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giovedì 11 aprile 2013

India, aprile 2013


Kashi, Benares, Varanasi, assolutamente unica! sconvolgente, sofferente, bellissima, sporchissima, caldissima ( 36 gradi) i vicoli, i ghat, gli storpi, i mendicanti, i sadhu, finti non finti, i cestini con fiori e lumini per la madre Gangha,  ci  sarei stata ancora ci ritornero'... benissimo tutti i trasferimenti, gli hotel tutti ok spettacolare quello di Bikaner reggia del Marajia, la caduta e' solo a Gwalior,   la guida Lalendra meraviglioso, bene anche quella di Varanasi. Alessandra

martedì 12 febbraio 2013

India del Nord


Il nostro tour in India del Nord e Rajasthan agosto 2012. Vogliamo manifestare i nostri ringraziamenti in merito all'ottima riuscita del viaggio per quanto riguarda organizzazione in toto. Vorremmo peraltro sottolineare la notevole conoscenza dell'India da parte della nostra accompagnatrice Giorgia che si è sempre dimostrata disponibile nelle informazioni e pronta a qualsiasi nuova proposta agendo con entusiasmo e trasmettendoci una grande carica nella sua passione indiana. Serberemo di questo viaggio un gran bel ricordo.
Grazie ancora e ........al prossimo viaggio.

Kumbha Mela 2013


Viaggio in India

Kumbha Mela 2013
12 febbraio ….. Il bilancio di ieri è 30 morti nel crollo del ponte alla stazione e 5 affogati. Noi tutto bene, a parte la molta umidità e l'acqua corrente a singhiozzo nelle tende. Siamo ospiti di un ashram che organizza anche attività di meditazione, yoga, homa, massaggi di cui le signore hanno approfittato, si mangia bene, con te e caffè a volontà durante la giornata.
Roberto e Andrea hanno tentato di venire con noi ma poi si sono staccati perché preferiscono fare le foto con i loro tempi. Stasera si sono dichiarati molto soddisfatti della giornata.
Io sto con il gruppetto dei non fotografi tenendo uno dei due ragazzi rajasthani per darmi una mano, l'altro è andato sempre con Stefano. Noi lenti oggi abbiamo visitato dalle 8 alle 14 il campo e al pomeriggio giro in barca: un baba iracondo ci ha lanciato un oggetto non identificato ma fortunatamente ha mancato Alessandra. Domani partiamo presto e passiamo all'aeroporto a prendere la valigia di Ravecca poi a Benares. La stima è almeno 4 o 5 ore per via del traffico…

martedì 1 febbraio 2011

REPORT Viaggio India

Una scoperta India. Ciao Genio ..........saresti il benvenuto!!!!
E non credo che il consiglio te lo abbia dato quel Ganesh di Paolo ........
Il viaggio e' andato meravigliosamente bene, come sicuramente gia' saprai. Siamo stati un gruppo formidabile e spero siano nate delle amicizie durature.
Grazie.....mi auguro ci siano altre occasioni e piu' di tutto quella di incontrarci.
Un bacio........Le faccende domestiche mi aspettano!!!!

Viaggio India

Viaggio in India.
Ai margini del deserto del Thar, ai confini con il Pakistan, nel cuore del Rajasthan, la mitica golden city, Jaisalmer,

Viaggio in India

Un'esperienza di viaggio per conoscere Siva Nataraja, re della danza cosmica, il signore del Tandava, re dei danzatori.
“Siva danza di continuo – il suo nome è Mahakala , il grande Tempo . Egli è la più perfetta macchina demolitrice e ricreatrice dell’universo.” Su scala universale, Siva è il Danzatore Cosmico. Re della danza Tandava. Il rishi Tandu ne ereditò i segreti e simboli all’inizio della manifestazione. Questo avvenne nel glorioso tempio di Chidambaram, Tamil Nadu. Se in Tamil Nadu tu cerchi Chidambaram è sufficiente dire il Koil ( tempio) . Per eccellenza è Chidambaram che viene inteso. Là Siva danzò e sulla parete del tempio di Parvati sono scolpite le 108 posizioni cosmiche che insegnò. La Bharata Natyam , la danza indiana , conta di 108 posizioni che generano infinite combinazioni e permutazioni coreografiche ma solo queste 108 possono essere usate. La devadasi , la danzatrice, effettua nel microcosmo le coreografie che Siva effettua illimitatamente nel macrocosmo, davanti a lui nel tempio gli stessi suoi passi nell’infinito. Nella sua Manifestazione Danzante ( nrtta-murti ) egli incarna e insieme manifesta l'Energia Eterna. Le forze infinite nel loro movimento incessante che pervadono la materia posseduta dal tempo, i poteri dell'evoluzione, del mantenimento e della dissoluzione dell'universo manifesto. La natura e tutte le sue creature sono agli ordini della sua danza eterna. Sappiamo che tutto ciò che ci appare statico non è assolutamente così dal micro del sub atomico al macro dei corpi celesti alle nostre cellule . Tutto è in eterno movimento , di dissoluzione e ricreazione. Siva-Nataraja è rappresentato in una bellissima serie di bronzi dell'India del Sud che datano dal IX al XII secolo d.C. I dettagli di queste figure sono da leggersi, secondo la tradizione indù, come una efficace allegoria simbolica. La mano destra superiore regge un piccolo tamburo a forma di clessidra, per simboleggiare il ritmo ( in sanscrito rtam , l’ordine – rtu , le stagioni) , il tempo e indica il suono, elemento che si trasmette nell'elemento primario etere , che trasmette la vibrazione , le frequenze . L'etere è la prima manifestazione della sostanza divina e la più sottilmente pervasiva ( Vish è la radice di pervadere - Vishnu il pervadente) . Dall'etere si dispiegano secondo il Samkya tutti gli altri elementi aria, fuoco , acqua , e terra manifestazioni concrete dei sensi del divino delle sue energie sensoriali. Insieme quindi rappresentano l'energia dell'assoluto nella sua forma originaria che diventa anche massa. I fisici moderni hanno confermato questa antica conoscenza . A differenza della meccanica cosiddetta newtoniana adesso è ritenuto probabile che l’atomo non sia una unità di materia compatta indivisibile ma semplicemente un vuoto in cui elettroni si muovono intorno ad un nucleo probabilmente vuoto . La danza degli elettroni.
Talvolta porta in una mano una antilope. Simboleggia il tempo aritmico , imprevedibile nel suo incedere di passo in passo non prevedibile o decidibile da parte dell’uomo. In un’altra mano in alto a sinistra, colle dita atteggiate nella posizione della mezzaluna (ardhacandra-mudra), reca sul palmo una lingua di fiamma . Il fuoco è l'elemento della distruzione della materia. Al termine del Kali Yuga il fuoco annienterà il corpo della creazione, tramite un aumento di calore , per essere riassorbito da Vishnu nella sua incessante , eterna opera di emissione e riassorbimento , " come un ragno ne fa della sua tela e poi la riassorbe ." ( Brhadarajnaka Upanisad. In alcuni esempi di sublime letterature hindu Siva è anche un devoto di Vishnu, un adoratore . Il 4° canto del Bhagavata Purana narra un inno splendido di Siva a Vishnu. Il dio della materia onora il dio unico , il pervadente , la persona suprema , l’essere spirituale l’eterno Brahman, Paramatma , Bhagavan . Modi diversi di percepire l’unico (ekantika dharma) , testimonianze intense dell’induismo come assoluto monoteismo anche se esteticamente polimorfo. Nell'equilibrio delle sue mani , è narrato come creazione e distruzione facciano l'una da contrappeso all'altra nel gioco della danza cosmica. Il Trascendente si mostra attraverso la maschera del Signore enigmatico, presente e impassibile , gioioso e distaccato , come scontro inesorabile di opposti: riproduzione incessante e al contempo l'insaziabile appetito di sterminio, suono e fiamma. E il campo di questo terribile gioco è il palcoscenico dell'Universo, luminoso e orrendo effetto della danza del dio. La seconda mano destra fa il gesto del « non temere» (abhaya-mudrali) che dispensa pace e protezione, mentre la rimanente mano sinistra, sospesa all'altezza del petto, indica in basso il piede sinistro, sollevato e al contempo indica che dolcemente egli è sempre con noi, la misericordia , karuna .
Questo piede simboleggia la liberazione ed è il rifugio e la salvezza del devoto. Lo si può avvicinare , veicolo di umiltà , nel nostro cammino per raggiungere l'unione con l'Assoluto . La mano che lo indica atteggiata in una posa che sembra imitare la proboscide allungata ovvero la mano dell'elefante ( gaja-hasta-mudra) ricorda Ganesha suo figlio, colui che rimuove gli ostacoli con la saggezza. ( L’altro figlio è Kartikeya , dio della guerra , si muove su un pavone simbolo di vanità , causa di tutte le guerre). L'altro piede poggia su un capolavoro simbolico , sul corpo prostrato , schiacciato di un nano , tamasico. L'uomo non compiuto , rimasto a metà della sua funzione che non ha compreso la funzione della vita , che non affronta il " conosci te stesso" platonico . In lingua tamili colui è muyalaka ( disattenzione , smemoratezza, tamas ) . In sanscrito è Apasmara Purusha (alla lettera l'uomo senza conoscenza, smemoratezza , letargia, ignoranza , tamas , si noti l'alfa privativa sanscrita ). Apasmara ( disattenzione) simboleggia la cecità nella vita , l'ignoranza dell'uomo , l’attaccamento alla immediatezza materiale. Per uscire da sotto il suo piede Siva fornisce il jagatmudra la mano con il pollice e l'indice conguinti a segno di cerchio , di eterno , di completo di non soggetto al temporale al transeunte alla sua dominazione . L’uomo che non conosce è mezzo uomo e soggetto alle variazioni della materia e del suo padrone, il tempo Kala, il dolore, la morte Kali ( moglie di Siva). Siva è anche il Re degli Yogi il dominatore dei sensi per eccellenza , che si veste di cenere al fine di indicare che il corpo è già cenere, tutti i giorni ( anche scientificamente) . Siva va purtroppo a nozze con tali esseri ed ancora di più la sua energia rappresentata da sua moglie Kali . La sua paredra si direbbe. Kala è tempo ( vocabolo maschile) e Kali è la sua versione femminile - in poche parole la entropia , quell'energia interiore alle cose che disassembla tutto ciò che è assemblato , servitrice del tempo. Il tempo che esegue le sentenze del karma che dispone l’ordine del dharma. Siva è detto anche Mahakala il grande tempo . Kali è adorata particolarmente a Kalighat (Calcutta - Kolkata - i ghat di Kali) .
Colà dove il lunghissimo Gange trascorsa la intera vita si scioglie nell’Oceano e torna a far parte dell’Uno delle acque, le sue molecole assemblate in forma di fiume si disciolgono in forma di acqua e poi di evaporazione e poi di pioggia e poi di nuovo incarnato in Gange . Kalighat è il luogo della morte fisica del Gange e la Dea veglia su questa funzione , essa è questa funzione. Rappresentata con in mano una testa mozzata , ornata di collana di teschi , addobbata di cobra , spesso con la pelle avvizzita come nei meravigliosi intarsi di Halebeedu, armata di falce . E’ detta anche Chamundi , Bhairavi ( la dolorosa). ( La più bella statua di Kali l’ho vista a Halebidu in Karnataka , la Kali vecchia). Un anello di fiamme e di luce (prabha-mandala) circonda SIVA NATARAJA e rappresenta i processi dell'universo e delle sue creature, la danza della natura suscitata dal dio che le danza dentro. Allo stesso tempo esso trasmette una energia di saggezza, la luce trascendente della conoscenza della verità, che promana danzando dall’interno di tutto l’esistente , la sua conoscenza interiore. Un altro significato allegorico attribuito all'aureola di fiamme è quello della sillaba sacra AUM o OM (simbolo sonoro del Brahman , il tutto spirituale , Dio ). L'origine del cerchio di fiamme deriva, probabilmente, dall'aspetto distruttivo di Siva-Rudra; ( rudra o bahirava sono sinonimi di dolore) . Il suo collo è adornato da cobra , simbolo che non ha bisogno di spiegazioni , il Naga Raja ( re dei serpenti) . Siva in quanto Danzatore Cosmico è l'incarnazione e manifestazione dell'energia eterna nelle sue « cinque attività » " Panchakrya".
1)Creazione ( srsti) , l'emissione o il dispiegamento,
2) Conservazione (sthiti), la durata
3) Distruzione (samhara), il ripiegamento o riassorbimento,
4) Occultamento (tiro-bhava), il celarsi del Vero Essere dietro le maschere e le vesti delle apparenze, la distanza, lo spettacolo della maya
5)Favore (anugraha), l'accettazione del devoto, il riconoscimento dei pii sforzi dello yogin, il conferimento della pace attraverso una manifestazione rivelatrice.

Sono simboleggiate dalle posizioni delle mani e dei piedi: le tre mani superiori sono rispettivamente la « creazione », il « mantenimento » e la « distruzione »; il piede piantato su muyalaka è l'« occultamento », e il piede sollevato è il favore; la « mano caduca è il collegamento dei tre con i due e promette la pace all' anima che sperimenta tale connessione. Tutte le cinque attività si manifestano simultaneamente nella pulsazione di ciascun momento, oppure in successione nei mutamenti del tempo.

Nella Trimurti a Elephanta i due profili espressivi, che rappresentano la polarità della forza creatrice e distruttrice , erano contrapposti a un'unica silenziosa testa centrale, che simboleggiava la quiete dell' Eternità : il placido oceano e il fiume che corre impetuoso in fin dei conti non sono affatto distinti; il se indistruttibile e l'essere mortale sono essenzialmente la stessa cosa. Questa lezione meravigliosa si può leggere anche nella figura di Siva-Nataraja, dove il movimento incessante, delle membra ondeggianti è significativamente in contrasto con l'equilibrio della testa e l'immobilità del viso, simile a una maschera. Purusha e Prakriti.
I suoi capelli sono le varie diramazioni in cui fu diviso il grande Gange all’atto del suo ritorno sulla terra . (Ganga Avatara) Troppo grande per essere dato in una volta sola , in un sol corpo agli uomini , venne chiesto a Siva di porsi sotto il getto dall’alluce di Vishnu e tramite la testa suddividerlo in rigagnoli così come dall’Himalaya oggi si disperdono moltissimi fiumi. Fiumi come scuole di conoscenza , tradizioni, opere , tutte riconducibili ai piedi di Vishnu anche se di colori e tonalità diverse . Sarasvati , il grande fiume dell’antichità è anche il nome della dea delle arti e lettere e musica e conoscenza e moglie di Brama (il creatore) . Siva significa alla lettera il benigno, fausto , acconsentì e il Gange (la Ganga ) scese di nuovo sulla terra ( vedi ganga Avatara a Mahamallapuram)
Siva è detto anche Mahakala , il grande tempo , l'Eternità. Nelle vesti di Nataraja i suoi gesti archetipici, selvaggi, e pieni di grazia, danno impulso alla immaginazione della attività cosmica. Nelle grotte di Elefanta a Mumbai è rappresentato con in una mano un corpo umano e nell’altra una ascia ai suoi piedi un bacino per ricevere il sangue e il sole che tramonta dietro di lui ( la vita che svanisce - il tempo) . Anche uno dei grandi Linga di Ujjain è detto Mahakala. Le sue gambe e le sue braccia, fluttuanti e la oscillazione del torso sono la continua creazione e distruzione dove la morte controbilancia la nascita e l'annientamento è la fine di ogni inizio. Pensiamo un attimo al nome del deva della morte - Yama - (alla lettera : nulla - colui che riduce tutto a ...). La coreografia è la ruota del tempo ( kalachakra) . La storia e le sue rovine , l'esplosione delle stelle , dei soli , sono lampi della serie incessante dei suoi gesti. In questi bronzi vediamo genialmente riprodotta non una sola fase o un solo concetto bensì la totalità di questa danza cosmica. Il ritmo ciclico ( rtam in sanscrito è ordine e rtu le stagioni , da cui deriva, rito ,ritmo, retto, diritto etc..) che scorre lungo gli Yuga ed è scandito dal rumore del battito dei talloni del signore Siva mentre egli rimane del tutto sovranamente impertubabile. Immersa nell’immobilismo , la maschera enigmatica si tiene al di sopra del vortice delle quattro mobili braccia, non si interessa delle gambe superbe che segnano il tempo delle età del mondo. Distaccata, in un silenzio sovrano, la maschera dell'essenza eterna del dio rimane imperturbata dallo spettacolo tremendo della sua stessa energia, dal mondo e dal suo progresso, dagli effetti dello scorrere e dai mutamenti del tempo. Questa testa, questo volto, questa maschera, dimora in trascendente isolamento, quale uno spettatore distaccato. Il suo sorriso, interiore, pieno della beatitudine dell'assorbimento in se, sembra ironico nei confronti dei gesti delle mani e dei piedi. C'è tensione fra il miracolo della danza e la serena tranquillità di questo volto espressivamente inespressivo. È la tensione esistente fra Eternità e Tempo, il paradosso dell' Assoluto e del Fenomenico, del Sè Immortale e della mente peritura. Apre la porta alla comprensione della identità fra Brahman e Atman e della Maya (illusione) che copre la realtà , la verità detta tattva . L’architetto degli dei , costruttore di tutto , è detto Visvakarma ( colui che fa tutto ) ma uno dei suoi nomi è Maya. Le bronzee figure danzanti dell'India meridionale vengano tuttora prodotte con la tecnica a cera persa praticata oggi come allora. E’ divertente vedere quanto facile e al contempo piena di charme eternel fosse questa antica naturale tecnologia e quanto identiche siano le statue prodotte oggi a quelle di mille anni fa . Tutti pezzi unici !!! La tradizione non permette variazioni. In queste figure il contrasto fra il volto silenzioso, sognante, e l'agilità appassionata delle membra rappresenta, per coloro che sono pronti a comprendere, l' Assoluto e la sua Maya in un'unica forma. Noi e il Divino siamo la stessa cosa precisamente come la vitalità di quelle membra fluttuanti è tutt'uno con il completo distacco del Danzatore che le fa muovere. Siva dai lunghi capelli, perfetto yogin sorride a coloro che hanno capito e trasformato in solido carattere la saggezza delle scritture e non ha coloro che ne fanno solo un uso apparente ed ammonisce nello Siva Purana “ per coloro che si atteggiano io tornerò più passionale di prima “ – ( Jana e vijana - conoscenza in libreria e conoscenza nel corpo). Sorride a colui che ha troncato i legami del mondo adharmico , a colui che ha trasceso la schiavitù dell'incessante riprodursi della vita materiale , colui che ha brandito la spada affilata della conoscenza discriminante ( viveka) e si è liberato recidendo tutti quei legami che imprigionano l'umanità nei bisogni e nelle necessità del mondo vegetale e animale. Ma Siva avverte con la sua disinvolta capigliatura e potenza , attenzione alle false rinunce perché io torno e mi vendico. Tra i seguaci di Siva il grado di Vira del devoto iniziato rappresenta lo stato dell'asceta perfetto, del conquistatore delle forze della natura, di quel « vittorioso » che ha sconfitto la sua natura di bestia e nella perfezione della sua ascesi è addirittura pari a Siva stesso. La danza Tandava , geometrica effusione di energie divine, possiede tratti che suggeriscono una danza di guerra cosmica, tesa a stimolare energie distruttive e a sterminare il nemico ed allo stesso tempo è la danza trionfante del vincitore. Vi è un mito molto istruttivo a questo proposito, che ci mostra Siva vincitore di un grande demone che aveva assunto l'aspetto di un elefante. Il dio, dopo aver costretto il suo avversario a danzare con lui e continuò a danzare poi a danzargli sulla testa , finche la vittima non cadde morta, vomitando sangue , vittima della aritmia dei passi del dio danzante , poi la scuoiò ne indossò la pelle come un mantello e infine, drappeggiato in quel trofeo grondante di sangue, eseguì un'orrenda danza di vittoria. Un'immagine tarda ma splendida che rappresenta questo trionfo guerriero e celebra l'annientamento del demone elefante ( gajaasura- samhara ) è conservata nel tempio di Nataraja a Perur India del Sud , 17° secolo. Si tratta di una bella creazione concepita in uno stile altamente sofisticato. II dio indossa una ghirlanda di teschi e ha un teschio sul diadema. Le due mani superiori tengono tesa la pelle dell'elefante. Un'altra coppia di mani regge delle armi, il laccio (pasa) e l'uncino (ankusa). Il terzo paio di mani tiene una zanna della vittima e un tamburo a forma di clessidra, sul quale il danzatore batte il tempo. Le due mani inferiori reggono il suo tridente (trisula - passato , presente e futuro ) e la ciotola da elemosine del mendico errante (bhiksapatra). Il viso del dio esprime un distacco sognante eppure deliberato e malizioso, mentre assapora i passi lenti e solenni che tengono a freno la sua infinita energia. Questo Siva che danza con la pelle di elefante è un'apparizione terrificante , irata (ghora-murti) del dio. Il divino danzatore è circondato dalla pelle della sua preda come da un'orrenda aureola. La pesante testa della vittima, con le grandi orecchie, penzola in basso, mentre in alto è visibile la minuscola coda , e le quattro zampe pendono ai lati. All'interno il dio stende le sue otto braccia in una danza misurata, lenta e raffinata. Per agilità sembra una lucertola per grazia e snellezza è come un serpente . Si possono ammirare un paio di pannelli di questo tipo anche a Halebeedu, Karnataka sulle mura esterne del tempio. In un poemetto di Kalidasa si narra che persino la Dea Consorte ( Durga o Kali o Parvati o Bhairavi o Chamundi) che assistette al combattimento e alla successiva danza dell'amato sposo si allarmò a quella terribile vista, che le fece correre brividi lungo la schiena. In quello sfondo sinistro, tuttavia, brillano le divine giovani membra, agili, delicate e piene di grazia come lunghi serpenti che si muovono con solennità misurata con la bella innocenza delle prime forze atletiche della giovinezza. Quattro dei nove « stati d'animo » o « sapori » (rasa) del sistema classico retorico indiano sono presenti e fusi in questa rappresentazione. Sono l' eroico (vira), il doloroso (raudra), l' attraente (srngara) e il disgustoso (bibhatsa) contemplati nei manuali di scultura ( shilpa sastra). Siva infatti contiene e manifesta ogni possibile aspetto della vita, e la sua danza è una meravigliosa fusione di opposti. Il fascinans e il tremendus. La danza, come la vita stessa, mescola il terrifico e il benaugurale, unifica distruzione , morte e trionfo vitale, nettare e veleno . Questa è una mescolanza familiare alla mente indù, documentata in tutta l'arte indiana. La si intende come espressione del Divino, che nella sua totalità abbraccia tutti i beni e i mali, le bellezze e gli orrori, le gioie e i tormenti della nostra vita fenomenica. E simili sono le sue varie consorti , Kali ( con in mano un dono e nell’altra la spada) ed una per tutte Chamundi , adorata in Orissa ed in India est in generale , adornata di collane di teschi evocano meditazioni sulla morte con il fine di vivere meglio la vita. Un'altra rappresentazione seicentesca di Siva che danza con la pelle d'elefante si trova nel « Grande Tempio » di Madurai , Tamil Nadu , Dio Danzante che costringe il Demone Elefante a danzare con lui finché questo cade morto, senza essere colpito da arma alcuna e senza che gli siano state inflitte ferite mortali. Siva è anche la morte , uno degli aspetti della vita senza fine. Egli vive nello Smashana – il luogo ove i defunti vengono bruciati . Qui Siva effettua la sua danza funebre ornato di teschi e ghirlande. Qui si aggirano anche i Vetala , orribili spiriti che si impossessano dei corpi per compiere atti terribili, delitti. Sthanu è un altro dei suoi mille nomi , appellativo di Siva , che significa il pilastro , dalla radice del verbo sth ( stare, stato) . Immobile privo di emozioni quando è in meditazione , principe degli asceti. Un altro epiteto è Syama – il nero. Talvolta L'errore più comune per la concezione della tradizione giudeo-cristiana occidentale e islamica è solitamente scambiare il concetto di murti ( immagine simbolica ) con quello di idolo - culto ad oggetti fine agli oggetti di per sé stessi - C'è una profonda differenza tra i due, poiché presso la filosofia induista le murti sono punti di focalizzazione simbolica attraverso i quali è possibile raggiungere la conoscenza della Divinità.La immagine oltre l’immagine . Per questa ragione ad esempio si intraprende l'immersione delle murti di Ganesha nei fiumi più vicini dopo il rito o le feste poiché questo simboleggia il fatto che esse permettono una comprensione solo temporanea di un Essere superiore . Questa concezione è pertanto opposta a quella di idolo, che tradizionalmente indica il culto ad un oggetto per l'oggetto stesso, considerato divino. Lo stesso si potrebbe dire a proposito del pregiudizio che l’induismo sia un politeismo , quando esso stesso si definisce come Ekantika dharma ( la religione dell’uno) – Il Prof. Ferrini ama usare il termine monoteismo polimorfo in cui le forme sono funzioni e attributi del divino , uno e molteplice, simile e dissimile al contempo.
massimo taddei

In India per emozionarsi

Un invito o uno stimolo, o solo dei consigli, riflessioni, emozioni per un viaggio in India... con il GENIO DEL BOSCO.
Sono partita incuriosita dai racconti di Massimo e di una amica che aveva già visitato sia il nord che il sud dell’India proprio con Massimo. Non ti nascondo che, però, insieme alla curiosità ci fosse anche un po’ di paura per tutte le aspettative che avevo riposto nel viaggio.
Ma ne è valsa veramente la pena: probabilmente non esistono parole per descrivere un’esperienza così ricca di emozioni come il viaggio che ho appena concluso. Sto ancora cercando di metabolizzare il tutto e spesso mi risulta difficile riuscire trasmettere quello che più mi ha emozionato.
India... E’ un viaggio che, con i suoi mille volti e le sue molteplici contraddizioni, è capace di scaldarti il cuore:
l’India dei templi sempre così affollati e così vissuti (come fossero una piccola cittadella all’interno dei quali si svolge quasi tutta la loro vita quotidiana), ma al tempo stesso così ricchi di spiritualità;
l'India di Shiva, Brahma e Vishnu;
l'India della puja;
l’India delle persone, anzi delle molte persone che ti salutano, ti sorridono, ti toccano, ti avvicinano, a volte con dolcezza a volte con prepotenza;
l’India dei molti bambini, con i loro sguardi ed i loro sorrisi;
l’India della miseria e della povertà che purtroppo si incontrano e che non si devono dimenticare;
l’India del rumore e dei mille clacson;
l’India del traffico frenetico e delle strade dissestate;
l’India delle mucche per strada e dell’immondizia;
l’India dei tuc tuc e dei risciò;
l’India di Bangalore capitale mondiale dell’informatica ed al tempo stesso l’India dei mendicanti;
l’India delle caste;
l’India della campagna dolce e romantica ricca di risaie, bananeti, palme da cocco;
l’India del sole ed al contempo del monsone;
l’India delle dolci spiagge del kerala;
l’India dei peperoni verdi fritti ai banchetti per strada e del peperoncino in ogni pietanza;
l’India dei mille colori e profumi;
l’India delle stoffe, delle spezie e dei fiori;
l’India dei mercati;
l’India delle donne e dei loro sari di seta.Puoi restare solo affascinato da questo mondo che ti avvolge con il suo calore e la sua dolcezza, la sua cultura, la sua spiritualità. Ilaria

Sulla TV Indiana

Il nostro Massimo Taddei. Grande!!!! Sulla TV indiana a Bangalore.
Viaggio in India

Scuola per Brahamana

India Sud.

Scuola per Bramini
Il nostro corrispondente in NEPAL - TIBET è PANKAJ


che vi saluta e vi attende

Pankaj in lingua nepalese corrisponde a "padme" in tibetano derivante dal sanscrito (fiore di loto.

REPORT Viaggio in India Sud

Ciao a tutti!
Come state? Qui non ci lamentiamo! E' freddo, anzi, molto freddo, ma per il resto cerco di sopravvivere ai mille impegni lavorativi. Ho finalmente pubblicato le foto! ... che sono tante, molte, direi forse troppe, ma sono rimasta così affascinata da questo viaggio che mi sembrava brutto caricarne poche!
Amelie

REPORT Viaggio in India

Caro GENIO DEL BOSCO rientro effettuato,tutti in ottima forma.
Tour perfetto, ben organizzato,hotel e servizi nelle aspettative. Un abbraccio particolare a Tiziana, grande conoscitrice delle tradizioni, della cultura, della storia del paese,affettuosa,attenta, solerte. Alla partenza abbiamo incontrato la nostra accompagnatrice, al ritorno abbiamo salutato una amica.

REPORT Viaggio in India

Solo oggi, dopo quasi una settimana dal ritorno dall'India, riesco a trovare un attimo per scriverti e ringraziarti del bellissimo viaggio che ci hai organizzato.
Ho aspettato 5 anni per riuscire a partire con voi del Genio del bosco, ma ne e' valsa la pena aspettare! Tiziana e' stata la guida che desideravo incontrare.
Ci ha preso in carico e ci ha reso, un Paese per noi cosi' difficile da capire, meno contraddittorio e ci ha lasciato con la voglia di provare a saperne di piu' di quel mondo cosi' lontano da noi eppure cosi' affascinante.Grazie ancora e spero di potere presto rivivere con voi un'altra emozionante avventura. A presto.
Alessandra

venerdì 26 novembre 2010

Viaggio nell'India sacra

Viaggio India Sud. Nella terra del tè, dei massaggi rilassanti e del cardamamomo. Dalla Valle dei Rododendri al palazzo nobiliare di Travancore Heritage, dalla Venezie dell'Est alla città Regina del Mare Arabico. Devozione ancestrale, natura lussureggiante, yoga e ayurveda.

Narra la leggenda che Parashurama, un'incarnazione di Vishnu, compì una serie di penitenze per espiare un grave peccato e il potente Dio ricompensò la sua devozione prosciugando il Kerala e strappandolo alle acque dell'oceano. Così sarebbe nato questo stato dell'India meridionale dalla natura rigogliosa e lussureggiante, celebre per le palme da cocco, una delle sue maggiori ricchezze, per le piantagioni di caffè, tè e cardamomo.

Un paradiso tropicale a tutti gli effetti, stretto tra i monti Ghati Occidentali e il Mare Arabico, che per circa 600 chilometri corre lungo la costa occidentale ed è punteggiato di grandi e piccoli canali e lagune, regno di mangrovie, che dal mare si infilano nella foresta pluviale. Un luogo particolare anche perchè è considerato la culla dell'ayurveda, sistema di medicina alternativa basato sulla naturopatia, e dello yoga, ed è quindi la meta ideale per una vacanza all'insegna del benessere e delle cure tradizionali indiane. Ma questo viaggio di 12 giorni nel Kerala aggiunge, alla scoperta di un'India diversa, anche un contatto più diretto con la sua natura grazie a un breve e non impegnativo trekking, nella regione di Munnar, in una zona dal nome romantico: la Valle dei Rododendri.

Si parte da Trivandrum, capitale dello stato e in passato sede del Maharajah di Travancore, e si fa tappa nella vicina Kovalam soggiornando in un antico palazzo nobiliare, il Travancore Heritage, proprio a picco sulle scogliere dell'Oceno Indiano, trascorrendo il tempo tra massaggi rilassanti ed escursioni nei dintorni, fino ad ad arrivare a Kanya Kumari, l'estremità più meridionale dell'India.
Si prosegue quindi per Aleppey, città chiamata la Venezia dell'Est per la quantità di canali che la attraversano. Qui ci si imbarca sull'houseboat The Kettuvallum (Barca di Riso), grande imbarcazione tradizionale in giunco, per due giorni di navigazione nelle Backwaters, un mondo di acqua color smeraldo fatto di laghi e lagune collegati da canali, e nutrito da trentotto fiumi che contendono al mare il predominio sulle basse terre. Un eterno altalenare di limo e di sabbie che crea dighe naturali grazie alle quali si aprono 1500 chilometri di canali salmastri navigabili, sapientemente riordinati dalla mano dell'uomo. Un reticolo silenzioso e vergine dove si specchiano alte palme da cocco, i laghi di Vembanadu e Punnamda, villaggi di pescatori, risaie, statue di Buddha e tempietti.

In auto si raggiunge poi il Parco Nazionale di Periyar, il più importante santuario di fauna selvatica nel sud dell'India dove si possono avvistare tigri, elefanti selvatici, bisonti, leopardi, scimmie. Si prosegue quindi per Fort Cochin (oggi Kochi), conosciuta come la Regina del Mare Arabico, che fu capitale dell'India Portoghese fino al 1530. È uno dei porti più antichi della costa occidentale, importante centro di commercio delle spezie fin dai tempi antichi. Vanta una lunga storia di visitatori che risale al 1409, quando i primi viaggiatori cinesi approdarono su queste sponde. Nel 1498 toccò a Vasco da Gama che fu autorizzato dal rajah locale a costruire Forte Immanuel, prima dimora europea in India. È l'inizio della saga coloniale di questo paese e della storia di Fort Cochin come città indo-europea. Nelle ampie mura del forte, i Portoghesi hanno lasciato case e chiese, mentre i contorni della città moderna rammentano gli Olandesi che l'hanno tolta ai Portoghesi nel 1663.

Furono proprio loro a renderla un crocevia commerciale tra l'Europa e la Cina. E anche dopo che i Britannici conquistarono la città nel 1795, piantagioni e aziende commerciali inglesi installate a Fort Cochin e il suo particolarissimo stile architettonico indo-europeo, hanno proseguito il loro sviluppo. La città con la sua sinagoga del XVI secolo, le moschee, le chiese cattoliche portoghesi, i templi indù, racconta l'eclettismo di tutto il Kerala. Dietro le banchine si trovano ancora le vecchie case dei mercanti, i magazzini e i cortili dove vengono ammucchiate le spezie che, durante il secondo millennio venivano esportate in Europa, e che ancora oggi insieme al caffè e alla fibra di cocco, sono una delle ricchezze più importanti della regione.

Si continua quindi per Munnar, Pothamedu, Devikulam, Mattupetty, Nyayamakad, tutte località tra i 1600 e i 1700 metri di altitudine, circondate dalle verdissime piantagioni di tè, caffè, cardamomo. Il trekking nella Valle dei Rododendri inizia da qui, dura due giorni e va da 1500 a 2600 metri, passando da praterie e foreste pluviali d'alta quota, per arrivare fino sul Meesapulimala, la seconda vetta più alta dei Ghat Occidentali (2650 m) da dove si gode un panorama eccezionale sulle piantagioni di tè di Kolukkumalai e sulle ondulate colline sottostanti. Infine, scendendo, si raggiungono le rive del Lago Anaerangal (1200 m) il cui nome, non a caso, significa "Lago dove arrivano gli elefanti". Qui infatti, si possono avvistare elefanti, sambar (un grande cervo asiatico), orsi bradipi e il nilgiri tahr, un grande ungulato che vive su queste alture.

Info partenze IL GENIO DEL BOSCO VIAGGI NATURA E CULTURA numero verde 800919983 mail: info@i-viaggi.net. Quota individuale di partecipazione € 2.340,00. La quota comprende: voli intercontinentali di linea; voli interni in classe economica; tasse aeroportuali; franchigia bagaglio 20 kg.; trasferimenti in treno previste nel programma; autobus a disposizione per tutta la durata del viaggio, con aria condizionata, autista e assistente; sistemazione in camera doppia in hotel 3/4 stelle, o heritage b&b; accompagnatore specializzato indiano; guide locali per le visite previste nel programma, assicurazione medico bagaglio. La quota non comprende: il visto; i pranzi, le mance, gli ingressi nei musei e ai monumenti; le bevande alcoliche. Supplementi: camera singola € 20,00 per notte; cassa comune (dai 60 ai 70 €) a copertura di alcune delle spese previste nella voce “La quota non comprende”, e precisamente i pranzi, le bevande, le mance, gli ingressi nei musei e ai monumenti. Estensione Hampi € 190,00. Nella quota di partecipazione è inclusa la copertura assicurativa Mondial Assistance Medico Bagaglio.

mercoledì 17 novembre 2010

L'India di Tiziana Ripepi

Abbiamo il piacere di presentare e proporre l'India di Tiziana Ripepi dal 27 dicembre al 12 gennaio.
Chi è Tiziana? Risponde lei.
Mi chiamo Tiziana Ripepi e da oltre venticinque anni vivo e lavoro tra l’India e l’Italia. In questo lungo periodo ho studiato e condotto ricerche, con finanziamenti e borse di studio di entrambi i paesi e ho lavorato nel campo del turismo e della mediazione culturale. Ho cominciato il mio percorso di ricerca nei primi anni novanta, nel nord dell’India, per la stesura della tesi di laurea. Ho vissuto a Varanasi, dove ho imparato la lingua hindi ospite di una famiglia indiana e di un monastero in cui facevo le mie ricerche; poi mi sono spostata al sud, nello stato del Karnataka, per il dottorato di ricerca. Il Karnataka mi ha affascinato a tal punto che per studiarne a fondo la cultura e la società, ho imparato la lingua kannadae ho viaggiato intensamente, vivendo nei villaggi, nei luoghi di pellegrinaggio e nei monasteri, incontrando intellettuali e contadini, leggendo e traducendo in italiano la loro letteratura e imparando i loro dialetti. Le mie ricerche sono state finanziate dall’Indian Council for Cultural Relation, che rappresenta il Ministero degli Affari Esteri dell’India.
La gente del Karnataka ha apprezzato molto il mio interessamento persua lingua e la sua cultura e mi ha più volte conferito premi e riconoscimenti, mi ha intervistata alla radio e alla televisione e, soprattutto, mi ha costantemente offerto una cordiale ospitalità.
Sin dagli anni ottanta ho lavorato in tutta l’India come mediatrice culturale per il turismo di massa, con grandi tour operator, e occasionalmente per il turismo alternativo con partners come l’ASSEFA , ma ultimamente ho indirizzato le mie energie verso il turismo sostenibile che, secondo me, potrebbe diventare uno strumento di sviluppo importante per l’India rurale. Le mie ultime esperienze in questo campo vanno di pari passo con la fondazione della Nadayoga Society, di cui sono vicepresidente. Si tratta di un’associazione di promozione sociale i cui progetti ruotano intorno a un piccolo ashram del Karnataka settentrionale cui sono profondamente legata. Al momento sto imparando un’altra lingua indiana, il tamil, e seguo un progetto di traduzione dalla letteratura kannada medioevale e contemporanea in accordo con la Sahitya Akademi di New Delhi (la principale accademia letteraria indiana). Le mie pubblicazioni riguardano aspetti della religione e della letteratura del Karnataka.
Vi segnalo i titoli meno specialistici:
Tiziana Ripepi, Non c'è morte per i nostri: l'esperienza di un lingayata del Karnataka settentrionale, in Luoghi dei morti ( fisici, mentali, metafisici) nelle tradizioni religiose dell’India, a cura di S. Piano, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2005.
Śrinivasa, Mangamma dello yogurt, traduzione annotata dal kannaḍa a cura di Tiziana Ripepi,in A Oriente! Numero speciale multilingue. Le armi dell'India, le armi della pace. Anno IV - Numero 10 inverno 2003-2004, pp. 84-99.(Potete contattare la casa editrice )
E poi un articolo, in inglese, online. Questo è il più recente: Tiziana Ripepi, A proposito di Kalyana come avimuktakshetra, in Tīrthayātra. Essays in Honour of Stefano Piano, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2010.
Per partecipare al viaggio numero verde 800 91 99 83. Oppure inviate una mail

martedì 6 aprile 2010

L'India si conta in 18 alfabeti e lingue di Marco Masciaga dal Sole 24 ore

La prima a compilare il formulario sarà oggi, alle 10 di mattina, il presidente della repubblica Pratibha Patil. Quindi, un'ora più tardi, sarà la volta del vicepresidente Hamid Ansari. Da quel momento in avanti, inevitabilmente, la faccenda si farà più complicata. Perché i moduli che verranno sottoposti oggi alle più alte cariche dello stato indiano sono quelli del censimento che il prossimo anno dovrà stabilire, con ragionevole approssimazione, quanti sono gli abitanti del secondo paese più popoloso della terra. Nelle parole del solitamente misurato ministro degli Interni P. Chidambaram si tratta della «più grande operazione mai compiuta da quando esiste l'umanità».

Vieni a scoprire il sub-continente con i nostri viaggi natura e cultura. Per comprendere la portata dell'impresa basta scorrere le cifre rese note dal governo. I censiti saranno all'incirca 1,2 miliardi. I funzionari statali e i volontari coinvolti nelle operazioni di computo saranno poco più di 2,5 milioni. I distretti che dovranno visitare, al costo per l'erario di 22 miliardi di rupie (362 milioni di euro), sono 640. Le porte, per chi le ha, a cui dovranno bussare circa 240 milioni. Le tonnellate di carta necessarie a spiegare (in 18 alfabeti e lingue diverse) le procedure e raccogliere (questa volta in soli 16 idiomi) le informazioni saranno 11,63 milioni. Il tempo necessario prima che possa venir resa nota la nuova cifra ufficiale degli abitanti è superiore a un anno, si parla di metà 2011.

A quel punto si potrà iniziare a pensare al prossimo censimento, in programma a cavallo tra 2020 e il 2021, quando, costi quel che costi, si ricomincerà a fare la conta. Perché quello che inizia oggi è un appuntamento a cui gli indiani non hanno mai rinunciato, dal 1872 in avanti, prima sotto il dominio britannico (per otto volte), e poi, con orgoglio crescente, da stato sovrano (per altre sette). Attraversando, come ha spiegato nei giorni scorsi il segretario agli Interni G.K. Pillai, «la lotta per l'indipendenza, la Partizione, due guerre mondiali e diverse calamità naturali».

Tutti avvenimenti che in passato hanno conferito una dimensione quasi epica Agli sforzi dei burocrati indiani, ma che a ben vedere tolgono ben poco alla portata dell'impresa che si apprestano a compiere i loro successori odierni. Non solo perché oggi come allora bisognerà raggiungere sia i remoti eremi Himalayani che le minuscole isole dell'Oceano Indiano, i villaggi sperduti nei deserti del Rajasthan e quelli dimenticati nelle foreste del Chhattisgarh. Ma anche perché il compito richiesto ai moderni estensori del censimento è assai più complesso che in passato. Il governo vuole sapere, tra le altre cose, di cosa sono fatte le case (fango, lamiera, mattoni?), che cosa contengono (fornelli a gas o a legna? rubinetti o secchi?) e come i loro abitanti comunicano con il mondo esterno (computer, cellulare o telefono fisso?).

Quello che i funzionari statali non chiederanno, ci ha tenuto a sottolineare Pillai, è a quale casta appartengono i cittadini. «Un censimento su base castale non è mai avvenuto nell'India indipendente», ha spiegato, dicendo solo una mezza verità. Nel senso che i censimenti indiani pur non spingendosi a disaggregare la popolazione per caste, indicano però quanti cittadini appartengono alla categoria delle Scheduled Castes e delle Scheduled Tribes.

Nel primo caso altro non si tratta che della definizione burocratica di dalit (un tempo di sarebbe detto "intoccabili", ovvero gli ultimi degli ultimi nel sistema castale). Nel secondo di quelle popolazioni tribali che assieme agli stessi dalit sono riconosciute come svantaggiate dalla costituzione e che godono da tempo di speciali, e assai controverse, quote per poter accedere a scuole e posti di lavoro nel settore pubblico. A onore degli autori del censimento va riconosciuto di non essersi mai voluti spingere più in là nell'individuare le infinite stratificazioni della società indiana, rifiutandosi di soddisfare le richieste di quei partiti castali che vivono sulle contrapposizioni tra le diverse comunità del paese.

I nostri viaggi in India.

venerdì 2 marzo 2007

Febbraio - Viaggio in India

......... Mi è comunque doveroso dirti che sono stata fortunata a trovare quel sito
con questo splendido viaggio incontrando sette viaggiatori i quali con le
proprie "estrosità" lo hanno reso ancora più indimenticabile. L'ottavo, o
meglio, il primo nonchè il capogruppo si merita da parte mia un inchino a
mani giunte! - Mi prenoto fin da adesso per i viaggi "sperimentali" con precedenza
all'India ma valutabile anche altro. ti ringrazio per le storie indu che mi
mandi via via e che ogni volta che accendo questo magico schermo spero di
trovare... ti ringrazio per un sacco di cose che non ti sto ad elencare ..........
Lucia

giovedì 1 marzo 2007

Diario di bordo – India Febbraio 2007

Diario di bordo – India Febbraio 2007

1° giorno – 1 febbraio – ore 05:20 check in Lufthansa. Ritrovo all’aeroporto di Milano Malpensa. Incontro con il nostro accompagnatore Massimo Taddei. Volo 07:20 Milano – Francoforte - Chennai (Madras). Durata del volo 12 ore circa. Arrivo Chennai. Il mio agente a Madras si vergogna un po’, è mezzanotte e ci hanno dato via le camere. L’uomo dell’hotel prenotato s’impegna a proporci un’altra sistemazione. A quell’ora non si contesta.

2° giorno. Chennai. Ci immergiamo subito nelle cerimonie religiose indiane. A Madras i templi sono poca cosa in confronto a quelli che vedremo dopo, ma l’inizio è notevole. Parthanathaswamy (dedicato al mitico Krishna come auriga di Arjuna nella Bhagavad Gita) con cerimonia, poi Kapalamandir, StTomè cattedrale cristiana ove sembra sia morto Tommaso. Un’ora sulla spiaggia poi trasferimento a Kanchipuram. Impressionante il Kaylasha Temple del 500 d.c al tramonto. Pernottamento con cena strepitosa a Kanchipuram.

3° giorno. Visita dei templi di Kanchipuram, la città d’oro e una delle sette città sacre del paese i cui templi risalgono al 700 d.C. Visita guidata a Ekambaranathamandir con il nostro amico Narayana Diktcha un Brahmana di nascita (da una delle 100 famiglie che gestiscono il tempio da migliaia di anni). Viene servito il pasto di mezzodi nel tempio a decine di persone a sedere sul pavimento in pietra con foglie di banano nella cornice sonora dei mantra. Ma noi a pranzo torniamo all’hotel. Lunch squisito. Un po’ di tempo per la seta di cui la città è centro produttivo famoso e poi al Varada Mandir , dedicato a Vishnu, impressionante sala ipostila con 100 colonne, (ce ne sono da 1000 in India Sud). Cerimonia a sorpresa nella vasca delle abluzioni (kulam) al tramonto con processione in barca della statua della divinità e canti. Secondo pernotto a Kanchipuram .

4° giorno. Mahamallapuram, città degli artigiani scalpellini, la città delle sette pagode con il Tempio sulla spiaggia dell’Oceano e con grande bassorilievo noto come “La nascita del Gange”, (epoca Pallava , 500-700 d.c. - 27x9 mt vedi La discesa del Gange a Mahamallapuram nella sezione Storie Hindu). Visita agli interessanti cinque carri (in realtà 6 tempietti raffinati scolpiti in pezzo unico di granito). Cena con tavolo in spiaggia e luna piena che sorge dall’oceano, in mezzo ad una grande festa di gente del luogo. Pernotto a Mahamallapuram.

5° giorno. Scendendo lungo costa facciamo una breve fermata a Pondicherry in Nehru Street, la via commerciale della città franco-indiana; ci divertiamo a mangiare nel locale indiano con le mani. Primo pomeriggio ci rechiamo a Chidambaram antica capitale Chola i cui templi sono tra i più simbolici della tradizione shivaita dell’India. Il nostro amico brahmana Ganesh ci porta sul tetto in fronte alla cupola di oro al tramonto. Assistiamo alla cerimonia, a petto nudo sull’altare, per i maschi. Questo Tempio (inTamil Nadu quando si dice Koil tempio per eccellenza si intende quello di Chidambaran, ove Shiva ha danzato la danza cosmica delle 108 posizioni alla base della danza classica indiana.

6° giorno. Di nuovo al tempio e saliamo al Gopuram al settimo piano, visitiamo il resto del tempio, … per descrivere questo tempio esistono volumi interi… Ripartiamo. Lungo la strada la fornace di mattoni. Poi verso Gangakonda Cholapuram per visitare il tempio di Shiva. Pic nic nel giardino con conferenza su “Contesto e Fonti della letteratura vedica “ e “Contesto storico delle religioni indiane”. Altri 50 km e siamo a Dharasuram con il bellissimo tempio di Kumbashware e di Airateswara. Visita al paesetto di Swamimalai. Nel fiume i mahut lavano l’elefante, ci fermiamo lentamente con loro per ore. Pernottamento a Tanjore.

7° giorno. Visita del tempio a Tanjore, il Brihdaishwara, il tempio autentico simbolo della gloria, della potenza e della ricchezza dei Chola. Rajaraja I che lo ha fatto costruire in sei anni ne ha realizzati 52 nell’arco della sua reggenza, (intorno all’anno mille). Al mercato, frittura varia, frutta e penne gel a 5 rupie l’una . Il viaggio prosegue verso l’interno a Tirumayam. Un forte di medio interesse con ottima vista sulla campagna, bel tempio dedicato a Shiva, un bellissimo tempio a Vishu Vaikunta e incontro con brahmana bambino che ci spiega il tempio. Ci tratteniamo molto in sua compagnia, ci fa aprire luoghi segreti ove custodiscono le divinità, ci porta a casa sua dalla sua orgogliosa madre, poi dobbiamo lasciare al tramonto con una certa nostalgia. Cena in terrazza al 7 piano, vista sui pinnacoli del tempio illuminato e pernottamento a Madurai.

8° giorno. Madurai la città tempio millenaria sul fiume Vagai con il gigantesco Sri Meenakshi Temple ed i suoi quattro gopuram di ingresso. Capitiamo nel giorno di matrimoni. Ce ne sono sette. Mercato dei sarti. Riusciamo ad organizzare solo per noi, al tramonto, una danza bharatanatya sul tetto di un locale attiguo al tempio. Torniamo al tempio ove tentiamo di vedere la cerimonia della sera che ricorda la separazione di Shiva da Parvati e la loro ricongiunzione.

9° giorno. Ci fermiamo in paese, a Virudunagara, tempio di Maryamman (uno dei nomi della Shakti nel sud dell’India. tempio fatto da Sudra per gli Sudra). Raggiungiamo la interessante cittadina di Capo Comorin (KanyaKumari, angolo della vergine), punta estrema a sud dell’India, per assistere al tramonto, al rientro dei pescatori, e alle interessanti cerimonie nel tempio pieno di conchiglie. Pernotto a Kanyakumari.

10° giorno. Tappa verso Varkala passando per luoghi da segnalare, fra cui il palazzo reale di Padmanabharapuram tutto in legno di tek di squisita fattura architettonica e un suggestivo tempio ove gli uomini sono ammessi solo a torso nudo a Suchindaram. Ottimo luogo per acquisto spezie del Kerala.

11° giorno. Siamo in un affascinante resort e centro ayurvedico sull’oceano, spiaggia isolata, pescatori e loro abitazioni, palme. Luigi dice che non ha trovato ai Carabi una spiaggia così. Più o meno questo è il tipo di costa dei 100 km del Kerala e dei 1000 del Karnataka. Alla prima onda il Lupi e Luigi si stroncano, forse abituai alle ondine della Versilia. Bagno al tramonto con le stelle, con Orione sulla testa, un pò insolito, indimenticabile. Cena sulla terrazza sull’ Oceano con vista su mille luci dei pescatori che volevano portarci a pesca con loro.

12° giorno. Tiro della sciabica insieme ai pescatori al mattino (gomene da 7 cm, schiena bruciata, decido la ennesima dieta, loro cantano mentre tirano). Trasferimento a Cochin, la città di Vasco De Gama; centro portoghese, poi inglese, poi olandese, che presenta interessanti passeggiate con mercatini e ottime rappresentazioni di teatro Katakali (racconto di storie attraverso musiche, gesti , mudra , posture, trucchi ). Pernotto a Kochin.

13° giorno. Cochin, giro in barca a remi nelle Back Waters con interessanti commenti della guida su flora, spezie e relativi usi ayurvedici. Luigi e Nicle sono andati dalle suore, quelle a cui fanno donazioni dall’Italia e che curano la fabbrica di camicie della Coop, ci vediamo all’aeroporto, sono entusiasti, arriviamo in aeroporto 10 minuti prima del volo, solo in India si poteva non perdere il volo.

14° giorno. Due veicoli una jeep e un pulmino. Giovanni ha il veicolo privee. Mercati dei fiori in città poi si prosegue con un lungo trasferimento per Hampi. Pernotto a Hospet .

15° giorno. Visita guidata della intera giornata all'antica e impressionante città di Hampi. Secondo pernotto Hospet. Pranzo e cena sul fiume, situazione molto indiana e gradevole.

16° giorno. Trasferimento attraverso la campagna Karnataka verso sud, attraverso Citradurga per giungere ad Hassan. Pernotto ad Hassan.

17° giorno. Incredibile visita di Halebidu, Belur, per contemplare una serie di raffinati templi intensamente scolpiti con bassorilievi, stupendi esempi di maestria degli artisti Hoishala. Produzione dello zucchero. Ci fermiamo lungo delle risaie e scendiamo a fare foto. Buoi e aratri, donne eleganti a impiantare riso, bambini e aironi. Per strada il solito masala chai e secondo pernottamento ad Hassan.

18° giorno. Verso Mysore. Sosta allo splendido tempio Jain di Sravanabelagola, con la gigantesca statua monolitica, raggiungibile attraverso 600 scalini. Campi e coltivazione del riso. Visita del parco Ranganathatittu sul sacro fiuma Kauveri. I coccodrilli ci stanno dietro la schiena e i barcaioli pur di avere la mancia ti poterebbero in bocca al cocco. Pernotto a Mysore qualcuno fortunato ha la suite!

19° giorno. A Mysore passiamo tre ore almeno al colorito mercato Devaraja, poi a comprare un po’ di pasta di sandalo, il palazzo del Maharaja, e mi regalano una splendida conchiglia in bronzo (simbolo di quella che dette l’inizio alla battaglia di Kurukshetra, alla Bhagavad Gita…), molto apprezzata. In serata trasferimento a Bangalore aeroporto.

20° giorno. Al primo mattino volo 03:20. Bangalore – Francoforte - Milano Malpensa. Arrivo 14:00. Niente male ho anche dormito. (commento delle ragazze: e quandomai non dormi ? )

massimo t.

martedì 27 febbraio 2007

La perfetta rinuncia

1. Arjuna disse: O Signore dalle braccia possenti, vorrei conoscere lo scopo della rinuncia e quello dell'ordine dei rinuncianti, o uccisore del demone Keshi, o Hrishikesha.

2. Il Signore Beato disse: Abbandonare i frutti di ogni azione e' cio' che i saggi chiamano rinuncia.

3. Alcuni eruditi affermano che si deve abbandonare ogni azione interessata, mentre altri sostengono che gli atti di sacrificio, di austerita' e di carita' non devono mai essere abbandonati.

4. O migliore dei Bharata, ora ascolta da me la natura della rinuncia. O tigre tra gli uomini, le Scritture menzionano tre tipi di rinuncia.

5. Non si deve rinunciare agli atti di sacrificio, di austerita' e di carita'; bisogna senz'altro compierli. In realta', i sacrifici, le austerita' e la carita' purificano persino le grandi anime.

6. Tutte queste pratiche devono essere compiute senza aspettarsi alcun risultato. Devono essere compiute soltanto per dovere, o figlio di Pritha. Questa e' la Mia opinione conclusiva.

7. Non si deve mai rinunciare al dovere prescritto. Se, nell'illusione l'uomo abbandona il dovere prescritto, la sua rinuncia e' sotto l'influenza del tamas.

8. Colui che, per paura o ritenendolo difficile, abbandona il dovere prescritto, e' sotto l'influenza del rajas. Un atto simile non conduce mai alla elevazione che si ottiene con la rinuncia.

9. Ma la rinuncia di colui che compie il dovere prescritto soltanto perche' dev'essere compiuto, senza alcun attaccamento ai frutti delle sue attivita', deriva dal sattva, o Arjuna.

10. Coloro che sono situati nel sattva, che non odiano l'azione sfavorevole ne' si attaccano all'azione favorevole, non hanno dubbi sull'agire.

11. In realta' e' impossibile per l'essere incarnato rinunciare a ogni azione. Percio' si dice che pratica la vera rinuncia colui che rinuncia ai frutti dell'azione.

12. Il triplice risultato delle azioni, desiderabile, indesiderabile e misto, attende, dopo la morte, l'uomo che non ha praticato la rinuncia. Ma coloro che hanno compiuto il distacco non dovranno godere ne' soffrire di tale risultato.

13-14. O Arjuna dalle braccia potenti, ascolta da Me i cinque fattori dell'azione. Sono descritti dalla filosofia sankhya come il luogo dell'azione, la causa, i sensi, le funzioni vitali e il destino.

15. Qualsiasi azione, buona o cattiva, che l'uomo compie con il corpo, la mente o la parola, e' causata da questi cinque fattori.

16. Percio', colui che crede di essere il solo ad agire, senza considerare i cinque fattori dell'azione, non e' certo molto intelligente ed e' incapace di vedere le cose cosi' come sono.

17. Colui che non e' motivato dall' ego e la cui intelligenza non e' condizionata, anche se uccidesse in questo mondo, non uccide. E i suoi atti non lo legano mai.

18. La conoscenza, l'oggetto della conoscenza e colui che conosce sono i tre fattori che provocano l'azione. I sensi, l'azione in se' e il suo agente formano la triplice base di ogni azione.

19. In accordo alle tre influenze della natura materiale, ci sono tre tipi di conoscenza, di azioni e di autori. Ascolta mentre te li descrivo.

20. Quella conoscenza che permette di distinguere in tutte le esistenze una natura spirituale unica, eterna, una nella molteplicita', e' sotto l'influenza del sattva.

21. Ma quella conoscenza che ci fa percepire l'esistenza di esseri di natura differente nei diversi corpi, e' sotto l'influenza del raja.

22. E quella conoscenza cieca alla verita' e molto limitata, con cui ci si attacca a un solo oggetto come se fosse tutto, e' dominata dalle tenebre dell'ignoranza.

23. L'azione dettata dal dovere, compiuta senza attaccamento, senza attrazione, ne' avversione, da colui che ha rinunciato ai suoi frutti, e' sotto l'influenza del sattva.

24. Ma l'azione compiuta con grande sforzo da colui che mira all'appagamento dei desideri, motivata dall' ego, e' sotto l'influenza del raja.

25. E quell'azione compiuta nell'incoscienza e nell'illusione, senza considerare le conseguenze o l'incatenamento che comporta, che fa violenza agli altri ed e' inattuabile, e' sotto l'influenza del tamas.

26. Chi agisce libero da ogni attaccamento materiale e dall' ego, entusiasta, risoluto e indifferente al successo come al fallimento, e' sotto l'influenza del sattva.

27. Ma chi agisce attaccandosi ai frutti del suo lavoro e desidera goderne con passione, che e' avido, invidioso, impuro, trasportato dalle gioie e dai dolori, e' sotto l'influenza del rajas.

28. E chi e' senza disciplina, volgare e presuntuoso, falso, disonesto, pigro, sempre triste, che rimanda continuamente all'indomani, e' sotto l'influenza dell'ignoranza.

29. Ascolta ora, o conquistatore delle ricchezze, mentre ti descrivero' nei particolari i tre tipi d'intelligenza e di determinazione, secondo le tre influenze della natura materiale.

30. O figlio di Pritha, quell'intelligenza che permette di distinguere cio' che si dovrebbe fare da cio' che non si dovrebbe fare, cio' che e' da temere e cio' che non lo e', cio' che incatena e cio' che libera, e' sotto l'influenza del sattva.

31. Ma l'intelligenza che scambia il giusto e l'ingiusto, ne' distingue cio' che si dovrebbe fare da cio' che non si dovrebbe fare, quest'intelligenza imperfetta, o figlio di Pritha, e' sotto l'influenza del rajas.

32. E quell'intelligenza che e' dominata dall'illusione e dalle tenebre, che si volge sempre nella direzione sbagliata, o Partha, e' sotto l'influenza del tamas.

33. O figlio di Pritha, la determinazione che non si puo' spezzare, sostenuta con fermezza dalla pratica dello yoga e che domina la mente, la vita stessa e le attivita' dei sensi, e' sotto l'influenza del sattva.

34. Ma la determinazione con cui si ricerca fortemente qualche interesse personale nella disciplina, nel profitto economico e nella gratificazione dei sensi, o Arjuna, e' sotto l'influenza del rajas.

35. E la determinazione che non puo' condurre oltre il sogno, la paura, i lamenti, la tristezza e l'illusione, questa determinazione inutile e' sotto l'influenza del tamas.

36-37. O migliore dei Bharata, ascolta ora la descrizione dei tre tipi di felicita' di cui gode l'essere condizionato e che lo conducono talvolta al termine di ogni sofferenza. La felicita' che all'inizio e' come veleno, ma alla fine e' come nettare, e che risveglia alla realizzazione spirituale, e' sotto l'influenza del sattva.

38. Ma la felicita' nata dal contatto dei sensi con i loro oggetti, che all'inizio sembra nettare, ma alla fine e' come veleno, e' sotto l'influenza del rajas.

39. E quella felicita' cieca alla realizzazione spirituale, che e' solo illusione dall'inizio alla fine, nata dal sonno, dall'ozio e dall'errore e' sotto l'influenza del tamas.

40. Nessuno, ne' sulla Terra ne' tra gli esseri celesti, e' libero dalle tre influenze della natura materiale.

41. Brahmana, kshatriya, vaishya e sudra si distinguono per le qualita' che manifestano nell'azione, o vincitore dei nemici, secondo le tre influenze della natura materiale.

42. Serenita', controllo di se', austerita', purezza, tolleranza, onesta', saggezza, conoscenza e pieta' sono le qualita' che accompagnano l'attivita' del brahmana.

43. Eroismo, potenza, determinazione, ingegnosita', coraggio in battaglia, generosita' e arte di governare sono le qualita' che accompagnano le attivita' dello kshatriya.

44. L'agricoltura, l'allevamento del bestiame e il commercio sono legate all'attivita' del vaishya. Il sudra, invece, serve gli altri col suo lavoro.

45. Seguendo, nelle sue attivita', la propria natura, ogni uomo puo' diventare perfetto. Ascolta ora, ti prego, come si giunge a questo.

46. Adorando il Signore, che e' la fonte di tutti gli esseri ed e' onnipresente, l'uomo puo', compiendo il proprio dovere, raggiungere la perfezione.

47. E' meglio compiere il proprio dovere, anche se in modo imperfetto, che accettare il dovere di un altro e compierlo perfettamente. Eseguendo i doveri prescritti secondo la propria natura non s'incorre mai nell'errore.

48. Ogni impresa e' coperta da qualche difetto, come il fuoco e' coperto dal fumo. Percio', o figlio di Kunti, nessuno deve abbandonare l'attivita' propria della sua natura, anche se e' piena di sbagli.

49. Si possono ottenere i frutti della rinuncia semplicemente col controllo di se', il distacco dalle cose di questo mondo e il disinteresse i piaceri materiali. Questa e' la piu' alta perfezione della rinuncia.

50. O figlio di Kunti, ascolta da Me brevemente come si puo' raggiungere la perfezione suprema, l'unita' con Brahman, agendo nel modo che ti esporro'.

51-53. Purificato dall'intelligenza, controllando la mente con determinazione, rinunciando agli oggetti della gratificazione dei sensi, libero dall'attaccamento e dall'avversione, l'uomo che vive in un luogo solitario, che mangia poco e controlla il corpo e la parola, che dimora sempre in contemplazione, distaccato, senza egoismo, senza vana potenza e vanagloria, senza cupidigia ne' collera, che non accetta le cose materiali, libero da ogni senso di possesso, sereno, quest'uomo e' perfettamente elevato al livello della realizzazione spirituale.

54. Colui che raggiunge il livello trascendentale realizza subito il Brahman Supremo. Non si lamenta mai e non aspira mai a niente; si mostra uguale tutti gli esseri viventi. In questa condizione attinge alla comprensione suprema.

55. Solo attraverso l'amore devoto giunge a conoscermi come sono; e conoscendomi immediatamente entra in Me.

56. Sebbene impegnato in ogni tipo di attivita', il Mio devoto, sotto la Mia protezione, raggiunge, per la Mia grazia, l'eterna e immortale dimora.

57. In tutte le attivita' dipendi solo da Me e agisci sempre sotto la Mia protezione. In questo servizio di devozione sii pienamente cosciente di Me.

58. Se diventi cosciente di Me supererai, per la Mia grazia, tutti gli ostacoli dell'esistenza condizionata. Se invece non agisci con questa coscienza, ma con senso dell'ego, non ascoltandoMi, sarai perduto.

59. Se non agisci secondo le Mie direzioni e non combatti, allora sarai fuorviato. Spinto dalla tua natura, dovrai combattere ugualmente.

60. Preso dall'illusione, ora rifiuti di agire secondo le Mie istruzioni. Ma, costretto dalla tua stessa natura, dovrai agire ugualmente, o figlio di Kunti.

61. Il Signore Supremo e' situato nel cuore di ognuno, o Arjuna, e dirige tutti gli esseri viventi, che si trovano, ciascuno, come sulla ruota di una giostra.

62. Abbandonati completamente a Lui, o discendente di Bharata. Per la Sua grazia raggiungerai la pace trascendentale e l'eterna e suprema dimora.

63. Ti ho svelato cosi' la conoscenza piu' segreta. Rifletti profondamente, poi agisci come credi.

64. Poiche' tu mi sei caro, ascolta ancora la mia parola detta per il tuo bene.

65. Pensa sempre a Me, adorami, offrimi i tuoi omaggi e i tuoi sacrifici. Cosi', certamente, verrai a Me. Te lo prometto perche' tu sei un amico, infinitamente caro.

66. Lascia ogni dovere prescritto e abbandonati a Me. Io ti liberero' da tutti i mali. Non temere.

67. Questa conoscenza non dovra' essere rivelata agli uomini non austeri, non devoti, non impegnati nella disciplina, o a coloro che mi sono avversi.

68. Per chi insegna questo segreto supremo ai Miei ricercatori e devoti, senza dubbio, tornera' a Me.

69. Nessuno degli uomini, in questo mondo, Mi e' piu' caro di lui, e mai nessuno Mi sara' piu' caro.

70. Io dichiaro che colui che studia questo nostro colloquio sacro Mi offre il sacrificio della conoscenza.

71. E chi l'ascolta con fede e senza contrapposizione si libera dal dolore e raggiunge i mondi felici dei giusti.

72. O Arjuna, conquistatore delle ricchezze, hai ascoltato con mente perfettamente attenta? Le tue illusioni e la tua ignoranza si sono ora dissipate?

73. Arjuna disse: Mio Krsna, o infallibile, la mia illusione e' ora svanita. Dissolti i dubbi, ho ritrovato la memoria, e ora sono determinato, pronto ad agire secondo le Tue istruzioni.

74. Sanjaya disse: Questo e' il dialogo che ho udito tra due grandi anime, Krsna e Arjuna; dialogo cosi' meraviglioso da farmi rizzare i peli sul corpo.

75. Per la grazia di Vyasa ho udito questo colloquio, il piu' segreto, direttamente dal signore dello yoga, Krsna, che parlava personalmente ad Arjuna.

76. O re, ricordando ancora questo meraviglioso e santo dialogo tra Krsna e Arjuna, provo una gioia immensa a ogni istante.

77. O re, quando ricordo la stupenda forma di Krsna, ancora piu' grande e' la mia meraviglia, e sempre piu' intensa e' la mia gioia.

78. Ovunque si trovi Krsna, il signore della disciplina, e ovunque si trovi Arjuna, l'arciere supremo, la' regnano sicuramente fortuna, vittoria, straordinaria prosperita' e giustizia. Questo fermamente credo.

La Distinzione tra i tre tipi di fede

1. Arjuna disse: O Krsna, qual e' la condizione di colui che non segue i principi delle Scritture, ma sacrifica con fede? E' questo del satva, del rajas o del tamas?

2. Il Signore Beato disse: Secondo l'influenza materiale che l'essere incarnato subisce, la sua fede puo' appartenere a ciascuno di essi. Ascolta la Mia parola a questo proposito.

3. La fede di ciascuno e' conforme alla sua natura e, poiche' l'uomo e' fatto di fede, tale e' l'uomo a seconda della sua fede.

4. Gli uomini in virtu' adorano gli esseri celesti; quelli in passione adorano i demoni, e quelli in ignoranza adorano i fantasmi e gli spiriti.

5-6. Coloro che si sottopongono a severe austerita' e penitenze che non sono raccomandate nelle Scritture, eseguendole per orgoglio, egotismo, cupidigia e attaccamento, spinti dalla passione, e torturano il loro corpo senza comprendere che torturano anche l'Anima Suprema, situata in essi, sappi che sono in errore.

7. Anche i cibi, graditi a tutti, sono di tre tipi, che corrispondono alle tre influenze della natura. Questo vale anche per i sacrifici, le austerita' e la carita'. Ascolta cio' che li distingue.

8-10. I cibi preferiti dai sattvici accrescono la durata della vita, purificano l'esistenza e danno forza, salute, gioia e soddisfazione. Questi cibi sostanziosi sono dolci, succosi, grassi e saporiti. I cibi troppo amari, aspri, salati, piccanti, secchi o caldi, sono preferiti da chi e' dominato dal raja. Essi generano sofferenza, infelicita' e malattia. I cibi cotti piu' di tre ore prima di essere consumati, privi di gusto, di freschezza, puzzolenti, decomposti e impuri, sono preferiti da chi e' sotto l'influenza dell'ignoranza.

11. Tra i sacrifici, quello che si compie per dovere, secondo le regole delle Scritture e senza aspettarsi alcuna ricompensa, appartiene al sattva.

12. Ma il sacrificio compiuto per qualche scopo o beneficio materiale, o in modo vanitoso, per orgoglio, appartiene al raja, o migliore dei Bharata.

13. E quel sacrificio compiuto senza alcuna fede e contrario ai principi delle Scritture, in cui nessun cibo consacrato ne' distribuito, nessun inno cantato, senza doni, appartiene all'ignoranza.

14. Le austerita' del corpo sono: il rispetto dei sapienti e dei maestri, dei nati due volte e degli Dei. La purezza, la rettitudine, la continenza e la non-violenza sono anch'esse austerita' del corpo.

15. L'austerita' della parola consiste nell'usare un linguaggio veritiero, benefico, gradevole e lo studio delle Scritture.

16. Placidita', gentilezza, silenzio, controllo di se' e purezza di pensiero sono le austerita' della mente.

17. La triplice unione di queste austerita', praticata con fede dagli uomini il cui scopo non e' quello di ottenere qualche beneficio per se', ma quello di soddisfare il Supremo, appartiene al sattva.

18. Ma quelle penitenze e austerita' ostentate che si compiono per ottenere rispetto, onore e venerazione, si dice che appartengano al rajas. Esse non sono ne' stabili ne' permanenti.

19. Infine, le penitenze e le austerita' compiute stupidamente e fatte di torture ostinate, oppure subite per ferire o distruggere gli altri, si dice che appartengano all'ignoranza.

20. La carita' fatta per dovere, senza aspettarsi niente in cambio, nelle giuste condizioni di tempo e di luogo e alla persona che ne e' degna, si dice che appartenga al sattva.

21. La carita' compiuta con la speranza di una ricompensa o con il desiderio di un risultato interessato, o fatta a malincuore, appartiene al rajas.

22. Infine, la carita' fatta in tempi e luoghi inopportuni e a persone che non ne sono degne, o compiuta in modo irrispettoso e sprezzante, appartiene all'ignoranza.

23. Dalle origini della creazione le tre sillabe Om Tat Sat servono a designare Brahman. Da Esso furono ordinati i sacerdoti, le Scritture, i rituali e i sacrifici.

24. Percio' coloro che conoscono i Veda iniziano sempre i loro sacrifici, austerita' e atti caritatevoli pronunciando l'Om, al fine di raggiungere il Supremo.

25. Coloro che desiderano la liberazione compiono i sacrifici, le austerita' e la carita' pronunciando la parola Tat.

26-27. La Verita' Assoluta e' lo scopo delle pratiche devozionali e La si designa con la parola sat. Queste pratiche, sacrifici, austerita' e carita', in armonia con l'Assoluto, e tutto cio' che e' fatto a tale scopo, e' detto Sat, o figlio di Pritha.

28. Ma i sacrifici, le austerita' e la carita' compiuti senza fede sono temporanei, o figlio di Pritha, qualunque siano i riti che li accompagnano. Sono detti asat e sono inutili, sia in questa vita sia nella prossima.