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mercoledì 29 maggio 2013

Le antiche regioni CARIA & LYCIA



Il Mediterraneo del mito, le sue acque cristalline, la vacanza sul mare… in caicco lungo le coste turche.  

Il caicco è una tradizionale imbarcazione dell’Egeo e della Magna Grecia. Costruita in legno massiccio, manualmente, di larga stazza  a motore con vela ausiliaria, che difficilmente viene issata in quanto necessita di molto vento. Il particolare scafo dell’imbarcazione consente di ormeggiare in rada, di fronte alle spiagge, alla foce dei fiumi che si tuffano nell’Egeo, in prossimità di siti archeologici straordinaria resti, presso baie incantevoli. 



Perchè Ulisse impiegò più di venti anni per tornare a casa? L’acqua è cristallina, il cielo notturno è una delle meraviglie di questa terra. La costa turca meridionale, densamente popolata in epoca classica, è boscosa, fertile, verde, alterna comode e lunghe spiagge a scogliere punteggiate da pinete assolate. Piena zeppa di resti archeologici (in mare e lungo le coste).

La vacanza richiede lo spirito di adattamento alla quotidiana vita di bordo, ma gli spazi sono comodi e confortevoli. Cibo eccellente, turco, cucinato dal cuoco di bordo e servito dall’equipaggio.

Le crociere sono effettuate con caicchi standard, belli e funzionali ma semplici (no a/c) da un minimo di 4 ad un massimo di 10 cabine, dai 16 ai 27 metri di lunghezza. I programmi di tutte le crociere iniziano di solito con la cena della prima sera e terminano con la colazione dell'ottavo giorno. La barca trascorre la prima e l'ultima notte nel porto di partenza/arrivo.

Gli itinerari delle crociere possono subire variazioni in base alle condizioni meteorologiche e comunque a discrezione del capitano, pur cercando il più possibile di rispettare i programmi indicati. Si naviga mediamente non più di 5 ore al giorno, molto tempo per il bagno e le spiagge

Le escursioni a terra sono facoltative (eventualmente da pagarsi in loco ma i prezzi sono accettabili e si può trattare). Le pulizie vengono effettuate una volta alla settimana prima della partenza.
Tutte le cabine dispongono di bagno, doccia comoda, un po’ rustica. I lenzuoli sono forniti dalla barca.

Info
Tel. 0565 944374
Mail info@viaggidelgenio.it


martedì 12 febbraio 2013

Viaggio in Peru

Viaggio in Peru
Ottobre 2012

...ringrazio dell'ottima organizzazione del viaggio in Perù. Mi complimento con voi, con l'accompagnatore e con tutte le guide locali per la professionalità. Una particolare segnalazione va a Vilma, la guida di Cusco, per la passione per la sua terra che è riuscita a trasmettere a tutti. Nell'attesa di un nuovo meraviglioso viaggio…. Cari Saluti

lunedì 11 febbraio 2013

Viaggio e solidarietà Sri Lanka

www.isole.us. Galawatte, Galle Oggi è il 13 dicembre, sono quattro giorni che siamo arrivati. Dal primo anno, quel drammatico 2004 dello tsumani che devastò il sud-est asiatico e distrusse buona parte della costa di questo straordinario paese, sono passati 8 lunghi anni. Molte cose sono cambiate, purtroppo in peggio. Da una parte la politica della carota e del bastone del nuovo governo (nuovo, per modo di dire, il presidente governa dal 2007) ha assicurato sviluppo: nuove strade, la prima grande e vera autostrada da Colombo verso sud, nuovo grande porto ad Hambatota, il nuovo aeroporto, le grandi navi da crociera che arrivano a Galle, insomma nuove grandi opere pubbliche che rendono la vita per la popolazione più occidentale e più facile. Negli anni passati internet era ancora un miraggio, ora le connessioni wi fi si colgono al volo; i telefonini erano un lusso, oggi tutti li usano, mostrando quelli più recenti. Poi c’è l’altro lato....omississ... che ha perso alcuni pezzi del suo fascino di paradiso esotico. Resta comunque la luce intrigante del giorno equatoriale. La mattina, tutte le mattine, alle 5.30 inizia la luce e il sole imperioso si erge iniziando la sua calda corsa. La temperatura è sempre costante, intorno ai 30-32 gradi. Poi verso le 17.30 inizia la sua discesa verso ovest e in poco meno di mezz’ora si mostra rosso fuoco. E piomba l’oscurità della lunga notte. Resta la bellezza del verde intenso e sfolgorante delle risaie: le vedi appena ti addentri un pochino verso l’interno, è uno spettacolo che colpisce sempre, con i bufali che pascolano e le donne al lavoro. Resta il brulichio di gente lungo le strade, nei piccoli villaggi, una moltitudine, colorata e rumorosa che vaga continuamente e incessantemente, con la luce e con il buio della sera, come fosse sempre alla ricerca del suo tesoro perduto. Restano i profumi intensi (a volte gli odori acri e forti) dell’isola delle spezie, lo spettacolo dei suoi animali che si muovono tra gli alberi, palme da cocco, banani, mango, i banani in particolare sono esuberanti e rigogliosi con il loro verde caldo che ti invita al contatto. Molte cose sono cambiate anche per noi, è cambiato il significato del nostro impegno, il ruolo e l’attività della nostra associazione. Dai primi anni, in cui siamo stati partner con la Provincia nel progetto in cui era capofila Samarcanda di Piombino, progetto che nacque durante la nostra missione a marzo del 2005. In quel marzo conoscemmo Luca che ci parlò di Lorenzo e di Stefano. Resto ancora oggi meravigliato da come ci descrisse con lucidità i profili e i caratteri delle due persone. Tutto questo tempo e tutto il percorso che abbiamo fatto insieme con l’Associazione; il sostegno che abbiamo dato a Lorenzo. Resta il grande contributo dato dall’associazione per l’ampliamento della Casa Mihiri e i contributi annuali per le bambine. Poi ci sono i progetti con Stefano e il grande sostegno che abbiamo dato alla sua associazione. Restano le case che abbiamo costruito e le famiglie che abbiamo aiutato e che ancora aiutiamo. Ma credo che ora, qui il nostro ruolo è concluso, almeno per quello che ci eravamo immaginati. Rimarranno i legami, alcuni progetti da concludere o realizzare, alcune adozioni da seguire. Ma il percorso è iniziato e ora si conclude. Potrà iniziare forse un domani, qualcos’altro, ma quella storia avviatasi con Harschi e Amal quando erano ancora ragazzi si avvia verso il capitolo finale, ed è una storia e lieto fine. Harschi ha 19 anni, è una ragazza con il suo lavoro, che aspira a vistare il nostro paese, ma ha superato il momento critico della povertà, grazie anche al nostro sostegno. Ed anche Amal, anche lui ha ricevuto il nostro aiuto, ora è un padre con i suoi legami e il ruolo importante nella sua comunità, dalla quale è stimato e rispettato. E poi ci sono le famiglie. Quella di Lilianage (il farmacista di Lorenzo) la sua nuova casa e il sostegno a distanza. Storia a lieto fine, famiglia sistemata, i due figli maschi con il loro lavoro. Ricordo nel dicembre 2005 la posa delle fondamenta della loro casa, l’entusiasmo dei bambini, Chatura e Sankalpe, che insieme alla madre trasportavano i pesanti sacchi di sabbia per la prima gettata di cemento, l’estenuante discussione sul tracciato delle mura, e infine l’inizio dei lavori, gli occhi sorridenti della madre, i loro inchini ai nostri piedi per ringraziarci. Martedì 11, siamo andati da Lorenzo. La sua voglia di andare avanti, dimostrando che, anche dopo i 70 se si resta soli (dopo 28 anni di convivenza) si può sopravvivere. La sua scuola materna con 20 bambine, la sua casa famiglia con 23 bambine. Una di esse può essere adottata con il sostegno della nostra associazione. Abbiamo detto a Lorenzo che dobbiamo conoscerla, farle le foto, preparare la scheda per l’adozione e tutta la documentazione per la famiglia che la sosterrà. Nessun problema, lo possiamo fare, ma ora lei non c’è: o ci prendiamo le foto che lui ha, o ci fidiamo sulla parola; incredibile, padre omicida, alcolizzato in carcere a Matara, madre tossicodipendente e prostituta, in carcere a Colombo, la bambina 5 anni, il tribunale ha autorizzato, per le vacanze scolastiche il temporaneo ricongiungimento con la madre in carcere, tornerà, speriamo, nella sua oasi di tranquillità da Lorenzo, dopo il 10 gennaio. Ieri mattina, verso le 9 sono andato con Stefano alla cerimonia di chiusura dei corsi a Pilana. Un grande e positivo intervento fatto dall’associazione di Stefano. Il villaggio di Pilana si trova a circa 40 minuti da Unawatuna, nell’interno. Zona collinare e ampie distese pianeggianti con le verdissime risaie. Vegetazione da giungla, e atmosfera malinconica e struggente stile il Macondo di Marquez. Tutta la storia di Pilana inizia con Kumara, il bambino con una famiglia poverissima, storia di violenze e abusi per lui e i suoi fratelli (1 fratello e 3 sorelle); lo fanno monaco perché sono poveri, lui incontra per caso Stefano e scappa dal convento. Inizia la conoscenza del povero villaggio da parte di Stefano, povertà, alcolismo e degrado. Ma grazie a Kumara, alla sua esuberanza e al suo sorriso Stefano si innamora e si avviano i primi interventi di sostegno. La scuola materna, il centro di formazione, il consultorio per le donne, il doposcuola, la Montessori, i tanti progetti di microcredito. Abbiano sostenuto i progetti con circa 10.000 €. Ma oggi Kumara non c’è più, aveva scelto la carriera militare, sognava di mettere da parte i soldi per costruirsi la sua nuova casa nel villaggio, per viverci con le sue sorelle e suo fratello: è morto cadendo dal treno che lo riportava a casa. Sopravvive la sua gioia che si legge oggi negli occhi della gente e dei bambini del suo villaggio. Ho assistito alle cerimonia di consegna dei diplomi, alla festa che la scuola ha organizzato. E si resta sempre abbagliati dal grande e struggente sorriso dei bambini. Harshi ora lavora al Marly’s Beach un resort da 200 $ al giorno in cui Ranga, suo fratello è il manager. Ranga ha fatto molta strada da quando faceva il semplice cameriere nella cabanas di Galalawatta gestite da Depika e da Amal. Si è comprato un terreno vicino al mare e a circa 3 km da qui, sembra (qui niente è sicuro finchè non lo vedi) si stia costruendo la sua nuova e grande casa.. Si è sposato ed ha un bambino Dimal. Gli occhi sono gli stessi del ragazzino disponibile e sorridente di 8 anni fa, ma secondo molti amici del posto, è molto cambiato. E’ un ricco, sempre in movimento, magari un po’ superbo. Chissà forse sarà solo invidia, ma è anche vero che le cose cambiano; secondo Kumara (il falegname) l’errore di Ranga è di non riconoscere il suo passato, quasi di esorcizzarlo. Lo abbiamo visto solo domenica, quando siamo arrivati e lui ci ha prelevato all’aeroporto, poi è stato sempre in giro per affari. Gli ultimi giorni è venuto a salutarci, e con noi è sempre stato, come il ragazzo di un tempo, gentile e disponibile. Menika, sua madre, oggi è venuta d ha voluto cucinare per noi. Domani riparte per Elpitia e poi starà alcuni giorni in pellegrinaggio verso le città antiche, sacre al buddismo locale Polonnaruwa e Anuradapura. Torna il 31 ma noi non ci saremo. Venerdì 14 di mattina presto alle 7.30, come d’accordo, sono andato da Lorenzo. La sua casa è sempre molto bella e accogliente e dalla piccola collina sulla quale è costruita si domina il panorama struggente dei campi verde smeraldo delle risaie e dei palmeti. Poi molti alberi da frutta, banani, mango, papaia, jackfruit. Ora ospita 23 bambine nella casa famiglia. Nella scuola materna invece ce ne sono 20, al momento si è chiusa la prima parte dell’anno scolastico, ogni tre mesi hanno le vacanze ed è come se la scuola si concludesse: verifica ed esami (per quelli più grandi) e poi dopo il 10 gennaio si ricomincia. Ci sono ancora i sorrisi sbarazzini delle bambine, con i loro occhi profondi che ti accolgono e ti interrogano cercando il tuo sguardo e la tua approvazione. C’è ancora l’house-mother, la Kumudu, che mi ha subito riconosciuto e c’è ancora sua figlia Presciani, che insegna nella scuola materna e sbriga un po’ di faccende burocratiche. Abbiamo deciso di scegliere, per il sostegno di una delle nostre famiglie, direttamente con Lorenzo, una delle bambine della casa famiglia. Virisya, tamil. E’ arrivata da Lorenzo, come succede sempre ormai da quando Casa Mihiri è riconosciuta dal governo, affidata dal tribunale dei minori, circa un anno fa. Non era mai andata a scuola. Non ha il padre, Lorenzo mi ha detto che è morto e lei non lo ha mai conosciuto. Viveva con la madre nella zona delle collina del thè, 70 km nell’interno. Con i due fratelli ha vissuto in condizione misere, da soli tutta la settimana, esposti ai rischi degli abusi degli adulti (con l’aggravante di essere tamil). La madre il sabato rientrava dalle colline e l’unica cosa, dopo il massacrante lavoro, che sapeva fare è di comprarsi un pò di kassipu una micidiale mistura di alcol povero, ed ubriacarsi, distribuendone un po’ anche ai figli. Non è mai andata a scuola, quando è arrivata aveva i capelli, nerissimi, mai pettinati tutti ammatassati, hanno dovuto rasarla a zero; ora è una bambina robusta, alta e bellissima, e finalmente sorridente. Sul certificato di nascita, è indicata una data tra il luglio 2001 e il giugno 2003, con l’indicazione di propendere per la prima, tipico di questo paese. E’ sabato 15 dicembre. Nel pomeriggio con Amal primo giro delle case. Un tuffo nel passato, uno sguardo sulla nostra breve storia in questo paese. La casa di Bandu, il muratore, orami una solida realtà, il giardino pieno di fiori molto curato, lui sempre un po’ timido e la moglie sorridente. I figli non ci sono, sono a Colombo dalla zia, ma lunedì tornano. Obiettivo centrato. Prossima visita il pescatore, tre figli, come sempre furbi e sorridenti, il piccino aveva pochi giorni, ora ha 4 anni. Lui è a lavorare, la moglie sempre disponibile e sorridente ha ancora il suo piccolo bussiness dei braccialetti per gli shops di Unawatuna. Il tuk tuk man invece, quello della casa vicino alla ferrovia, è rimasto a meta. Il terreno prescelto per l’abitazione poi è stato cambiato. E’ molto vicino a Galawatte, ma i soldi per la casa non sono bastati e dovremmo cercare di completarla. Domenica mattina, presto, mi avvio con il tre vheel di Amal da Lorenzo. Mi deve accompagnare da Lijanage, il farmacista, vicino Pilana. Qui, secondo Lorenzo, la casa è finita ed anche il sostegno ai due bambini. Per concludere l’intervento e il sostegno devo verificare e poi assegnare un altro bambino allo sponsor. Lorenzo non si vuol far vedere, altrimenti si immaginano che nuovi soldi, facili, arrivino, mi accompagna e poi va via. Salgo la collina che porta alla casa. Ricordo le volte che ci siamo venuti insieme, momenti emozionanti e intensi. Trovo solo il bambino più piccolo, ora molto cresciuto, Chatura. E’ solo, la madre, se capisco bene torna alle 11, il padre è al lavoro e Sankalpe, il fratello, è a scuola per la festa di fine corso (eight class). Hanno conservato in piedi la vecchia baracca, non so se l’hanno affittata come dice Lorenzo. La casa è a posto ma non ben tenuta, troppa roba intorno e troppo vegetazione, ma forse è per ripararsi dal caldo. Rispetto a Bandu, sono un po’ più sprecisi e meno curati. Bandu aveva un bel giardino con fiori, i suoi animali, qui un po’ più trascuratezza. Saluto il bambino e mi avvio alla discesa, anche qui bella atmosfera di villaggio nella giungla, molta umidità e molto caldo. E’ il 18 dicembre. Il pomeriggio incontro con il pescatore a Galawatte. Abbiamo lasciato 25.000 rps un po’ di più di Bandu, considerando che ha tre figli piccoli, mentre quelli di Bandu sono già grandi e sono due. E’ stato un po’ a parlare e mi h abbracciato ringraziando per il sostegno. La mattina a Galle, sempre caotica, ma sempre intrigante. Anche questa città è molto cambiata dal 2004. E’ trascorso tanto tempo e tanti sono stati i cambiamenti, lo tsunami li accelerati in maniera esponenziale e il governo ha sfruttato ogni occasione utile per ridurre al silenzio l’opposizione tamil, con lo strategico consenso di tutta la popolazione cingalese. La prima vera autostrada, nuove vie di comunicazione, un grande porto commerciale, un nuovo e grande aeroporto, il nuovo simbolo del potere, il palazzo del parlamento e del governo. Infrastrutture che generano consenso, che migliorano la qualità della vita. Ma le contraddizioni sono evidenti, la povertà e il degrado (fatto di abusi e di violenza su donne e bambini) nell’interno si toccano con mano. La radicale differenza tra la costa turistica, quella più conosciuta dagli europei da Hikkaduwa a Tangalle, evidenzia una inspiegabile situazione economica a due velocità. Gli alloggi per gli occidentali costano 200, 300 e in alcuni casi anche di più, dollari al giorno; ville e case costruite ad uso e consumo di un turismo ricco, strumenti di arricchimento iperveloce per gli yuppies locali, per i giovani che da semplici driver o camerieri si trasformano in manager ricchi. Forse è un fenomeno comune ad altri paesi orientali che dispongono della risorsa turistica, ma questo trasforma il paese e i rapporti sociali in modo pericoloso. Nel pomeriggio è venuto Bandu con la famiglia con una sacchetto pieno di uova (le sue galline a quanto pare sono molto produttive). I bambini sono ragazzi, sorridenti ed interrogativi come sempre. Una visita di cortesia che avevo chiesto anche per vedere a distanza di 4 anni i figli. Ora è una bella famiglia e sono molto orgogliosi della loro casa. I figli sono spesso a Colombo dalla sorella e spero che trovino, dopo gli studi sostenuti da noi, la loro strada. Anche questa una bella storia a lieto fine. E’ sempre piena di fascino questa immagine dell’Oceano, un mare un tempo irraggiungibile per noi, se non con grandi sforzi di uomini e di mezzi. Oggi a portata di volo, mare esotico, intriso di misteri e di storie. L’orizzonte nasconde chissà quali terre, arcipelaghi fatti di isole minuscole e colorate, piene di fiori e di animali straordinari. Ieri mattina ci siamo fermati da Niluka per foto e vedere i bambini. Colpisce sempre questa famiglia allargata, ora c’è anche un uomo il marito di Niluka, poi c’è la nonna, poi due donne che ora sono al lavoro e 9 bambini (8 maschi e 1 femmina). Avevano già preparato i disegnino per noi. Foto e saluti di rito. Il pomeriggio è venuto Ranga per vedere la casa che aveva iniziato con Henrico. Ma non c’era nessuno. Ci torniamo dopo, ancora foto, ma manca sempre il figlio più grande. E cosi è arrivato l’ultimo giorno, quello della partenza, la vigilia del Natale 2012. Oggi è come ieri, inizia con le nuvole che coprono l’orizzonte, qualche scorcio di cielo si libera, lascia forse lo spazio alla pungente luce di questo sole equatoriale. Finisce oggi questa missione, questo nuovo viaggio. Un po’ di malinconia percepita dal tempo trascorso. Quella frizzante sensazione di scoperta della prima volta ha lasciato il posto alla conoscenza profonda del luogo, ma è il tempo che pesa. Lunghi 8 anni in cui la vita ti cambia, i figli che sono cresciuti, la maturità che svanisce lasciando il posto alla senilità. Un viaggio che può essere visto attraverso l’esperienza di Lorenzo. In quella casa ormai nota per noi tutto i cambiato, anche lei stessa e il suo inquilino sono cambiati. Com’era diversa la prima volta, quei primi contatti con le bambine. Manca la presenza di Lucilla. Ma è cosi e ora è altra cosa. Resta il ricordo di quei momenti, di quella esperienza che per noi è stata cosi intensa da costruire un impegno pubblico e una fitta rete di rapporti e relazioni che anch’essi col tempo si sono modificati. Resta la ricchezza umana che questa esperienza ci sta ancora regalando.

venerdì 20 novembre 2009

Ci hanno rubato anche l’acqua!

di Marcello Pamio - 20 novembre 2009
Mercoledì 4 novembre scorso, dopo solo due giorni di discussione, è stato approvato il decreto-legge 25 settembre 2009, nr.135: “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 223.
Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da 2 anni, infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società, mediante il rinvio a gara, entro il 31 dicembre 2010.[1]

Quella legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era casualmente in vacanza!
Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici.[2] Il Pd, che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento compromesso: l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica…[3]

Tale vergognoso decreto, passato con la fiducia ieri, da effettivamente il via libera alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.
”Leggendo (neanche troppo attentamente) la “causale” del ddl, ci si accorge di essere di fronte all’ennesima “rapina di Stato” che, sotto il vessillo della “privatizzazione forzata” imposta dalla Ue, in realtà nasconde un bisogno di energie economiche per far quadrare i debiti con l’Europa”. [4]
“Le disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari... si traducono in bisogno di denaro per il governo italiano. Nessun diktat europeo impone la privatizzazione dell’acqua, anzi...”
”Risoluzione europea 11 marzo 2004, “Strategia per il mercato interno, priorità 2003- 2006” , al paragrafo 5 cita: “Essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.[5]

Le stesse norme verranno ribadite nel IV° forum mondiale sull’acqua nella Risoluzione europea 15 marzo 2006, che al paragrafo 1 dichiara: “l’acqua è un bene comune dell’umanità e come tale l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana; chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015” .

L’emendamento che prevede l’affidamento della gestione dei servizi idrici locali ai privati, è il 15.504 e vede la firma del senatore piddino Bubbico.
Malgrado Bubbico in Senato abbia osannato il successo del Pd nella firma del ddl, sostenendo: “Grazie a un emendamento del Pd è stata scongiurata la privatizzazione dell’acqua, bene indispensabile, di primaria importanza per tutti i cittadini”, leggendo lo stesso emendamento si scopre la “truffa”. “Tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato [...] devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche [...]”.

Che in soldoni vuol dire: servizio autonomo affidato ai privati e proprietà pubblica della risorsa, ossia l'acqua. L'emendamento 15.504, un provvedimento quindi di privatizzazione dei servizi pubblici, avallato dal Pd, è stato respinto solo dall'Italia dei Valori e da tre senatori del Partito democratico (Marinaro, Zanda e Nerozzi), voti favorevoli di Udc, Pdl, Lega Nord e Pd, in questa "originale coalizione istituzionale" fautrice del nuovo principio: l'acqua un bene privato del mercato.
I partiti hanno criminalmente reso l’acqua un bene privato!

Come vedete, gli avvoltoi, indipendentemente dal colore partitico, rimangono sempre e solo degli avvoltoi, stipendiati, in questo caso, direttamente dalla lobbies delle bollicine.
Il mercato dell’acqua in Italia è un mercato molto interessante, per via degli 11 miliardi di litri di acqua minerale bevuti ogni anno. Stiamo parlando di circa 5 miliardi di euro di fatturato per i soliti noti.
Con simili numeri è possibile corrompere e/o convincere chiunque.
Il rapporto dei prezzi tra acqua minerale in bottiglia e “l’acqua del sindaco” (da ieri non più del primo cittadino, ma dei privati) ha dell’incredibile: un litro di acqua minerale costa mediamente 0,35 - 0,40 euro, contro 0,001 euro dell'acqua del rubinetto.

La grande truffa dell’acqua in bottiglia
(tratto da www.trekking.it/it/articoli/La-grande-truffa-dell'acqua-minerale_2503.html )

Fino a qualche anno fa, le “acque minerali” dovevano comunque sgorgare da fonti certificate, monitorate, e con caratteristiche dell’acqua almeno particolari rispetto alla semplice acqua potabile.
Poco importa se, anche in questo caso, si potrebbe configurare quantomeno l’appropriazione discutibile, ancorchè tollerata dalle normative, di un bene che appartiene a tutti i cittadini, poichè le acque sotterranee fanno parte del demanio pubblico.

Le aziende private che sfruttano le falde acquifere potabili, infatti, pagano alla collettività un irrisorio “canone di coltivazione”, a fronte della concessione, spesso permanente, di un bene pubblico. In pratica, gli amministratori che dovrebbero gestire, e non svendere il patrimonio collettivo, lo hanno invece“regalato” alla speculazione delle multinazionali.
Se nella legislazione italiana “il quadro normativo stabilisce che le risorse idrominerali sono un bene pubblico, fanno parte del patrimonio indisponibile delle regioni e il loro uso deve essere improntato all'interesse pubblico”, non si capisce come sia possibile che in calce alle concessioni “regalate” ad alcuni famosi marchi di acqua minerale figuri la scritta “perpetua”: significa che alcune multinazionali accumulano miliardi vendendo l'acqua di tutti, per sempre, come la San Pellegrino (Nestlé), che fino al 2002 pagava 5 milioni e 270 mila lire all'anno per la concessione; in rapporto, quasi stupiscono i 33 milioni e 464.500 lire (sempre dati 2002) sborsati per imbottigliare la Levissima (ancora Nestlé).

Sempre Nestlè (che vende nel mondo 19 miliardi di litri d’acqua), ha in concessione lo sfruttamento delle fonti di Pejo, in Trentino, da cui estrae e imbottiglia 110 milioni di litri/anno (con un ricavo di circa 35 milioni di euro/anno), e attualmente paga al Comune di Pejo una tassa di concessione di 30.000 euro l’anno.
Oggi, almeno sulla carta, le aziende che sfruttano l’acqua sono soggette a una minima tassa di 0,0005 euro al litro, ma solo sul prodotto imbottigliato; tanto per fare un esempio, in Lombardia (la regione più ricca di fonti e sorgenti) vengono imbottigliati 3 miliardi di litri d’acqua, ma altri 7 miliardi vengono sprecati nelle fasi di lavorazione.

La truffa, però, è ben altra, e sconvolgente: oggi, spesso, nelle bottiglie di plastica in vendita sugli scaffali dei supermercati, o sui tavoli di pizzerie e ristoranti, si trova “acqua microfiltrata”, pagata a prezzo dell’acqua minerale, ma altro non è che acqua del rubinetto, la stessa che esce da quelli delle nostre case, messa in bottiglia e ricostituita con l'aggiunta di anidride carbonica e sali minerali.
Nel mondo, l'azienda leader nella vendita di “acqua del rubinetto” è la Coca Cola , che la imbottiglia soprattutto per i paesi del terzo mondo, privati dell'acqua come bene comune.

Con risvolti curiosi, se non fossero tragici: l'acqua Dasani (Coca-Cola), prelevata dall’acquedotto pubblico della contea di Kent e commercializzata in Gran Bretagna, con un aumento del prezzo di 3.166 volte rispetto al costo di origine, è stata ritirata dal mercato perchè, nonostante uscisse pura dal rubinetto, come certificato da numerose perizie, una volta imbottigliata diventava potenzialmente pericolosa perchè addizionata con una elevata percentuale di bromato, nota sostanza cancerogena.
Campagna nazionale "SALVA L’ACQUA" del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
www.acquabenecomune.org
Testo ufficiale del decreto - Parlamento, www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/09135d.htm

venerdì 30 novembre 2007

Il mondo è a secco?

Cina e India in auto? Il mondo è a secco - 7 novembre 2007
Qual è il Paese dove si vendono più auto nuove? Se la domanda verrà posta attorno al 2015 la risposta sarà la Cina. Qual è il terzo Paese per emissioni di Co2? Nello stesso anno la risposta sarà l'India, spinta sul podio dal carbone che brucerà nelle centrali elettriche. Lo dicono le previsioni dell'International energy agency (l'Agenzia internazionale dell'energia parte dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che oggi a Londra presenta il World energy outlook 2007. Al centro di quest'edizione il ruolo di Pechino e Dehli nel nostro futuro energetico. I numeri dello 'scenario di riferimento', cioè quello in cui nulla cambia rispetto a oggi, dicono che la domanda di petrolio per le auto cinesi nel 2030 sarà quattro volte quella del 2005. Questo perchè le quattro ruote cinesi saranno sette volte più numerose raggiungendo i 270 milioni. Già nel 2015, inoltre, le vendite di mezzi nuovi in Cina superano quelle degli Usa. Oggi nel mondo sono 900 milioni di auto e camion, per il 2030 il loro numero si prevede supererà i 2,1 miliardi: circa il 42% dell'incremento sarà a carico di Pechino e Delhi. Cresce anche la domanda elettrica cinese, e il paese dovrà installare più di 1.300 gigawatt, più di quella già installata in Usa oggi. Anche l'India avrà bisogno di elettricità per i propri cittadini le cui condizioni di vita sono migliorate. La potenza installata indiana triplicherà al 2030, e triplicherà anche l'uso del carbone, gonfiando le emissioni di Co2. Ma prima ancora, avverte l'Iea, attorno al 2025 l'India supererà il Giappone diventando il terzo importatore di petrolio dopo Usa e Cina. Già, il petrolio: per l'Iea le riserve "si stima siano sufficienti per far fronte alla domanda", a 116 milioni di barili al giorno nel 2030, circa 32 milioni di barili sopra gli 85 milioni e rotti di oggi. Ma la produzione "sarà sempre più concentrata nei paesi Opec", sempre che siano messi in pista gli investimenti necessari: 5.400 milioni di dollari tra 2006 e 2030. Però, comunque, "una contrazione dell'offerta entro il 2015, comportante un brusco rialzo dei prezzi del petrolio, non puo' essere esclusa", ne' puo' escludersi "una brusca impennata dei prezzi". Insomma, i 100 dollari che si vedono all'orizzonte potrebbero non essere il livello massimo di prezzo del barile. Sullo sfondo un mondo sempre più colpito dai mutamenti climatici, che l'Iea non nega, anzi: consiglia di prepararsi per mettere in campo lo 'scenario 450', quello in cui a tale valore dovrebbero fermarsi le parti per milione di Co2 in atmosfera, seguendo le proiezioni Ipcc. "L'azione dei governi deve focalizzarsi sull'abbassamento della rapida crescita delle emissioni di Co2 provocato dalle centrali a carbone - raccomanda l'Iea - principale causa di questo aumento durante gli ultimi anni".

La Grande corsa di Cina e India

Da Repubblica (8 novembre 2007) di FEDERICO RAMPINI
Allarmante rapporto dell'Aie: nel 2030 rischio di crisi energetica Pechino avrà sette volte le auto di oggi e consumerà più degli Usa. Cresce la fame di greggio, anche i giganti dell'Asia al tavolo del G7 perché si assumano le loro responsabilità; tre miliardi e mezzo di cinesi e indiani ci contendono le risorse naturali. Il petrolio schizza a 100 dollari il barile, la valuta americana precipita in una débacle vertiginosa: è il futuro che ci arriva addosso come una locomotiva impazzita. Il futuro appartiene a Cindia, e la rapidità con cui lo sviluppo asiatico cambia il pianeta impone scelte urgenti. Non bastano il documentario da premio Oscar e il Nobel per la pace ad Al Gore, non basta affidarsi alle "prese di coscienza", per tingere di verde il linguaggio politichese. L'adattamento alle nuove sfide energetiche e ambientali deve inseguire l'accelerazione spettacolare degli eventi. Dietro al comportamento isterico dei mercati ci sono interessi potenti in azione, hedge fund e finanza derivata scommettono sull'instabilità, capitali speculativi amplificano il rincaro petrolifero e il ribasso del dollaro. Ma la speculazione opera sulla base di uno scenario reale: tre miliardi e mezzo di cinesi indiani e altri popoli asiatici ci contendono le risorse naturali sempre più scarse; le riserve petrolifere mondiali sono sotto una pressione inaudita; l'effetto economico è brutale, l'impatto sull'ambiente è pauroso. Proprio mentre la compagnia petrolifera cinese PetroChina diventa la regina mondiale delle Borse, con una capitalizzazione superiore ai big americani Exxon e General Electric messi insieme, l'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) pubblica un rapporto allarmante sul peso di Cindia nella crisi energetica. L'Aie ci avverte che entro il 2030, cioè in soli 23 anni, i cinesi avranno sette volte più automobili di oggi (270 milioni), il loro consumo di energia sarà più che raddoppiato. Già fra tre anni la Cina avrà superato gli Stati Uniti per il consumo di petrolio: appena due anni fa, la domanda americana era ancora superiore di un terzo. L'India segue dappresso la Cina, la sua domanda di energia sarà più che raddoppiata entro il 2030, e la maggior parte di quel fabbisogno aggiuntivo dovrà essere importato. A causa di Cina e India, "i giganti emergenti dell'economia mondiale e dei mercati internazionali dell'energia", l'Aie ci avverte che i consumi di petrolio, gas e carbone in un ventennio cresceranno oltre il 50% rispetto ai livelli odierni. Se la situazione di oggi è così tesa da sospingere il greggio a 100 dollari il barile, quanto spenderemo nei prossimi anni per continuare a usare l'automobile? I paesi petroliferi dovranno aumentare la produzione a 116 milioni di barili al giorno entro il 2030, cioè 32 milioni di barili in più. A quella data, sostiene l'Aie, il prezzo nominale del greggio potrebbe toccare i 159 dollari. Ma esisteranno ancora riserve sufficienti? A quale costo di estrazione? Già oggi una delle cause del caro-petrolio è la carenza di infrastrutture per estrarre, trasportare e raffinare "l'oro nero". Per rispondere alla spaventosa impennata dei consumi mondiali bisogna investire altri 22 mila miliardi di dollari nelle infrastrutture per l'approvvigionamento: tutti costi che verranno scaricati sull'utente finale, il consumatore. Gli equilibri geopolitici, la sicurezza interna dei nostri paesi, la stabilità e la pace sono minacciate. Da una parte Cina e India si affacciano con piglio sempre più aggressivo in Medio Oriente, Africa e America latina a contenderci le stesse fonti di approvvigionamento da cui dipendiamo; d'altra parte la nuova ricchezza finanziaria generata dalla penuria energetica andrà a concentrarsi in zone come il Golfo Persico dove il fondamentalismo islamico è terreno di coltura del terrorismo. Un'altra minaccia immediata incombe sulla nostra salute e la nostra sopravvivenza. In assenza di una svolta nei modelli di sviluppo e di una conversione repentina verso le fonti alternative, le emissioni carboniche esploderanno del +57% nel prossimo ventennio. "La Cina - scrivono gli esperti Aie - è di gran lunga la maggiore responsabile delle emissioni aggiuntive, superando gli Stati Uniti. L'India diventa il terzo maggior responsabile intorno al 2015". Il cambiamento climatico fin d'ora impone un prezzo pesante a quei paesi. Secondo la Banca mondiale 16 tra le 20 metropoli più inquinate del pianeta sono in Asia. In Cina le morti premature dovute allo smog sono 750.000 ogni anno. L'aumento delle temperature scioglie i ghiacciai dell'Himalaya che alimentano i grandi fiumi d'Oriente. Desertificazione, diminuzione delle terre coltivabili, penuria d'acqua, aprono scenari di crisi alimentari che possono sfociare su conflitti armati, in zone ad alta densità di eserciti e testate nucleari. Non siamo al riparo noi, vista la rapidità con cui il nuovo inquinamento made in Cindia arriva nei nostri cieli o sulle nostre tavole. Il rapporto dell'Aie è un antidoto all'egoismo dei paesi ricchi. Riconoscereil peso esorbitante di Cindia nei consumi energetici e nell'effetto-serra, non significa che spetti solo a quei paesi prevenire il disastro. L'Aie ricorda che "le emissioni carboniche pro capite della Cina nel 2030 raggiungeranno solo il 40% di quelle degli Stati Uniti, in India rimarranno ancora più basse rispetto alla media pro capite dei paesi industrializzati". L'enorme stazza demografica di quei due paesi non deve farci dimenticare che ogni italiano col suo tenore di vita continua e continuerà a emettere molti più gas carbonici di un cinese o di un indiano. Ai paesi dove si concentra la maggior parte della popolazione mondiale non si può chiedere di bloccarsi. I primi a inquinare siamo stati noi, continuiamo a farlo – pro capite - molto più di loro, l'aspirazione al benessere non è un nostro monopolio. Il rapporto dell'Aie è categorico: "Bisogna attuare immediatamente misure politiche e trasformazioni tecnologiche senza precedenti". In ordine di efficacia gli interventi da privilegiare per l'Aie sono "efficienza e conservazione dell'energia; sviluppo del nucleare e delle fonti rinnovabili; diffusione delle tecnologie per un carbone pulito".
Dobbiamo anche dare un posto a Cina e India al tavolo dei grandi. Il G7 è il luogo per affrontare problemi di governance globale. E' assurdo che Italia, Francia, Inghilterra e Germania vi occupino ciascuno una sedia (sarebbe più logico un unico rappresentante europeo) mentre indiani e cinesi non ne fanno parte. Perché si assumano le loro responsabilità bisogna prendere atto che il loro peso è mutato.Senza la cooperazione di Cindia anche il terremoto valutario è difficile da affrontare. Il crollo del dollaro è il risultato di anni in cui l'America è vissuta al di sopra dei suoi mezzi, accumulando deficit commerciali verso l'Asia. Il peso dei debiti americani è la mina vagante che genera un'instabilità finanziaria mondiale. La banca centrale cinese è il più grosso creditore di Washington, con 1.500 miliardi di dollari di riserve investiti in larga parte in BoT americani. Mentre cascano come birilli tutti i capi delle grandi banche americane travolti dagli scandali dei mutui subprime, la Federal Reserve deve curare il malato lasciando scivolare i tassi e il dollaro. Pechino ha adottato una tattica abile nel breve periodo, pericolosa nel lungo termine. Ha sganciato la sua moneta dalla parità fissa col dollaro, ma "pilota" il cambio in modo da rivalutarlo molto lentamente rispetto alla moneta Usa. Di conseguenza la valuta cinese e altre valute asiatiche di paesi satelliti si deprezzano quotidianamente rispetto all'euro. Tutto l'onere dell'aggiustamento del dollaro si scarica così sull'euro, amplificandone la forza e creando le premesse per altri squilibri. Da questa impasse non si esce finché ci si culla nell'illusione che il mondo sia ancora un condominio America-Europa.

Ambiente ecologia naturaTaj Mahal: fondamenta a rischio

Il Taj Mahal di Agra è in pericolo. Il livello di inquinamento del fiume sacro Yamuna, affluente del Gange, è infatti così elevato da mettere a rischio le fondamenta del famoso monumento funebre indiano riconosciuto come una delle meraviglie del mondo. L'allarme è stato lanciato da architetti e scienziati, come il professor Ram Nath, studioso di architettura indiana antica e medievale. ''Il fiume - ha detto alla stampa indiana Nath - oramai è ridotto a nulla, nel senso che non ha più acqua, ma scarichi industriali, liquami, sporcizia e altre sostanze tossiche. Un giorno il tutto potrebbe crollare se l'originale bilancio ecologico non venisse ristabilito.

19 novembre 2007 Agt.