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lunedì 11 febbraio 2013

Viaggio e solidarietà Sri Lanka

www.isole.us. Galawatte, Galle Oggi è il 13 dicembre, sono quattro giorni che siamo arrivati. Dal primo anno, quel drammatico 2004 dello tsumani che devastò il sud-est asiatico e distrusse buona parte della costa di questo straordinario paese, sono passati 8 lunghi anni. Molte cose sono cambiate, purtroppo in peggio. Da una parte la politica della carota e del bastone del nuovo governo (nuovo, per modo di dire, il presidente governa dal 2007) ha assicurato sviluppo: nuove strade, la prima grande e vera autostrada da Colombo verso sud, nuovo grande porto ad Hambatota, il nuovo aeroporto, le grandi navi da crociera che arrivano a Galle, insomma nuove grandi opere pubbliche che rendono la vita per la popolazione più occidentale e più facile. Negli anni passati internet era ancora un miraggio, ora le connessioni wi fi si colgono al volo; i telefonini erano un lusso, oggi tutti li usano, mostrando quelli più recenti. Poi c’è l’altro lato....omississ... che ha perso alcuni pezzi del suo fascino di paradiso esotico. Resta comunque la luce intrigante del giorno equatoriale. La mattina, tutte le mattine, alle 5.30 inizia la luce e il sole imperioso si erge iniziando la sua calda corsa. La temperatura è sempre costante, intorno ai 30-32 gradi. Poi verso le 17.30 inizia la sua discesa verso ovest e in poco meno di mezz’ora si mostra rosso fuoco. E piomba l’oscurità della lunga notte. Resta la bellezza del verde intenso e sfolgorante delle risaie: le vedi appena ti addentri un pochino verso l’interno, è uno spettacolo che colpisce sempre, con i bufali che pascolano e le donne al lavoro. Resta il brulichio di gente lungo le strade, nei piccoli villaggi, una moltitudine, colorata e rumorosa che vaga continuamente e incessantemente, con la luce e con il buio della sera, come fosse sempre alla ricerca del suo tesoro perduto. Restano i profumi intensi (a volte gli odori acri e forti) dell’isola delle spezie, lo spettacolo dei suoi animali che si muovono tra gli alberi, palme da cocco, banani, mango, i banani in particolare sono esuberanti e rigogliosi con il loro verde caldo che ti invita al contatto. Molte cose sono cambiate anche per noi, è cambiato il significato del nostro impegno, il ruolo e l’attività della nostra associazione. Dai primi anni, in cui siamo stati partner con la Provincia nel progetto in cui era capofila Samarcanda di Piombino, progetto che nacque durante la nostra missione a marzo del 2005. In quel marzo conoscemmo Luca che ci parlò di Lorenzo e di Stefano. Resto ancora oggi meravigliato da come ci descrisse con lucidità i profili e i caratteri delle due persone. Tutto questo tempo e tutto il percorso che abbiamo fatto insieme con l’Associazione; il sostegno che abbiamo dato a Lorenzo. Resta il grande contributo dato dall’associazione per l’ampliamento della Casa Mihiri e i contributi annuali per le bambine. Poi ci sono i progetti con Stefano e il grande sostegno che abbiamo dato alla sua associazione. Restano le case che abbiamo costruito e le famiglie che abbiamo aiutato e che ancora aiutiamo. Ma credo che ora, qui il nostro ruolo è concluso, almeno per quello che ci eravamo immaginati. Rimarranno i legami, alcuni progetti da concludere o realizzare, alcune adozioni da seguire. Ma il percorso è iniziato e ora si conclude. Potrà iniziare forse un domani, qualcos’altro, ma quella storia avviatasi con Harschi e Amal quando erano ancora ragazzi si avvia verso il capitolo finale, ed è una storia e lieto fine. Harschi ha 19 anni, è una ragazza con il suo lavoro, che aspira a vistare il nostro paese, ma ha superato il momento critico della povertà, grazie anche al nostro sostegno. Ed anche Amal, anche lui ha ricevuto il nostro aiuto, ora è un padre con i suoi legami e il ruolo importante nella sua comunità, dalla quale è stimato e rispettato. E poi ci sono le famiglie. Quella di Lilianage (il farmacista di Lorenzo) la sua nuova casa e il sostegno a distanza. Storia a lieto fine, famiglia sistemata, i due figli maschi con il loro lavoro. Ricordo nel dicembre 2005 la posa delle fondamenta della loro casa, l’entusiasmo dei bambini, Chatura e Sankalpe, che insieme alla madre trasportavano i pesanti sacchi di sabbia per la prima gettata di cemento, l’estenuante discussione sul tracciato delle mura, e infine l’inizio dei lavori, gli occhi sorridenti della madre, i loro inchini ai nostri piedi per ringraziarci. Martedì 11, siamo andati da Lorenzo. La sua voglia di andare avanti, dimostrando che, anche dopo i 70 se si resta soli (dopo 28 anni di convivenza) si può sopravvivere. La sua scuola materna con 20 bambine, la sua casa famiglia con 23 bambine. Una di esse può essere adottata con il sostegno della nostra associazione. Abbiamo detto a Lorenzo che dobbiamo conoscerla, farle le foto, preparare la scheda per l’adozione e tutta la documentazione per la famiglia che la sosterrà. Nessun problema, lo possiamo fare, ma ora lei non c’è: o ci prendiamo le foto che lui ha, o ci fidiamo sulla parola; incredibile, padre omicida, alcolizzato in carcere a Matara, madre tossicodipendente e prostituta, in carcere a Colombo, la bambina 5 anni, il tribunale ha autorizzato, per le vacanze scolastiche il temporaneo ricongiungimento con la madre in carcere, tornerà, speriamo, nella sua oasi di tranquillità da Lorenzo, dopo il 10 gennaio. Ieri mattina, verso le 9 sono andato con Stefano alla cerimonia di chiusura dei corsi a Pilana. Un grande e positivo intervento fatto dall’associazione di Stefano. Il villaggio di Pilana si trova a circa 40 minuti da Unawatuna, nell’interno. Zona collinare e ampie distese pianeggianti con le verdissime risaie. Vegetazione da giungla, e atmosfera malinconica e struggente stile il Macondo di Marquez. Tutta la storia di Pilana inizia con Kumara, il bambino con una famiglia poverissima, storia di violenze e abusi per lui e i suoi fratelli (1 fratello e 3 sorelle); lo fanno monaco perché sono poveri, lui incontra per caso Stefano e scappa dal convento. Inizia la conoscenza del povero villaggio da parte di Stefano, povertà, alcolismo e degrado. Ma grazie a Kumara, alla sua esuberanza e al suo sorriso Stefano si innamora e si avviano i primi interventi di sostegno. La scuola materna, il centro di formazione, il consultorio per le donne, il doposcuola, la Montessori, i tanti progetti di microcredito. Abbiano sostenuto i progetti con circa 10.000 €. Ma oggi Kumara non c’è più, aveva scelto la carriera militare, sognava di mettere da parte i soldi per costruirsi la sua nuova casa nel villaggio, per viverci con le sue sorelle e suo fratello: è morto cadendo dal treno che lo riportava a casa. Sopravvive la sua gioia che si legge oggi negli occhi della gente e dei bambini del suo villaggio. Ho assistito alle cerimonia di consegna dei diplomi, alla festa che la scuola ha organizzato. E si resta sempre abbagliati dal grande e struggente sorriso dei bambini. Harshi ora lavora al Marly’s Beach un resort da 200 $ al giorno in cui Ranga, suo fratello è il manager. Ranga ha fatto molta strada da quando faceva il semplice cameriere nella cabanas di Galalawatta gestite da Depika e da Amal. Si è comprato un terreno vicino al mare e a circa 3 km da qui, sembra (qui niente è sicuro finchè non lo vedi) si stia costruendo la sua nuova e grande casa.. Si è sposato ed ha un bambino Dimal. Gli occhi sono gli stessi del ragazzino disponibile e sorridente di 8 anni fa, ma secondo molti amici del posto, è molto cambiato. E’ un ricco, sempre in movimento, magari un po’ superbo. Chissà forse sarà solo invidia, ma è anche vero che le cose cambiano; secondo Kumara (il falegname) l’errore di Ranga è di non riconoscere il suo passato, quasi di esorcizzarlo. Lo abbiamo visto solo domenica, quando siamo arrivati e lui ci ha prelevato all’aeroporto, poi è stato sempre in giro per affari. Gli ultimi giorni è venuto a salutarci, e con noi è sempre stato, come il ragazzo di un tempo, gentile e disponibile. Menika, sua madre, oggi è venuta d ha voluto cucinare per noi. Domani riparte per Elpitia e poi starà alcuni giorni in pellegrinaggio verso le città antiche, sacre al buddismo locale Polonnaruwa e Anuradapura. Torna il 31 ma noi non ci saremo. Venerdì 14 di mattina presto alle 7.30, come d’accordo, sono andato da Lorenzo. La sua casa è sempre molto bella e accogliente e dalla piccola collina sulla quale è costruita si domina il panorama struggente dei campi verde smeraldo delle risaie e dei palmeti. Poi molti alberi da frutta, banani, mango, papaia, jackfruit. Ora ospita 23 bambine nella casa famiglia. Nella scuola materna invece ce ne sono 20, al momento si è chiusa la prima parte dell’anno scolastico, ogni tre mesi hanno le vacanze ed è come se la scuola si concludesse: verifica ed esami (per quelli più grandi) e poi dopo il 10 gennaio si ricomincia. Ci sono ancora i sorrisi sbarazzini delle bambine, con i loro occhi profondi che ti accolgono e ti interrogano cercando il tuo sguardo e la tua approvazione. C’è ancora l’house-mother, la Kumudu, che mi ha subito riconosciuto e c’è ancora sua figlia Presciani, che insegna nella scuola materna e sbriga un po’ di faccende burocratiche. Abbiamo deciso di scegliere, per il sostegno di una delle nostre famiglie, direttamente con Lorenzo, una delle bambine della casa famiglia. Virisya, tamil. E’ arrivata da Lorenzo, come succede sempre ormai da quando Casa Mihiri è riconosciuta dal governo, affidata dal tribunale dei minori, circa un anno fa. Non era mai andata a scuola. Non ha il padre, Lorenzo mi ha detto che è morto e lei non lo ha mai conosciuto. Viveva con la madre nella zona delle collina del thè, 70 km nell’interno. Con i due fratelli ha vissuto in condizione misere, da soli tutta la settimana, esposti ai rischi degli abusi degli adulti (con l’aggravante di essere tamil). La madre il sabato rientrava dalle colline e l’unica cosa, dopo il massacrante lavoro, che sapeva fare è di comprarsi un pò di kassipu una micidiale mistura di alcol povero, ed ubriacarsi, distribuendone un po’ anche ai figli. Non è mai andata a scuola, quando è arrivata aveva i capelli, nerissimi, mai pettinati tutti ammatassati, hanno dovuto rasarla a zero; ora è una bambina robusta, alta e bellissima, e finalmente sorridente. Sul certificato di nascita, è indicata una data tra il luglio 2001 e il giugno 2003, con l’indicazione di propendere per la prima, tipico di questo paese. E’ sabato 15 dicembre. Nel pomeriggio con Amal primo giro delle case. Un tuffo nel passato, uno sguardo sulla nostra breve storia in questo paese. La casa di Bandu, il muratore, orami una solida realtà, il giardino pieno di fiori molto curato, lui sempre un po’ timido e la moglie sorridente. I figli non ci sono, sono a Colombo dalla zia, ma lunedì tornano. Obiettivo centrato. Prossima visita il pescatore, tre figli, come sempre furbi e sorridenti, il piccino aveva pochi giorni, ora ha 4 anni. Lui è a lavorare, la moglie sempre disponibile e sorridente ha ancora il suo piccolo bussiness dei braccialetti per gli shops di Unawatuna. Il tuk tuk man invece, quello della casa vicino alla ferrovia, è rimasto a meta. Il terreno prescelto per l’abitazione poi è stato cambiato. E’ molto vicino a Galawatte, ma i soldi per la casa non sono bastati e dovremmo cercare di completarla. Domenica mattina, presto, mi avvio con il tre vheel di Amal da Lorenzo. Mi deve accompagnare da Lijanage, il farmacista, vicino Pilana. Qui, secondo Lorenzo, la casa è finita ed anche il sostegno ai due bambini. Per concludere l’intervento e il sostegno devo verificare e poi assegnare un altro bambino allo sponsor. Lorenzo non si vuol far vedere, altrimenti si immaginano che nuovi soldi, facili, arrivino, mi accompagna e poi va via. Salgo la collina che porta alla casa. Ricordo le volte che ci siamo venuti insieme, momenti emozionanti e intensi. Trovo solo il bambino più piccolo, ora molto cresciuto, Chatura. E’ solo, la madre, se capisco bene torna alle 11, il padre è al lavoro e Sankalpe, il fratello, è a scuola per la festa di fine corso (eight class). Hanno conservato in piedi la vecchia baracca, non so se l’hanno affittata come dice Lorenzo. La casa è a posto ma non ben tenuta, troppa roba intorno e troppo vegetazione, ma forse è per ripararsi dal caldo. Rispetto a Bandu, sono un po’ più sprecisi e meno curati. Bandu aveva un bel giardino con fiori, i suoi animali, qui un po’ più trascuratezza. Saluto il bambino e mi avvio alla discesa, anche qui bella atmosfera di villaggio nella giungla, molta umidità e molto caldo. E’ il 18 dicembre. Il pomeriggio incontro con il pescatore a Galawatte. Abbiamo lasciato 25.000 rps un po’ di più di Bandu, considerando che ha tre figli piccoli, mentre quelli di Bandu sono già grandi e sono due. E’ stato un po’ a parlare e mi h abbracciato ringraziando per il sostegno. La mattina a Galle, sempre caotica, ma sempre intrigante. Anche questa città è molto cambiata dal 2004. E’ trascorso tanto tempo e tanti sono stati i cambiamenti, lo tsunami li accelerati in maniera esponenziale e il governo ha sfruttato ogni occasione utile per ridurre al silenzio l’opposizione tamil, con lo strategico consenso di tutta la popolazione cingalese. La prima vera autostrada, nuove vie di comunicazione, un grande porto commerciale, un nuovo e grande aeroporto, il nuovo simbolo del potere, il palazzo del parlamento e del governo. Infrastrutture che generano consenso, che migliorano la qualità della vita. Ma le contraddizioni sono evidenti, la povertà e il degrado (fatto di abusi e di violenza su donne e bambini) nell’interno si toccano con mano. La radicale differenza tra la costa turistica, quella più conosciuta dagli europei da Hikkaduwa a Tangalle, evidenzia una inspiegabile situazione economica a due velocità. Gli alloggi per gli occidentali costano 200, 300 e in alcuni casi anche di più, dollari al giorno; ville e case costruite ad uso e consumo di un turismo ricco, strumenti di arricchimento iperveloce per gli yuppies locali, per i giovani che da semplici driver o camerieri si trasformano in manager ricchi. Forse è un fenomeno comune ad altri paesi orientali che dispongono della risorsa turistica, ma questo trasforma il paese e i rapporti sociali in modo pericoloso. Nel pomeriggio è venuto Bandu con la famiglia con una sacchetto pieno di uova (le sue galline a quanto pare sono molto produttive). I bambini sono ragazzi, sorridenti ed interrogativi come sempre. Una visita di cortesia che avevo chiesto anche per vedere a distanza di 4 anni i figli. Ora è una bella famiglia e sono molto orgogliosi della loro casa. I figli sono spesso a Colombo dalla sorella e spero che trovino, dopo gli studi sostenuti da noi, la loro strada. Anche questa una bella storia a lieto fine. E’ sempre piena di fascino questa immagine dell’Oceano, un mare un tempo irraggiungibile per noi, se non con grandi sforzi di uomini e di mezzi. Oggi a portata di volo, mare esotico, intriso di misteri e di storie. L’orizzonte nasconde chissà quali terre, arcipelaghi fatti di isole minuscole e colorate, piene di fiori e di animali straordinari. Ieri mattina ci siamo fermati da Niluka per foto e vedere i bambini. Colpisce sempre questa famiglia allargata, ora c’è anche un uomo il marito di Niluka, poi c’è la nonna, poi due donne che ora sono al lavoro e 9 bambini (8 maschi e 1 femmina). Avevano già preparato i disegnino per noi. Foto e saluti di rito. Il pomeriggio è venuto Ranga per vedere la casa che aveva iniziato con Henrico. Ma non c’era nessuno. Ci torniamo dopo, ancora foto, ma manca sempre il figlio più grande. E cosi è arrivato l’ultimo giorno, quello della partenza, la vigilia del Natale 2012. Oggi è come ieri, inizia con le nuvole che coprono l’orizzonte, qualche scorcio di cielo si libera, lascia forse lo spazio alla pungente luce di questo sole equatoriale. Finisce oggi questa missione, questo nuovo viaggio. Un po’ di malinconia percepita dal tempo trascorso. Quella frizzante sensazione di scoperta della prima volta ha lasciato il posto alla conoscenza profonda del luogo, ma è il tempo che pesa. Lunghi 8 anni in cui la vita ti cambia, i figli che sono cresciuti, la maturità che svanisce lasciando il posto alla senilità. Un viaggio che può essere visto attraverso l’esperienza di Lorenzo. In quella casa ormai nota per noi tutto i cambiato, anche lei stessa e il suo inquilino sono cambiati. Com’era diversa la prima volta, quei primi contatti con le bambine. Manca la presenza di Lucilla. Ma è cosi e ora è altra cosa. Resta il ricordo di quei momenti, di quella esperienza che per noi è stata cosi intensa da costruire un impegno pubblico e una fitta rete di rapporti e relazioni che anch’essi col tempo si sono modificati. Resta la ricchezza umana che questa esperienza ci sta ancora regalando.

venerdì 19 marzo 2010

Elba, isola per tutte le stagioni

Qualche giorno fa l'isola d'Elba era imbiancata dalla copiosa nevicata. Poche ore prima potevamo essere in spiaggia per il primo sole primaverile. Un isola dove il tempo offre il meglio di sè, in poche ore possiamo passare da una stagione all'altra. In poche ore possiamo attraversare la montagna dell'isola, il Monte Capanne, per arrivare verso sud, nelle assolate spiagge meridionali. Dovunque potrete scegliere, per la vostra vacanza, la soluzione che più soddisfa le vostre esigenza, una villa?, un confortevole appartamento, una casa vicino al mare, un confortevole agriturismo. Il Genio del Bosco Group, vi saprà consigliare al meglio, ... provare per credere...Infoline numero verde 800919983 oppure scrivete alla nostra Nausicaa

sabato 13 marzo 2010

Un soggiorno all'isola d'Elba

Alla scoperta di una delle isole più belle del mediterraneo. Fuori stagione in confortevoli appartamenti.
Tre appartamenti di diverse dimensioni affacciati sul Golfo Stella, grande terrazzo vista mare, situati nella zona centro meridionale dell’isola d’Elba, comune di Capoliveri che garantiscono gradevolissimi soggiorni anche durante la primavera e l’autunno. Da questi appartamenti la vista si apre su un vasto specchio di mare dell’isola d’Elba, incorniciato ad occidente dalle quinte del Monte Capanne: dagli appartamenti si può godere la vista magnifica di tramonti maestosi ed indimenticabili che donano pace interiore. Gli appartamenti si trovano in posizione riservata ma non isolata, in un ambiente naturale tipicamente mediterraneo, dominato da una serenità scandita dai tocchi della campana del vicino santuario cinquecentesco della Madonna delle Grazie, nel comune di Capoliveri.

La pittoresca insenatura che delimita la spiaggia della Madonna delle Grazie si trova a circa 300 metri dagli appartamenti, è facilmente raggiungibile a piedi grazie ad una strada percorribile anche con eventuali carrozzini per bambini piccoli. Per raggiungere gli appartamenti si deve invece percorrere una strada di 800 metri, in parte sterrata ed in alcuni punti piuttosto stretta, che parte dal paese di Capoliveri.

Gli appartamenti sono di recentissima ed ottima costruzione, composti da un soggiorno più o meno grande (secondo i posti letto previsti, ma comunque sempre molto spaziosi) con vista mare e divano letto matrimoniale; camera, bagno con doccia.
Ogni appartamento dispone in modo esclusivo di una parte del grande terrazzo diviso da strutture in legno ed attrezzato di gazebo, tavolo con sedie e sdraio.
Posto auto all’interno della proprietà, barbecue, doccia esterna. Per informazioni telefonare al 0565 930837 o scrivere a

venerdì 12 marzo 2010

Arcipelago Toscano, escursioni omaggio sull'isola di Pianosa,

Il Genio del Bosco Group. Il nostro portale specializzato sull’isola d’elba, elba-vacanze.net offre gratuitamente a tutti coloro che prenoteranno nei mesi di maggio e giugno un soggiorno in appartamento all’isola d’Elba, uno splendido regalo: la visita giornaliera per 2 persone sull'isola di Pianosa.
L’Arcipelago Toscano possiede un gioiello che per quasi due secoli è stato sinonimo di isola-carcere ed oggi è il fiore all’occhiello del Parco Nazionale: l’isola di Pianosa. Chiusa al pubblico per quasi 200 anni, l’isola di Pianosa è oggi finalmente visitabile con escursioni giornaliere guidate, nel quadro della fruizione sostenibile autorizzata dell’Ente Parco Arcipelago Toscano. Pochi chilometri quadrati circondati da un mare ineguagliabile caratterizzato da trasparenze caraibiche, fondali intatti, spiagge e scogliere selvagge nel loro splendido isolamento, storia umana e testimonianze archeologiche di straordinario valore (oltre 2 km. di Catabombe, il sito catacombale più importante a nord di Roma). L’isola di Pianosa si raggiunge dall’isola d’Elba con un viaggio in barca di circa un’ora, nei giorni fortunati accompagnato da gioiosi gruppi di delfini. Il numero dei visitatori è limitato dalle disposizioni del Parco Nazionale. Il Genio del Bosco Tour Operator specializzato in turismo ambientale e culturale, intende offrire un omaggio che vuole essere promozione intelligente per una fruizione sostenibile e gradevole di un patrimonio naturale inestimabile, nei mesi più belli, maggio e giugno, quando la primavera mediterranea esplode nei profumi e nei colori di un’isola ancora tutta da valorizzare.
La proposta è valida per soggiorni di almeno una settimana nei seguenti appartamenti: Casa Marietta, Villa Nella, Villa Rosa, Les Bouganvilles, Agriturismo Il Micio, Cicocca. Per informazioni mail: info@elbavacanze.info telefono 0565 930837.

domenica 18 febbraio 2007

L'ultima occasione

L’ultima occasione

Riflessioni che scrivevo circa 10 anni fa. Pezzi di quel tempo che ho ripreso e rimesso insieme, in ordine un po’ sparso, ma che mi paiono emblematici anche del momento che stiamo vivendo; vorrei presentarli così, nella convinzione che questa è davvero l’ultima occasione per il nostro parco; quella creatura che abbiamo visto nascere, per la quale ci siamo spezzati la schiena e che abbiamo visto agonizzare. Purtroppo gli scenari non sono cambiati, le meschine strategie politiche sono sempre lì a fare capolino, la conoscenza dei problemi manca, ma abbiamo ancora la speranza che questa lenta agonia si trasformi indirizzandosi verso la strada della sostenibilità.

Speranza che questi angoli di paradiso mediterraneo vengano salvati dall’omologazione dell’industria turistica e del consumismo, che le eccellenze paesaggistiche divengano vera risorsa: le ultime zone umide (salvate dai porti previsti dal Piano Regionale), le ultime emergenze vegetali, le ultime zone selvagge di questo straordinario mare, le ultime dune. E anche i simboli sono importanti; in questo senso sarebbe significativo l’intervento di abbattimento del famoso fabbricato sulle dune di Lacona. Anche qui affiorano ricordi di fumose riunioni, di accuse ingiuste che abbiamo subito: “quei quattro ambientalisti di Elbaviva fissati con le dune di Lacona”. E’ bene ricordare che quel fabbricato non è abusivo, ma è frutto di una concessione illegittima che in qualche modo fu scoperta; è stato oggetto di un ricorso al Tar pagato dalle associazioni ambientalistiche; è arrivato all’ultimo grado di giudizio presso il Consiglio di Stato che ha dichiarato definitivamente illegittima la concessione; significativamente il sindaco che firmò quelle carte è stato anche commissario del parco e subito dopo l’istituzione del parco si sono rilasciate altre concessioni sulle dune e si sono costruiti altri immobili. Ecco che il parco deve recuperare quella parte di isola; recuperare credibilità nella protezione di un ambiente strategico per la biodiversità del nostro arcipelago.

Isola d’Elba, febbraio 1999

Un'isola tranquilla, "un angolo di paradiso sulla terra, dove ancora si può ascoltare il fruscio della natura”; più o meno recitava così un articolo di stampa comparso su di una rivista nel mese di agosto di qualche anno fa. Ma è proprio questa la realtà dell'Elba?

Almeno ora che l'orda agostana è lontana possiamo dirci le cose con franchezza. Non è così; non è questa la vera immagine estiva dell'isola. Stiamo andando verso decisamente verso la balearizzazione o la rapallizzazione: fenomeni che stanno ad indicare l'utilizzo indiscriminato e poco intelligente delle località turistiche con la distruzione completa del loro ambiente, fonte prima di reddito.

Sempre più frequentemente, specie negli ultimi anni, il turista che sceglie un isola lo fa perchè vuole pace, ambiente, riposo. Cerca il silenzio, il mare e il sole, dopo la frenesia e il caos di un anno in città o delle ruotine giornaliere, non il frastuono e la confusione. Cerca il silenzio della notte, che non deve divenire giorno ma continuare ad essere notte, senza rumori assordanti o potenti luci che squarciano le tenebre. Chi cerca altro, le mega discoteche, il fuori orario, il caos, non potrà mai trovarlo appieno su di un'isola, ed è anche giusto che non trovi tutto ciò, perchè se così fosse avremmo azzerato tutte le potenzialità del nostro essere isole. Sono scelte coraggiose e difficili, che con l’aiuto di amministratori consapevoli e con la presenza strategica di un’area protetta funzionante potremmo fare. Il modello alternativo, quello del divertiemtno ad oltranza ed a tutti i costi sta segnando il passo: si pensi alla riviera adraitica, l'industria del divertimento, dove, nonostante la qualità e la versatilità del prodotto turistico, si rimpiange il passato, quei ritmi lenti della vacanza che ormai la non esistnono più. Quel modello sta divenendo un fenomeno turistico di puro consumo e fine a se stesso, come in una qualsiasi piscina di un qualsiasi hotel, di una qualsiasi località: non possiamo fare altrettanto della nostra isola. A Rimini, anche quest'estate, segnata tra l'altro dalla violenza, si rimpiangono il mare e le spiagge, com'erano un tempo.

Il territorio si va sempre di più omologando, il fenomeno turistico è sempre più di massa e in periodo ristretto. La tranquilità di un tempo delle località di villeggiatura lascia il posto al caos, alla confusione ed allo sporco. Tutto diviene più frenetico, le distnza si riducono perchè il tempo a disposizione è sempre di meno e quindi anche la vacanza diviene scandita da un tempo tiranno. Le corse giornalire dei traghetti si moltiplicano a dismisura, vomitano orde di turisti che vivono (male) per un sologiorno quest'isola per poi rpiartira la sera.

Nel nostro paese, con 8.000 chilometri di coste non siamo mai riusciti ad avere una vera politica del mare, non siamo mai riusciti a sfruttare pienamente tutte le oppurtunità che le realtà del mare e della costa ci offrono. Su queste coste e sulle isole abbiamo riversato tonnellate di cemento, tanto da essere il quarto consumatore al mondo.

Le nostre isole, quelle abitate, hanno il mare, ancora abbastanza in salute, ma assistiamo ad uno scadimento dei servizi, poche infrastrutture a servzio del turismo, un rapporto qualità prezzo che diviene sempre più divergente. Per questo chi ammnistra deve avere un guizzo: ha oggi la grossa responsabiliutà di poter cominciare ad invertire la tendenza. Iniziare da piccole cose, con scelte a volte anche impopolari, ma che alla fine producono effetti postivi e duraturi. Ad esempio intervenire sulle emissioni acustiche dei locali notturni, regolarle in maniera più severa; limitare l'uso della plastica sull'isola. Questo per citare due esempio simbolici che potrebbero evitare la confusione e lo sporco. Poi ci sono interventi ormai non più rinviabili, come il recupero e la depurazione delle risorse idriche.

Ecco che il Parco ha oggi l’ultima occasione per stimolare una nuova visione politica per la gestione di questo territorio. Attraverso la concretezza dell’azione cominciare a far vedere che il tempo delle polemiche di carta è finito, che esso può fare qualcosa di concreto, non solo limitare e vietare. Può contribuire a migliorare la qualità della vita degli abitanti delle isole e degli ospiti.

Dal momento della sua istiuzione, dal primo consiglio dell’ente, dai commenti fatti nei suoi primi mesi di vita, nei primi incontri con le associazioni venatorie e le organizzazioni di categoria emerge chiaramente in leit motiv, un tormentone che verrà ripreso sempre in seguito e ancora oggi viene messo in rilievo: la revisione dei confini del parco. Da dove emerge quest’esigenza così diffusa in tutti, dal presidente ai consiglieri, dalle associazioni ambientaliste alle amministrazioni comunali, che si ritrova nei documenti e nelle delibere dell’ente, nelle indicazioni date all’equipe che sta lavorando al piano del parco e agli altri strumenti di pianificazione?

Questa richiesta coincide con la visione riduttiva e inadeguata del parco come vincolo e quindi più territorio si riesce a sottrarre al parco più liberamente ci si può comportare, soprattutto ai fini edlizi e venatori; ma ogni soggetto che chiede questa cosa la concepisce in maniera diversa dagli altri.

Togliere dal perimetro del parco zone di scarso pregio ambientale e inserire aree rilevanti dal punto di vista naturalistico (questa è una delle enunciazioni di principio condivise da tutti, ma applicabile in maniera diversa in base al soggetto che formula la richiesta) non ha nessun significato nel quadro di una razionale gestione di un’area protetta che è caratterizzata, come nel nostro caso, da piccoli territori insulari e da alcuni tratti di mare circostante. Ha significato per assecondare le esigenze del mondo venatorio e di quello del mattone facile.

I confini attuali del parco, credo sia opportuno ricordare questo particolare che appartiene alla storia del parco ed è scritto nei documenti, sono il risultato della mediazione tra le istanze (ufficiali e ufficiose, spesso rese note attraverso ripetuti pellegrinaggi dei nostri politici tra Firenze e Roma) delle amministrazioni locali, le indicazioni della Regione Toscana, le proposte ministeriali e il quadro tecnico normativo. Dire che questa perimetrazione sia adeguata alle esigenze del territorio e che abbia accontentato la maggioranza del tessuto sociale delle isole sarebbe ovviamente falso. Ma è un dato di fatto che almeno in parte risponde alle richieste avanzate, anche attraverso proposte cartografiche, dalle amministrazioni comunali dell’Arcipelago. Spesso i tentativi di mediazione alla fine non accontentano nessuno. Sulla base della situazione ambientale e socio-economica di queste nostre isole avevo detto e scritto che l’unica perimetrazione possibile e utile sarebbe stata quella di inserire per intero tutto il territorio all’interno del parco, modulando le diverse esigenza terriotoriali, sociali e produttive, come prevede la legge, con il diverso grado di protezione inserito nella zonazione del piano del parco, ma soprattutto attraverso l’utilizzo delle aree contigue. Questo non si è potuto fare allora, ma è un passaggio che si può sempre percorrere. In termini più chiari: si possono tranquillamente fare aggiustamenti in diverse aree delle isole, inserendo e escludendo qualcosa, ma a patto che tutto ciò che rimane escluso dall’area parco vera e propria venga classificato come area contigua. Solo in queso modo sarà possibile utilizzare appieno gli strumenti di promozione economica e sociale di cui le aree protette dispongono, sarà possibile fare un piano del parco omogeneo ed equilibrato su tutto il territorio, sarà possibile trovare la giusta forma di intervento della pressione venatoria, concordando tra i diretti interessati, tempi, modi e forme di prelievo.

Putroppo oggi, dopo alcuni anni, anche se il piano del parco e gli altri strumenti indispensabili debbono ancora vedere la luce e quindi solo allora il parco potrà dispiegare appieno la sua attività, molta della carica propulsiva si è andata esaurendo e molti treni sono partiti. Diventa quindi difficile continuare a sostenere la bontà delle aree contigue e di tutto ciò che concerne un’area protetta se quella area protetta è ingessata dalla burocrazia, dalle lotte ideologiche, e non vi è una strategia di fondo complessiva.

Vi sono alcun questioni che un’area protetta, inserita in un contesto così particolare come il nostro, deve affrontare e tentare di risolvere. Le attività tradizionali, prima di tutto. Due eccezionali opportunità, che permettono di avere un tessuto produttivo ricco di storia e di cultura, vero presidio terriotiriale: la pesca e l’agricoltura. Valorizzare queste attività, introdurre nuovi meccanismi produttivi, innescare processi che sono richiesti e attesi di chi vive e lavora in questi due settori. Il sindacato ha sostenuto attivamente la necessità di trovare fome di collaborazione con queste categorie produttive e di attivare i protocolli d’intesa locali e nazionale per mettere le gambe a quelle che ormai rimangono solo parole, ma ciò oltre alla buona volontà della CGIL, delle rispettive organizzazioni produttive e di pochi altri soggetti, non è stato possibile. Ed era ed è un fattore strategico anche per i confini: gli agricoltori, in un protocollo d’intesa di qualche anno fa, richiedevano a gran voce l’isitutzione delle aree contigue, nella convinzione che le aziende fuori dal perimetro del parco non avrebbero o avrebbero beneficiato solo in parte degli auspicabile e possibili incentivi inseriti nel quadro della valorizzazione delle attività agricole.
Marino Garfagnoli

domenica 19 novembre 2006

Gin Racheli

Un contributo da Sinbad su Gin Racheli... Scoprite chi era (è) costei? Non ho mai avuto la possibilità d'incontrarla di persona. ma sembrava che la conoscessi e la frequentassi da lunghissimo tempo. Gin Racheli viveva a Milano, allorché mi ritrovai in Sicilia, in un luogo in cui aveva speso le sue energie di scrittrice, attenta ed appassionata. Un amore sconfinato per la natura, l'ambiente, il mare, le isole, la sua esistenza. La collana dell'editore Mursia per il quale collaborava, compilando, con certosina pazienza ed infinita curiosità per tutti gli aspetti del luoghi che visitava, s'intitolava Andar per isole, perché, a queste porzioni d'universo, aveva dedicato gran parte della sua vita di studiosa. Il risultato delle sue fatiche fu quello di comporre opere uniche, pietre miliari nella descrizione di questi piccoli mondi, a cui poi rimaneva legata con amore inesauribile, come testimonia il suo girovagare da Pantelleria alle Eolie, dall' Arcipelago Toscano a quello della Maddalena e del Sulcis ed altri itinerari originali e perspicaci riflessioni sul tema dell'insularità contenuti in altri pregevoli volumi. Ogni tanto la sentivo per telefono, perché mi ero impegnato a farle realizzare alcune aspettative di donna di cultura e di esperta di tutela del mare e delle coste. Persona garbata oltre ogni dire, intellettualmente vivace, disponibilissima al dialogo e dalla cordiale, erudita conversazione, da cui ricavavo la sensazione di una padronanza inusitata di storia, biologia, botanica, usi, caratteristiche delle popolazioni, e tutto quanto contribuiva a formare l'elegante mosaico di entità suggestive, sospese tra il cielo e l'acqua, nelle quali si era talmente compenetrata, da apparire, ogni volta, nativa di quella o dell'altra isola, raccontata nei mille particolari interessanti, affascinanti, caratteristici, inediti, dando l'impressione di aver vissuto le stesse esperienze ed emozioni degl'isolani autentici. Speravo d'incontrarla in una delle località abitualmente frequentate nelle sue innumerevoli ricerche, ma non ho fatto in tempo a salutarla, prima del suo congedo terreno. Si accomiatò con discrezione dal suo mondo prediletto, dopo un altro gesto squisito verso di me: l'omaggio dell'ultima edizione di uno dei suoi preziosi libri. Mi rimane il rimpianto di non averle stretto la mano e di poterle esprimere direttamente la gratitudine per il suo insostituibile lavoro, guardandola negli occhi sicuramente celesti.