieri, come Yuyudhana, Virata e Drupada!

5. Dhristaketu, Cekitana, Kasiraja, Purujit, Kuntibhoja e Saibya, i migliori tra i mortali.

6. Guarda il grande Yudhamanyu, il valoroso Uttamauja, il figlio di Subhadra e i figli di Draupadi. Sono tutti schierati su grandi carri.

7. O migliore tra i brahmana, lascia che ti dica ora quali abilissimi capi comandano il mio esercito.

8. Ci sono guerrieri famosi per aver riportato, come te, la vittoria in tutti i loro combattimenti: Bhisma, Karna, Kripa, Asvatthama, Vikarna e Bhurisrava, il figlio di Somadatta.

9. E ancora numerosi altri eroi sono pronti a sacrificare le loro vite per me. Sono tutti ben armati, tutti maestri nell'arte militare.

10. Le nostre forze sono protette perfettamente dall'anziano Bhisma; mentre le forze dei Pandava protette con cura da Bhima, sono limitate.

11. Ora tutti voi dai vostri rispettivi posti di combattimento, date tutto il vostro aiuto al grande patriarca Bhisma.

12. In quel momento Bhisma, l'anziano tra i Kuru, soffia con forza nella sua conchiglia che risuona come il ruggito di un leone allietando il cuore di Duryodhana.

13. Allora le conchiglie, i flicorni, i corni, le trombe e i tamburi attaccarono a risuonare e l'insieme delle loro vibrazioni si fece un suono tumultuoso.

14. Nell'altro campo, in piedi sul loro maestoso carro attaccato a cavalli bianchi, Krshna e Arjuna soffiavano nelle loro conchiglie.

15. Krshna soffia nella Sua conchiglia, Pancajanya, e Arjuna nella sua, Devadatta; Bhima, dalle imprese sovrumane, fa risuonare Paundra, la sua terrificante conchiglia.

16-18. Il re Yudhisthira, figlio di Kunti, suona la sua conchiglia, Anantavijaya; Nakula e Sahadeva soffiano nella Sughosa e nella Manipuspaka. Il re di Kashi, celebre arciere, il grande guerriero Sikhandi, Dhristadyumna, Virata e l'invincibile Satyaki, Drupada e i figli di Draupadi e altri ancora, o re, come il figlio di Subhadra, il possente, fanno risuonare le loro conchiglie.

19. E il boato, ripercuotendosi nel cielo e sulla terra, fa tremare il cuore dei figli di Dhrtarastra.

20. O re, in quel momento, seduto sul suo carro, il cui stendardo porta la scimmia, Arjuna, il figlio di Pandu, afferro' l'arco, pronto a scoccare le frecce. Quindi si rivolse a Krsna.

21-22. Arjuna disse: O infallibile, Ti prego, conduci il mio carro tra i due eserciti affinche' possa vedere chi e' presente sul campo, chi desidera combattere, chi dovro' affrontare nel corso della battaglia imminente.

23. Lasciami vedere coloro che sono venuti qui a combattere nella speranza di far piacere al malvagio figlio di Dhritarastra.

24. Sanjaya disse: allora, O discendente di Bharata, Sri Krsna, ascoltata la richiesta di Arjuna, conduce il carro regale tra i due eserciti.

25. Davanti a Bhisma, a Drona e a tutti i principi di questo mondo, Hrisikesha, il Signore, dice ad Arjuna: Guarda dunque, o Partha, tutti i Kuru sono riuniti qui.

26. Arjuna vede allora nei due campi i padri, i nonni, i maestri, gli zii materni, i fratelli, i figli, i nipoti e gli amici, e con loro, il suocero e tutti quelli che gli avevano mostrato tanta benevolenza.

27. Vedendo davanti a se tutti coloro a cui e' unito da legami di amicizia o di parentela, Arjuna, il figlio di Kunti, e' preso da una grande compassione e si rivolge disperato al Signore.

28. Arjuna disse: oh Krsna, nel vedere gli uomini della mia stirpe schierati davanti a me desiderosi di battersi, sento le mie membra tremare e la mia bocca seccarsi.

29. Tutto il mio corpo rabbrividisce e i miei capelli si rizzano. Il mio arco, Gandiva, mi scivola dalle mani e la pelle mi brucia.

30. Restare in piedi non so, la mia mente si smarrisce e vedo solo segni infausti

31. Non vedo che gloria ci sia nell'uccisione della mia stirpe; oh Krsna, oh pastore come posso desiderare un'eventuale vittoria, il regno o la felicità ?

32-35. a che servono tanti regni, a che serve la felicita', la vita stessa quando coloro per cui desideriamo questi beni si trovano ora su questo campo di battaglia? O Madhusudana, guarda. Tutta la mia famiglia, padri, figli, nonni, zii materni, suoceri, nipoti cognati e anche i miei maestri tutti pronti a sacrificare la loro vita e i loro beni sono schierati di fronte a me. Come potrei desiderare di ucciderli pur sapendo che altrimenti ucciderebbero me? O sostegno di tutti gli esseri, non sono pronto a combattere contro di loro neanche in cambio dei tre mondi: Che dire di questa terra! Che vantaggio avremo dall'uccisione dei figli di Dhritarastra?

36. Saremo sopraffatti dalla colpa se uccidiamo i nostri avversari. Non e' degno di noi uccidere i nostri amici e i figli di Dhritarastra. Che cosa ci guadagneremmo? come potremo essere felici dopo aver ucciso la nostra gente?

37-38. O Janardana, se questi uomini accecati dalla cupidigia non vedono niente di male nel distruggere la loro famiglia e nel lottare contro i loro amici, perche' noi, che possiamo discernere, dovremmo agire allo tesso modo?

39. Con la distruzione della dinastia crolla l'eterna tradizione familiare, e i discendenti della famiglia rimangono coinvolti in pratiche contrarie alla legge.

40. e se in una famiglia si distrugge la legge, o Krsna, le donne si corrompono e dalla degradazione delle donne, o discendente di Vrishni, si disperde l'ordine delle caste.

41. Con il disordine tra gli uomini si crea una vita d'inferno per la famiglia e per quelli che hanno distrutto le tradizioni familiari. In queste famiglie corrotte si dimenticano gli antenati perche' non vengono piu' offerte le oblazioni d'acqua e di cibo.

42. A causa degli errori di coloro che distruggono la tradizione familiare e danno vita a una prole indesiderata, tutti i progetti di vita in comune e le attivita' per il benessere della famiglia vanno in rovina.

43. O Krsna, sostegno del popolo, ci e' insegnato che per coloro che distruggono le tradizioni familiari e' certa una fine infernale

44. Ahime' e' grave colpa quella che ci apprestiamo ora a commettere spinti dal desiderio dei piaceri della sovranita'!

45. Preferirei morire per mano dei figli di Dhritarashtra, disarmato e senza opporre resistenza, piuttosto che lottare contro di loro.

46. Sanjaya disse: Dopo aver cosi' parlato sul campo di battaglia, Arjuna lascia cadere l'arco e le frecce e si siede sul carro con la mente sconvolta dal dolore.

Bhagavad Gita - La Battaglia di Kurukshetra

E’ quanto mai necessario, onde evitare chiavi di lettura e prospettive errate in merito alla battaglia di Kurukshetra, chiarire che i Pandava furono costretti ad impugnare le armi loro malgrado, dopo aver tentato il possibile per scongiurare una guerra tremenda che, come loro ben sapevano, avrebbe causato numerosissimi lutti e tanta sofferenza. Il regno apparteneva legittimamente ai Pandava, infatti lo zio paterno, il cieco Dhritarashtra aveva nominato il nipote Yudhishthira , maggiore dei cinque Pandava figlio di Dharmaraja dio della giustizia e della morte ( giustizia suprema) erede al trono, ma da quel momento Duryodhana, ( primo figlio maschio di Dhritarashstra) invidioso, malvagio e violento, non riesce più a contenere la propria invidia e comincia a perseguitare i cugini. Sul subito ordisce un piano per eliminarli, ma i cinque Pandava, assieme alla madre Kunti, si salvano dall’attentato grazie ad un avvertimento di Vidura (fratello di dritharastra , e di Pandu , zio dei Pandava ) e vivono molte avventure in incognito, creduti morti dai Kaurava. Un fatto di tale gravità avrebbe potuto essere più che sufficiente per gridare vendetta, ma i Pandava, di animo nobile ed eccelsa virtù, accettano un accordo con i malvagi cugini all’interno del quale si pongono addirittura in una posizione di inferiorità: saranno i Kaurava a governare ad Hastinapura, mentre Yudhishthira, il re legittimo, fonda una nuova capitale, Indraprastha, sulla quale in breve tempo a causa delle sue virtù regnerà in un palazzo meraviglioso, forgiato dall’architetto dei deva. Durante questo periodo i fratelli Kaurava attentano di nuovo varie volte alla vita dei Pandava i quali non solo ne esconi indenni ma sono capaci di salvare la vita a Duryodana stesso e i suoi fratelli. Malgrado il regno sia nelle mani dei Kaurava, i Pandava conquistano il cuore di tutti i sudditi, così Duryodhana, sempre più accecato dall’invidia, trascina Yudhishthira in una fatale sfida truccata ai dadi, a seguito della quale i cinque fratelli e la loro sposa Draupadi sono costretti a dodici anni di esilio e ad un tredicesimo in incognito. Trascorso questo periodo con alterne avventure, i Pandava chiedono ai Kaurava la legittima restituzione del regno ma Duryodhana rifiuta con ostinazione.

Segue una serie di vani tentativi da parte dei Pandava, per trovare una soluzione pacifica (vi è dedicato un intero Parvan, e precisamente il quinto, dal titolo Udyoga Parvan, ‘Il libro degli sforzi [per la pace]’); vengono inviati messaggeri a più riprese e alla fine Krishna in persona si presta come ambasciatore di pace, ma niente da fare: l’ottusa, aggressiva irremovibilità dei Kaurava rende inevitabile lo scontro armato. Duryodhana si delinea come un vero e proprio criminale: lasciarlo andare oltre nei suoi folli, omicidiarii progetti, non avrebbe di certo costituito un atteggiamento nobile e pacifista, bensì un comportamento denotante debolezza, complicità e vigliaccheria, cosa che uno kshatriya, un re guerriero dedito all’applicazione e alla salvaguardia della giustizia, non poteva e non doveva assolutamente permettersi. Comunque Yudhisthira giunge a chiedere a Duryodana ( o meglio allo zio Re che però è completamente soggiogato dall’attacamento al figlio Duryodana) una terra di dimensioni di un fazzoletto e il cugino risponde neanche la testa di uno spillo .

I Pandava scendono dunque sul campo di battaglia per legittima difesa, non solo verso loro stessi e il loro regno illecitamente usurpato, ma anche verso i sudditi, poiché in qualità di re hanno il dovere e la responsabilità di proteggere i loro sottoposti da persone della crudeltà e della meschinità di Duryodhana e del suo seguito.

E’ lo stesso Dhritarashtra, padre di Duryodhana e capostipite Kuru, che in preda al dolore più cupo rivela, nall’Adi Parvan, la verità al suo intimo consigliere, Sanjaya:

“Ti prego, Sanjaya, ascolta ciò che ho da dirti e non biasimarmi per quanto è accaduto. Tu sei un uomo colto e intelligente; i saggi ripongono fiducia nel tuo giudizio. Sanjaya, io non ho voluto la guerra! Non ho mai inteso distruggere la nostra dinastia Kuru. Sapevo che non c’era differenza fra i miei figli e quelli di Pandu, ma i miei erano sempre così adirati e scontenti di un uomo come me: vecchio e cieco. E’ per debolezza e per affetto che ho tollerato le loro azioni malvage.

Duryodhana non aveva il senso del giusto e dell’iniquo, ciononostante l’ho seguito in ogni suo errore. Quando constatò la grandezza e la profusione di beni del possente re Pandava in occasione del sacrificio Rajasuya, avendo già sofferto perché messo in ridicolo durante la visita alla sala delle assemblee, semplicemente non poté tollerarlo. Duryodhana tuttavia non possedeva la forza per sconfiggere i Pandava in battaglia, né l’iniziativa o l’ingegno per conquistarsi rispetto e ricchezze come i Pandava avevano fatto. Così, come un uomo che non ha le qualità per essere un guerriero, complottò con il re suo zio di Gandhara, Shakuni,( dio del gioco d’azzardo incarnato) per estorcere la fortuna dei Pandava con una sleale partita d’azzardo”.

La Baghavad Gita è inclusa nel sesto parvan del Mahabharata ( opera otto volte Iliade ed Odissea insieme) e si verifica all’atto dell’inizio dello scontro quando di nuovo l’animo nobile Arjuna rimane confuso nel dovere guidare una guerra contro familiari , amici , maestri spirituali , maestri d’armi, compagni di infanzia e di giuochi , con mogli sorelle figli a cui erano legatissimi oltre che come esseri umani come appartenenti alla stessa famiglia –

Autore è il divino Vyasa ( l'avatara scrittore che sembra averlo dettato a Ganesha che scrive usando una zanna) .

Nei giorni prima della guerra Arjuna e Duryodana contemporaneamente erano giunti da Krishna per cercare consiglio o alleanze e Krishna aveva fatto la seguente offerta : io non prenderò le armi come combattente , mi offro come auriga e consigliere ad una parte e offro

I miei soldati ( 2 milioni di uomini se ben ricordo ) all’altra parte . Duryodana attratto dalla materia e dalla quantità preferì l’esercito e Arjuna non ebbe dubbi a scegliere la presenza di Krishna. Adesso siamo sul campo di battaglia e il cieco Re Drhitarashtra si fa narrare ciò che accade a distanza dal suo consigliere , veggente Sanjaya -

"Bahagavad gita" significa "Il canto del beato". poema indiano risalente al 3.000 a.c. che narra del dialogo tra il principe-guerriero Arjuna e il dio Krisna sul campo di battaglia di Kuruksetra. L'antefatto, narrato nel Mahabaratha, è quello di una faida famigliare che porta Arjuna e i suoi fratelli ad essere defraudati del proprio regno. Al momento della guerra, Arjuna sceglie di allearsi a Krisna, che gli si offre come auriga. Ma di fronte alla propria famiglia schierata per la battaglia, Arjuna è assalito dal dubbio... Il dialogo tra il principe e il dio è la summa della più antica tradizione filosofica indiana ed è parte del sesto parvan del Mahabharata. Per avere una visione completa della grandezza del contesto in cui la Bhagavad Gita si colloca sarebbe interessante avere una minima conoscenza dei cinque parvan che la precedono e dei dodici che ne vengono dopo.

lunedì 19 febbraio 2007

Uomini e topi

Uomini e topi.

" [...] La tappa successiva si presenta impegnativa, Karni Mata Temple (Bikaner, Rajastan), il tempio dei topi. Qui credono nella reincarnazione, ogni essere vivente ha il diritto di vivere, anche i sorci! Un po' mi agita come negarlo, camminare scalza incontro ai sorci non è certo la mia passione, ma voglio provare, perché negarsi quest'esperienza! Il piccolo tempio di marmo bianco è abitato da tempo memorabile da orde di roditori che rimangono inalterate nel tempo, immutabili in quantità. Fenomeno strano, studiato anche scientificamente. Scendiamo dall'autobus e ci accoglie un'atmosfera irreale, nessuno ci chiede niente, ne penne, ne rupie, ne sapone. Silenzio, nemmeno il clacson. Già questo trasuda irrealtà. Ci leviamo le scarpe e per fortuna ci sono concessi i calzini. Da un primo portone, si passa in grande cortile aperto. Cammino a testa bassa e ogni tanto tiro su gli occhi. A destra una fontana, dei bambini giocano con l'acqua, i primi topi gli passano sui piedi, sulle mani, i bambini continuano indifferenti. Topi piccoli per fortuna. Velocemente passo il cortile, sotto un portico, a terra uomini stesi in siesta con gli inquilini del tempio che gli passano accanto e sopra. Altro portone, altro cortile coperto stavolta, attraverso un passaggio protetto da una balaustra bassa traforata. Guardo a sinistra e …no proprio ora, proprio davanti a me una squadra di calcio di sorcetti decide di passare nell'altra meta campo! Rallento, riusciro a farli passare avanti, perché no?! Dietro mi urtano, mi spingono avanti, ah ecco… tutti suoi miei piedi. Saltino indietro e grido di schifo soffocato. Riflesso incondizionato. Mi vergogno del gesto, so che per loro sarebbe una benedizione. Procedo, avanti avanti, tra poco é finita, prosegui! L'ingresso della cella è occupato a terra da una madre con il figlio sulle ginocchia; il bambino ha la testa riversa all'indietro e la bocca aperta. I topini scodazzano avanti in dietro ad un soffio dal bambino. Davanti alla donna un grande piatto stracolmo del cibo a palline gialle, offerto dai fedeli agl'animali che altro non sono che i devoti reincarnati della patrona della città, Karni Mata. La santa è la personificazione di Durga, una delle tante forme di Parvati moglie di Shiva.Per me possano essere chi vogliano, io ho già visto troppo. Valutazione lampo, così può bastare, direi di si! Giro sui tacchi e sempre a capo basso, ma in solitario stavolta, ripercorro i miei passi. Butto l'occhio a destra, un piatto d'offerte trabocca di topi, qualcuno è anche morsicato. Ho pensato: si mangiano tra loro, orrore! Accellero il passo, autobus, jetto i calzini e mi disinfetto bene piedi e mani. Impressionante. Niente di evidentemente sporco o schifoso, ma questo connubio uomini e topi è troppo. Indigeribile. Ho ancora stampato in mente i bambini che giocano con l'acqua e gli uomini che dormono a terra tra i roditori, la bocca aperta del bimbo a un soffio dai sorci. Possono convivere in un solo mondo, questo mio atteggiamento di ribrezzo con la loro tranquilla convivenza?! Surreale.(...)"

domenica 18 febbraio 2007

L'ultima occasione

L’ultima occasione

Riflessioni che scrivevo circa 10 anni fa. Pezzi di quel tempo che ho ripreso e rimesso insieme, in ordine un po’ sparso, ma che mi paiono emblematici anche del momento che stiamo vivendo; vorrei presentarli così, nella convinzione che questa è davvero l’ultima occasione per il nostro parco; quella creatura che abbiamo visto nascere, per la quale ci siamo spezzati la schiena e che abbiamo visto agonizzare. Purtroppo gli scenari non sono cambiati, le meschine strategie politiche sono sempre lì a fare capolino, la conoscenza dei problemi manca, ma abbiamo ancora la speranza che questa lenta agonia si trasformi indirizzandosi verso la strada della sostenibilità.

Speranza che questi angoli di paradiso mediterraneo vengano salvati dall’omologazione dell’industria turistica e del consumismo, che le eccellenze paesaggistiche divengano vera risorsa: le ultime zone umide (salvate dai porti previsti dal Piano Regionale), le ultime emergenze vegetali, le ultime zone selvagge di questo straordinario mare, le ultime dune. E anche i simboli sono importanti; in questo senso sarebbe significativo l’intervento di abbattimento del famoso fabbricato sulle dune di Lacona. Anche qui affiorano ricordi di fumose riunioni, di accuse ingiuste che abbiamo subito: “quei quattro ambientalisti di Elbaviva fissati con le dune di Lacona”. E’ bene ricordare che quel fabbricato non è abusivo, ma è frutto di una concessione illegittima che in qualche modo fu scoperta; è stato oggetto di un ricorso al Tar pagato dalle associazioni ambientalistiche; è arrivato all’ultimo grado di giudizio presso il Consiglio di Stato che ha dichiarato definitivamente illegittima la concessione; significativamente il sindaco che firmò quelle carte è stato anche commissario del parco e subito dopo l’istituzione del parco si sono rilasciate altre concessioni sulle dune e si sono costruiti altri immobili. Ecco che il parco deve recuperare quella parte di isola; recuperare credibilità nella protezione di un ambiente strategico per la biodiversità del nostro arcipelago.

Isola d’Elba, febbraio 1999

Un'isola tranquilla, "un angolo di paradiso sulla terra, dove ancora si può ascoltare il fruscio della natura”; più o meno recitava così un articolo di stampa comparso su di una rivista nel mese di agosto di qualche anno fa. Ma è proprio questa la realtà dell'Elba?

Almeno ora che l'orda agostana è lontana possiamo dirci le cose con franchezza. Non è così; non è questa la vera immagine estiva dell'isola. Stiamo andando verso decisamente verso la balearizzazione o la rapallizzazione: fenomeni che stanno ad indicare l'utilizzo indiscriminato e poco intelligente delle località turistiche con la distruzione completa del loro ambiente, fonte prima di reddito.

Sempre più frequentemente, specie negli ultimi anni, il turista che sceglie un isola lo fa perchè vuole pace, ambiente, riposo. Cerca il silenzio, il mare e il sole, dopo la frenesia e il caos di un anno in città o delle ruotine giornaliere, non il frastuono e la confusione. Cerca il silenzio della notte, che non deve divenire giorno ma continuare ad essere notte, senza rumori assordanti o potenti luci che squarciano le tenebre. Chi cerca altro, le mega discoteche, il fuori orario, il caos, non potrà mai trovarlo appieno su di un'isola, ed è anche giusto che non trovi tutto ciò, perchè se così fosse avremmo azzerato tutte le potenzialità del nostro essere isole. Sono scelte coraggiose e difficili, che con l’aiuto di amministratori consapevoli e con la presenza strategica di un’area protetta funzionante potremmo fare. Il modello alternativo, quello del divertiemtno ad oltranza ed a tutti i costi sta segnando il passo: si pensi alla riviera adraitica, l'industria del divertimento, dove, nonostante la qualità e la versatilità del prodotto turistico, si rimpiange il passato, quei ritmi lenti della vacanza che ormai la non esistnono più. Quel modello sta divenendo un fenomeno turistico di puro consumo e fine a se stesso, come in una qualsiasi piscina di un qualsiasi hotel, di una qualsiasi località: non possiamo fare altrettanto della nostra isola. A Rimini, anche quest'estate, segnata tra l'altro dalla violenza, si rimpiangono il mare e le spiagge, com'erano un tempo.

Il territorio si va sempre di più omologando, il fenomeno turistico è sempre più di massa e in periodo ristretto. La tranquilità di un tempo delle località di villeggiatura lascia il posto al caos, alla confusione ed allo sporco. Tutto diviene più frenetico, le distnza si riducono perchè il tempo a disposizione è sempre di meno e quindi anche la vacanza diviene scandita da un tempo tiranno. Le corse giornalire dei traghetti si moltiplicano a dismisura, vomitano orde di turisti che vivono (male) per un sologiorno quest'isola per poi rpiartira la sera.

Nel nostro paese, con 8.000 chilometri di coste non siamo mai riusciti ad avere una vera politica del mare, non siamo mai riusciti a sfruttare pienamente tutte le oppurtunità che le realtà del mare e della costa ci offrono. Su queste coste e sulle isole abbiamo riversato tonnellate di cemento, tanto da essere il quarto consumatore al mondo.

Le nostre isole, quelle abitate, hanno il mare, ancora abbastanza in salute, ma assistiamo ad uno scadimento dei servizi, poche infrastrutture a servzio del turismo, un rapporto qualità prezzo che diviene sempre più divergente. Per questo chi ammnistra deve avere un guizzo: ha oggi la grossa responsabiliutà di poter cominciare ad invertire la tendenza. Iniziare da piccole cose, con scelte a volte anche impopolari, ma che alla fine producono effetti postivi e duraturi. Ad esempio intervenire sulle emissioni acustiche dei locali notturni, regolarle in maniera più severa; limitare l'uso della plastica sull'isola. Questo per citare due esempio simbolici che potrebbero evitare la confusione e lo sporco. Poi ci sono interventi ormai non più rinviabili, come il recupero e la depurazione delle risorse idriche.

Ecco che il Parco ha oggi l’ultima occasione per stimolare una nuova visione politica per la gestione di questo territorio. Attraverso la concretezza dell’azione cominciare a far vedere che il tempo delle polemiche di carta è finito, che esso può fare qualcosa di concreto, non solo limitare e vietare. Può contribuire a migliorare la qualità della vita degli abitanti delle isole e degli ospiti.

Dal momento della sua istiuzione, dal primo consiglio dell’ente, dai commenti fatti nei suoi primi mesi di vita, nei primi incontri con le associazioni venatorie e le organizzazioni di categoria emerge chiaramente in leit motiv, un tormentone che verrà ripreso sempre in seguito e ancora oggi viene messo in rilievo: la revisione dei confini del parco. Da dove emerge quest’esigenza così diffusa in tutti, dal presidente ai consiglieri, dalle associazioni ambientaliste alle amministrazioni comunali, che si ritrova nei documenti e nelle delibere dell’ente, nelle indicazioni date all’equipe che sta lavorando al piano del parco e agli altri strumenti di pianificazione?

Questa richiesta coincide con la visione riduttiva e inadeguata del parco come vincolo e quindi più territorio si riesce a sottrarre al parco più liberamente ci si può comportare, soprattutto ai fini edlizi e venatori; ma ogni soggetto che chiede questa cosa la concepisce in maniera diversa dagli altri.

Togliere dal perimetro del parco zone di scarso pregio ambientale e inserire aree rilevanti dal punto di vista naturalistico (questa è una delle enunciazioni di principio condivise da tutti, ma applicabile in maniera diversa in base al soggetto che formula la richiesta) non ha nessun significato nel quadro di una razionale gestione di un’area protetta che è caratterizzata, come nel nostro caso, da piccoli territori insulari e da alcuni tratti di mare circostante. Ha significato per assecondare le esigenze del mondo venatorio e di quello del mattone facile.

I confini attuali del parco, credo sia opportuno ricordare questo particolare che appartiene alla storia del parco ed è scritto nei documenti, sono il risultato della mediazione tra le istanze (ufficiali e ufficiose, spesso rese note attraverso ripetuti pellegrinaggi dei nostri politici tra Firenze e Roma) delle amministrazioni locali, le indicazioni della Regione Toscana, le proposte ministeriali e il quadro tecnico normativo. Dire che questa perimetrazione sia adeguata alle esigenze del territorio e che abbia accontentato la maggioranza del tessuto sociale delle isole sarebbe ovviamente falso. Ma è un dato di fatto che almeno in parte risponde alle richieste avanzate, anche attraverso proposte cartografiche, dalle amministrazioni comunali dell’Arcipelago. Spesso i tentativi di mediazione alla fine non accontentano nessuno. Sulla base della situazione ambientale e socio-economica di queste nostre isole avevo detto e scritto che l’unica perimetrazione possibile e utile sarebbe stata quella di inserire per intero tutto il territorio all’interno del parco, modulando le diverse esigenza terriotoriali, sociali e produttive, come prevede la legge, con il diverso grado di protezione inserito nella zonazione del piano del parco, ma soprattutto attraverso l’utilizzo delle aree contigue. Questo non si è potuto fare allora, ma è un passaggio che si può sempre percorrere. In termini più chiari: si possono tranquillamente fare aggiustamenti in diverse aree delle isole, inserendo e escludendo qualcosa, ma a patto che tutto ciò che rimane escluso dall’area parco vera e propria venga classificato come area contigua. Solo in queso modo sarà possibile utilizzare appieno gli strumenti di promozione economica e sociale di cui le aree protette dispongono, sarà possibile fare un piano del parco omogeneo ed equilibrato su tutto il territorio, sarà possibile trovare la giusta forma di intervento della pressione venatoria, concordando tra i diretti interessati, tempi, modi e forme di prelievo.

Putroppo oggi, dopo alcuni anni, anche se il piano del parco e gli altri strumenti indispensabili debbono ancora vedere la luce e quindi solo allora il parco potrà dispiegare appieno la sua attività, molta della carica propulsiva si è andata esaurendo e molti treni sono partiti. Diventa quindi difficile continuare a sostenere la bontà delle aree contigue e di tutto ciò che concerne un’area protetta se quella area protetta è ingessata dalla burocrazia, dalle lotte ideologiche, e non vi è una strategia di fondo complessiva.

Vi sono alcun questioni che un’area protetta, inserita in un contesto così particolare come il nostro, deve affrontare e tentare di risolvere. Le attività tradizionali, prima di tutto. Due eccezionali opportunità, che permettono di avere un tessuto produttivo ricco di storia e di cultura, vero presidio terriotiriale: la pesca e l’agricoltura. Valorizzare queste attività, introdurre nuovi meccanismi produttivi, innescare processi che sono richiesti e attesi di chi vive e lavora in questi due settori. Il sindacato ha sostenuto attivamente la necessità di trovare fome di collaborazione con queste categorie produttive e di attivare i protocolli d’intesa locali e nazionale per mettere le gambe a quelle che ormai rimangono solo parole, ma ciò oltre alla buona volontà della CGIL, delle rispettive organizzazioni produttive e di pochi altri soggetti, non è stato possibile. Ed era ed è un fattore strategico anche per i confini: gli agricoltori, in un protocollo d’intesa di qualche anno fa, richiedevano a gran voce l’isitutzione delle aree contigue, nella convinzione che le aziende fuori dal perimetro del parco non avrebbero o avrebbero beneficiato solo in parte degli auspicabile e possibili incentivi inseriti nel quadro della valorizzazione delle attività agricole.
Marino Garfagnoli