mercoledì 28 luglio 2010

Perchè andare all'isola d'Elba?

Elba. La terza isola italiana con i suoi 223,5 kmq di superficie ha caratteristiche molto diverse sia dalle isole-continente Sicilia e Sardegna, sia da tutte le altre piccole isole italiane. Situata al centro dell'Arcipelago Toscano che comprende a nord Gorgona e Capraia, a sud Pianosa, Montecristo, Giglio e Giannutri, dà sempre l’impressione, a chi la visiti per la prima volta, di essere molto più grande di quello che ci si immaginava. Questo dipende anche dalla varietà di forme con rilievi di diversa altezza che formano una serie di quinte che sfumano l’una nell’altra. Proprio “varietà” è la parola chiave per capire quest’isola; varietà di paesaggi, di natura, di culture e di forme: dalle spiagge di fine sabbia quarzosa ai vigneti oggi abbandonati che terrazzavano le pendici delle innumerevoli colline fino alla vetta della montagna più alta dell’arcipelago, il Monte Capanne, coi suoi 1019 mt, tutto contribuisce a creare habitat e microclimi diversissimi; la stessa esposizione a settentrione piuttosto che a meridione traccia un confine naturale alla vegetazione ben visibile anche ad occhio nudo; mondi geologici distanti milioni di anni trovano nell’isola d’Elba un punto di sintesi che ha prodotto una varietà di forme mineralogiche come non se ne trovano in altre parti del globo. Anche le popolazioni che abitano nei diversi paesi l’Elba risentono di queste diversità imposte dalla natura, e anch’esse hanno sviluppato caratteristiche originali e diverse l’una dall’altra. Nel 1996 l’isola d’Elba, insieme alle altre sei isole dell’arcipelago Toscano, è stata inserita nel territorio del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, dando vita alla più grande area marina protetta del Mediterraneo con 17.700 ettari a terra e 62.500 ettari a mare: un riconoscimento al valore ambientale di questo territorio e una speranza di corretta conservazione per il futuro che vi invitiamo a visitare.

martedì 20 luglio 2010

Vacanze all'isola d'Elba

Isola d'Elba outdoor: sport e divertimento
Tante idee per vivere un paradiso all'aria aperta
Con l'arrivo della bella stagione il sole ricomincia a brillare e la voglia di concedersi una vacanza è finalmente tornata. La meta che vi consentirà di scoprire un paradiso all'aria apert altro non può essere che l'isola d'Elba. Gli appassionati degli sport più suggestivi dal ciclismo al cavallo fino alle discipline più estreme, trovano moltissime opportunità per unire turismo ad attività fisica. Un amore per il divertimento en plein air che si sposa perfettamente con la scoperta del territorio nella sua anima più profonda: la gastronomia. Non sarà infatti difficile trovare una trattoria dove degustare piatti e sapori tipici locali, dopo una giornata di fatiche o ancora avventurarsi tra arte e storia. In ogni angolo una chiesetta, un museo o una piccola strada svelano gioielli preziosi ai propri visitatori e panorami da togliere il fiato. Il blu limpido del mare che si confonde con l'azzurro brillante del cielo, spiagge bianche che si alternano a calette di scogli e località mondane che lasciano il posto a borghi di pescatori: questa è l'isola d'Elba. Tanti modi di vivere il mare: qualunque sia la vostra vacanza non rinunciate alle vostre passioni che sia una meta alla moda o lontana dal caos, troverete sempre ciò che più amate. All'Isola d'Elba, per chi non si accontenta del mare e dell'abbronzatura, sono tante le opportunità per non annoiarsi sotto l'ombrellone.

martedì 6 aprile 2010

L'India si conta in 18 alfabeti e lingue di Marco Masciaga dal Sole 24 ore

La prima a compilare il formulario sarà oggi, alle 10 di mattina, il presidente della repubblica Pratibha Patil. Quindi, un'ora più tardi, sarà la volta del vicepresidente Hamid Ansari. Da quel momento in avanti, inevitabilmente, la faccenda si farà più complicata. Perché i moduli che verranno sottoposti oggi alle più alte cariche dello stato indiano sono quelli del censimento che il prossimo anno dovrà stabilire, con ragionevole approssimazione, quanti sono gli abitanti del secondo paese più popoloso della terra. Nelle parole del solitamente misurato ministro degli Interni P. Chidambaram si tratta della «più grande operazione mai compiuta da quando esiste l'umanità».

Vieni a scoprire il sub-continente con i nostri viaggi natura e cultura. Per comprendere la portata dell'impresa basta scorrere le cifre rese note dal governo. I censiti saranno all'incirca 1,2 miliardi. I funzionari statali e i volontari coinvolti nelle operazioni di computo saranno poco più di 2,5 milioni. I distretti che dovranno visitare, al costo per l'erario di 22 miliardi di rupie (362 milioni di euro), sono 640. Le porte, per chi le ha, a cui dovranno bussare circa 240 milioni. Le tonnellate di carta necessarie a spiegare (in 18 alfabeti e lingue diverse) le procedure e raccogliere (questa volta in soli 16 idiomi) le informazioni saranno 11,63 milioni. Il tempo necessario prima che possa venir resa nota la nuova cifra ufficiale degli abitanti è superiore a un anno, si parla di metà 2011.

A quel punto si potrà iniziare a pensare al prossimo censimento, in programma a cavallo tra 2020 e il 2021, quando, costi quel che costi, si ricomincerà a fare la conta. Perché quello che inizia oggi è un appuntamento a cui gli indiani non hanno mai rinunciato, dal 1872 in avanti, prima sotto il dominio britannico (per otto volte), e poi, con orgoglio crescente, da stato sovrano (per altre sette). Attraversando, come ha spiegato nei giorni scorsi il segretario agli Interni G.K. Pillai, «la lotta per l'indipendenza, la Partizione, due guerre mondiali e diverse calamità naturali».

Tutti avvenimenti che in passato hanno conferito una dimensione quasi epica Agli sforzi dei burocrati indiani, ma che a ben vedere tolgono ben poco alla portata dell'impresa che si apprestano a compiere i loro successori odierni. Non solo perché oggi come allora bisognerà raggiungere sia i remoti eremi Himalayani che le minuscole isole dell'Oceano Indiano, i villaggi sperduti nei deserti del Rajasthan e quelli dimenticati nelle foreste del Chhattisgarh. Ma anche perché il compito richiesto ai moderni estensori del censimento è assai più complesso che in passato. Il governo vuole sapere, tra le altre cose, di cosa sono fatte le case (fango, lamiera, mattoni?), che cosa contengono (fornelli a gas o a legna? rubinetti o secchi?) e come i loro abitanti comunicano con il mondo esterno (computer, cellulare o telefono fisso?).

Quello che i funzionari statali non chiederanno, ci ha tenuto a sottolineare Pillai, è a quale casta appartengono i cittadini. «Un censimento su base castale non è mai avvenuto nell'India indipendente», ha spiegato, dicendo solo una mezza verità. Nel senso che i censimenti indiani pur non spingendosi a disaggregare la popolazione per caste, indicano però quanti cittadini appartengono alla categoria delle Scheduled Castes e delle Scheduled Tribes.

Nel primo caso altro non si tratta che della definizione burocratica di dalit (un tempo di sarebbe detto "intoccabili", ovvero gli ultimi degli ultimi nel sistema castale). Nel secondo di quelle popolazioni tribali che assieme agli stessi dalit sono riconosciute come svantaggiate dalla costituzione e che godono da tempo di speciali, e assai controverse, quote per poter accedere a scuole e posti di lavoro nel settore pubblico. A onore degli autori del censimento va riconosciuto di non essersi mai voluti spingere più in là nell'individuare le infinite stratificazioni della società indiana, rifiutandosi di soddisfare le richieste di quei partiti castali che vivono sulle contrapposizioni tra le diverse comunità del paese.

I nostri viaggi in India.

venerdì 19 marzo 2010

Elba, isola per tutte le stagioni

Qualche giorno fa l'isola d'Elba era imbiancata dalla copiosa nevicata. Poche ore prima potevamo essere in spiaggia per il primo sole primaverile. Un isola dove il tempo offre il meglio di sè, in poche ore possiamo passare da una stagione all'altra. In poche ore possiamo attraversare la montagna dell'isola, il Monte Capanne, per arrivare verso sud, nelle assolate spiagge meridionali. Dovunque potrete scegliere, per la vostra vacanza, la soluzione che più soddisfa le vostre esigenza, una villa?, un confortevole appartamento, una casa vicino al mare, un confortevole agriturismo. Il Genio del Bosco Group, vi saprà consigliare al meglio, ... provare per credere...Infoline numero verde 800919983 oppure scrivete alla nostra Nausicaa

martedì 16 marzo 2010

Viaggio in Iran. Testimonianza

.....il mio viaggio in Iran è stato inaspettato....
.....il mio viaggio in Iran è stato inaspettato....
Inaspettato perchè non programmato, inaspettato perchè prima di partire
hai davanti agli occhi le immagini di guerra e di attentati che i media
ci propongono in continuazione, inaspettato perchè tutto è stato tranne
quello che mi immaginavo. L'impatto è stato forte, sono stata per dieci i giorni completamente coperta, sempre con il velo in testa e gambe e braccia coperte.
I primi giorni, quelli di ambientamento, sono stata in allerta per paura
di attentati e quant'altro, ma con il passare dei giorni e con il
crescere di rapporti umani ti accorgi che nulla è come quello che si
legge e si ascolta. Il paese è molto ricco, in tutti i sensi, dall'ambiente alla
popolazione, si vede il deserto ma si vedono anche delle rigogliose
pianure, ci sono le montagne che nella stagione invernale sono ricche di
neve, le città sono piene di storia e di arte, le moschee
impressiananti per grandezza e per le decorazioni.
queste sono i luoghi dove, oltre a trovare le persone che pregano, trovi
gli studenti che leggono, le madri con bambini che si ritrovano per
passare un pò il tempo, sono luoghi d'incontro, non sono luoghi dove si
ritrovano i terroristi a pianificare il prossimo attentato.
Nella piazza principale di Esfahan, la sera verso l'ora di cena, trovi
moltissime persone che fanno il pic-nic, si portano il cibo pronto da
casa e si ritrovano nei prati a mangiare tutti insieme, queste sono
immagini di pace e di tranquillità, oppure trovi il ragazzo che ti ferma
perchè si vuole fare la foto con te, perchè per quanto tu ti possa
essere sforzato di essere come loro, loro vogliono immortalare il
momento in cui degli stranieri sono andati a visitare il loro paese, o
ancora ti ritrovi che le ragazze ti guardano incuriosite e intimorite ti
si affiancano per sapere qualcosa di te, da dova vieni, cosa sei andata
fare nel loro paese, come ti chiami....
....che bello..tutto ciò per me è stato sorprendente.
la cosa più bella però è stato il ritorno in Italia, perchè avevo gli
occhi diversi rispetto a quando sono partita, non avevo più lo sguardo
di chi non capisce e di che non comprende, provavo rabbia quando
incontravo in italia una donna musulmana, non riuscivo a capire il
perchè di questo stile di vita.....adesso posso dire che niente è come
sembra.
Elisa Elisa

lunedì 15 marzo 2010

Viaggio nella Francia del Sud: un corso di storia medievale

Un corso di storia medievale con il nostro viaggio nella Francia del sud, sulle tracce del Santo Graal, della Maddalena, dei catari e dei crociati: storie antiche e leggende moderne. Alla scoperta dei luoghi della Maddalena (Saint Maximin, Saint Baume) delle crociate albigesi (Aigues-mort, Beziers, Narbonne, Carcassonne), dei catari, (Montsegur, Peypertuse, Queribus, Rennes le Chateau, Alet le bains), degli ordini monastici e del periodo Avignonese.

Il viaggio sarà accompagnato da Fabrizio Trallori (48 anni, laureato in Storia Medievale è responsabile del Museo del Figurino Storico a Calenzano, consulente della cattedra di Archeologia Medievale della Università di Firenze, è autore di numerosi saggi). Riconosciuto esperto sul tema del medioevo francese, della saga Arthuriana e della tradizione del Graal ha partecipato a trasmissioni televisive d’informazione e tenuto cicli di conferenze in varie università europee.
Gli itinerari condurranno il viaggiatore attraverso luoghi che nel Medioevo sono stati teatro di eventi da cui sono nate storie e leggende ancora oggi vive. Riemergono dalle pieghe della storia le tradizioni legate ai personaggi biblici come Maria Maddalena o ai luoghi mitici del Santa Graal. Castelli, abbazie monastiche, cattedrali, borghi medievali, oggetti sacri, arte e architettura del cuore dell’Europa, la Francia del Sud, la Provenza, Linguadoca, Rossiglione e Pirenei. Non è un caso che la Francia meridionale sia stata il teatro della maggior parte di eventi interessanti che hanno riempito la storiografia medievale degli ultimi decenni culminando in un evento editoriale come il Codice Da Vinci (o che lo stesso Leonardo sia sepolto ad Amboise). Alle foci del Rodano infatti approdavano profughi provenienti dalla Palestina e numerose erano le città-polis di cultura tradizionale mediterranea tra le Alpi ed i Pirenei. Tra questi profughi la tradizione vuole che ci fosse anche Maria Maddalena, il cui culto, da secoli, ha nel suggestivo santuario di Le Saint Baume (la santa grotta o il santo balsamo) il suo epicentro. La sua reliquia (il teschio) è nella cattedrale di Saint Maximin, custodita dai Domenicani. Tutto intorno, l’intera area è caratterizzata dalla presenza di San Luigi e delle Crociate: Saint Gilles, la chiesa in cui i crociati in partenza per la Terra Santa lasciavano ex-voto prima della partenza e doni di ringraziamento al momento del ritorno; Aigues Mortes, il porto da cui le navi crociate partivano dalla Francia per raggiungere le coste africane e l’Egitto e in cui ancora oggi, in agosto, si ricordano questi eventi con manifestazioni di piazza in una cittadina che conserva ancora l’intero circuito murario medievale.

Il viaggio prosegue visitando i luoghi toccati da un’altra crociata, che ha segnato drammaticamente la storia d’Europa provocando la fine dell’autonomia provenzale e l’entrata forzata del Midì francese nel Regno di Francia. Con il pretesto della distruzione dell’eresia catara e la benedizione della Chiesa, tra la fine del XII secolo e la prima metà del secolo successivo, queste regioni subirono l’invasione delle truppe dei baroni del Nord del paese, desiderosi di conquistare le fertili e ricche terre del Sud. Beziers, Narbonne, sono le tappe di questo viaggio attraverso il dolore e la cultura del Midì fino ai Pirenei, sulle cui cime i mistici castelli (Montesegur, Peypertuse, Queribus) che ospitarono l’ultima resistenza degli “eretici” catari. Tra questi monti si è rifugiato Nostradamus, nell’antica stazione termale romana che oggi porta il nome di Alet les Bains e da cui è nata la leggenda di Rennes Le Chateau e di tutti i tesori dell’abate Sauniere. Informazioni numero verde 800 mail:info@i-viaggi.net; maggiori dettagli su www.i-viaggi.net. Quota individuale di partecipazione a partire da €. 670,00, comprensiva di viaggio; sistemazione in ostelli e/o hotel in camere doppie; trattamento di mezza pensione; esperto medievalista per tutta la durata del tour; assicurazione RC ed I.V.A.

sabato 13 marzo 2010

Un soggiorno all'isola d'Elba

Alla scoperta di una delle isole più belle del mediterraneo. Fuori stagione in confortevoli appartamenti.
Tre appartamenti di diverse dimensioni affacciati sul Golfo Stella, grande terrazzo vista mare, situati nella zona centro meridionale dell’isola d’Elba, comune di Capoliveri che garantiscono gradevolissimi soggiorni anche durante la primavera e l’autunno. Da questi appartamenti la vista si apre su un vasto specchio di mare dell’isola d’Elba, incorniciato ad occidente dalle quinte del Monte Capanne: dagli appartamenti si può godere la vista magnifica di tramonti maestosi ed indimenticabili che donano pace interiore. Gli appartamenti si trovano in posizione riservata ma non isolata, in un ambiente naturale tipicamente mediterraneo, dominato da una serenità scandita dai tocchi della campana del vicino santuario cinquecentesco della Madonna delle Grazie, nel comune di Capoliveri.

La pittoresca insenatura che delimita la spiaggia della Madonna delle Grazie si trova a circa 300 metri dagli appartamenti, è facilmente raggiungibile a piedi grazie ad una strada percorribile anche con eventuali carrozzini per bambini piccoli. Per raggiungere gli appartamenti si deve invece percorrere una strada di 800 metri, in parte sterrata ed in alcuni punti piuttosto stretta, che parte dal paese di Capoliveri.

Gli appartamenti sono di recentissima ed ottima costruzione, composti da un soggiorno più o meno grande (secondo i posti letto previsti, ma comunque sempre molto spaziosi) con vista mare e divano letto matrimoniale; camera, bagno con doccia.
Ogni appartamento dispone in modo esclusivo di una parte del grande terrazzo diviso da strutture in legno ed attrezzato di gazebo, tavolo con sedie e sdraio.
Posto auto all’interno della proprietà, barbecue, doccia esterna. Per informazioni telefonare al 0565 930837 o scrivere a

venerdì 12 marzo 2010

Arcipelago Toscano, escursioni omaggio sull'isola di Pianosa,

Il Genio del Bosco Group. Il nostro portale specializzato sull’isola d’elba, elba-vacanze.net offre gratuitamente a tutti coloro che prenoteranno nei mesi di maggio e giugno un soggiorno in appartamento all’isola d’Elba, uno splendido regalo: la visita giornaliera per 2 persone sull'isola di Pianosa.
L’Arcipelago Toscano possiede un gioiello che per quasi due secoli è stato sinonimo di isola-carcere ed oggi è il fiore all’occhiello del Parco Nazionale: l’isola di Pianosa. Chiusa al pubblico per quasi 200 anni, l’isola di Pianosa è oggi finalmente visitabile con escursioni giornaliere guidate, nel quadro della fruizione sostenibile autorizzata dell’Ente Parco Arcipelago Toscano. Pochi chilometri quadrati circondati da un mare ineguagliabile caratterizzato da trasparenze caraibiche, fondali intatti, spiagge e scogliere selvagge nel loro splendido isolamento, storia umana e testimonianze archeologiche di straordinario valore (oltre 2 km. di Catabombe, il sito catacombale più importante a nord di Roma). L’isola di Pianosa si raggiunge dall’isola d’Elba con un viaggio in barca di circa un’ora, nei giorni fortunati accompagnato da gioiosi gruppi di delfini. Il numero dei visitatori è limitato dalle disposizioni del Parco Nazionale. Il Genio del Bosco Tour Operator specializzato in turismo ambientale e culturale, intende offrire un omaggio che vuole essere promozione intelligente per una fruizione sostenibile e gradevole di un patrimonio naturale inestimabile, nei mesi più belli, maggio e giugno, quando la primavera mediterranea esplode nei profumi e nei colori di un’isola ancora tutta da valorizzare.
La proposta è valida per soggiorni di almeno una settimana nei seguenti appartamenti: Casa Marietta, Villa Nella, Villa Rosa, Les Bouganvilles, Agriturismo Il Micio, Cicocca. Per informazioni mail: info@elbavacanze.info telefono 0565 930837.

sabato 16 gennaio 2010

Viaggi in India


11 - 28 febbraio INDIA DEL NORD e INDIA DEL SUD
In verità Pratardana Daivodasi giunse alla amata dimora di Indra per l'intrepidezza dimostrata in battaglia . Indra gli disse : Pratardana scegli una grazia. Pratardana rispose: Scegli tu per me la grazia che ritieni più benefica per una creatura umana. Indra a sua volta replicò: In verità nessuno sceglie per un altro; scegli dunque tu stesso. - Allora non è più una grazia per me, disse Pratardana. Indra allora non si staccò dalla verità. Indra gli disse: Conoscimi! Questo penso sia la cosa migliore per una creatura umana , che mi conosca. (Kaushitaki Upanishad)
“…è vero che l’India ti ricorda in continuazione la tua caducità, ma anche vero il contrario. Sì, ti prende per la gola, ti prende allo stomaco, ti prende alle spalle, ti prende in giro –l’India non ti lascia mai in pace-, ma è proprio con quelle sue mille costanti, aggressive, ripugnanti contraddizioni che l’India ti dà –stranamente- anche pace.” (T. Terzani, In Asia, 1998, Lomganesi)

Quota individuale di partecipazione € 2.440,00 con: voli intercontinentali di linea; voli interni in classe economica; trasferimenti in treno previste nel programma; autobus a disposizione per tutta la durata del viaggio, sistemazione in camera doppia in hotel 3/4 stelle, o heritage b&b; trattamento di mezza pensione; accompagnatore specializzato indiano; guide locali per le visite previste nel programma, assicurazione medico bagaglio.

lunedì 23 novembre 2009

Tizano Terzani e il Tibet di Pietro Verni

La prima volta che sentii parlare Tiziano Terzani di Tibet non fu di persona (all'epoca non lo conoscevo ancora) ma attraverso uno schermo televisivo. Lui non era ancora rinato in quel bel vecchio e saggio yogi dall'incolta barba bianca che ci hanno consegnato le ultime immagini di questa sua esperienza terrena. Era "solo" il corrispondente dall'Asia del settimanale tedesco Der Spiegel, dal conversare pirotecnico, con un bel volto glabro su cui spiccavano due folti baffi neri e due occhi scuri che dardeggiavano sguardi in cui carisma, passione, intelligenza giocavano a rimpiattino con quel suo elegante accento fiorentino che non lo abbandonava mai. Se non ricordo male si era all'inizio degli anni '80, e la Rai stava trasmettendo una lunga intervista a Tiziano che rappresenteva il filo conduttore di una bella trasmissione sulla Cambogia e lui, prendendo spunto dalle avventure di Pol Pot e compagni, aveva approfittato per parlare a briglia sciolta dell'intera situazione geo-politica dell'Asia, quel continente che aveva segnato così profondamente la sua esistenza professionale ed umana. In quel periodo pochi, pochissimi giornalisti si ricordavano che esisteva un Paese chiamato Tibet da alcuni decenni occupato illegalmente dalla Cina. Tiziano invece, mentre stava raccontando degli sforzi del principe Sianouk per ottenere l'aiuto della comunità internazionale contro l'invasione vietnamita della Cambogia, fece un parallelo tra la difficile situazione in cui si trovava il monarca cambogiano e quella altrettanto drammatica in cui si trovavano il Dalai Lama e il suo martoriato paese. In poche, concise frasi descrisse quello che era successo, e che ancora stava succedendo, sul Tetto del Mondo nel silenzio generale di opinione pubblica e goberni. Più o meno nello stesso periodo, Tiziano Terzani aveva parlato di Tibet anche in quello che, a mio modesto avviso, ancora oggi si può considerare il suo libro più intenso, appassionato e riuscito: La Porta Proibita. Uno sterminato reportage dalla Cina Popolare lungo centinaia di pagine in cui Tiziano racconta cosa è veramente successo in quello che fu l'Impero di Mezzo dopo la presa del potere da parte di Mao e del Partito Comunista. E all'interno di quell'affresco drammatico e impietoso (ancor più difficile per uno come lui che per anni aveva creduto profondamente nella bontà dell'esperimento maoista) c'è un capitolo dedicato al Tibet in cui l'orrore dell'occupazione cinese viene rivelato senza reticenze o ipocrisie. Certo oggi, quando il Tibet e il Dalai Lama sono finalmente usciti dal cono d'ombra in cui erano stati relegati per tanto tempo, un capitolo dedicato al Tetto del Mondo all'interno di un libro sulla Cina può sembrare poca cosa. Ma nella prima metà degli anni '80 non lo era. In quel momento le parole di un giornalista come Tiziano Terzani erano uno dei pochi elementi cui, tutti coloro che cercavano con fatica di sollevare la questione tibetana, potevano rifarsi. Infatti, dal momento che nelle librerie La Porta Proibita era quasi introvabile, l'Associazione Italia-Tibet comprò da Longanesi le ultime decine di copie per diffonderle attraverso i propri canali. Tra le tante fortune che mi sono capitate in questa vita, c'è stata quella di conoscere personalmente Tiziano Terzani e continuare a frequentarlo per diversi anni. Nel 1993 avevo infatti pubblicato un libricino sul Mustang, un'area tibetana che fa parte del Nepal e in cui Tiziano stava per recarsi. Un comune amico gli aveva detto che ero a Delhi, dove nei primi anni '90 lui dirigeva l'ufficio di Der Spiegel, è così mi volle incontrare per fare una chiacchierata sul quel remoto angolo dell'Himalaya. Arrivò a cena vestito con un'elegante giacca di panno bianco nepalese e si mise a parlare con me come se ci conoscessimo da sempre. Voleva sapere se era vero che in Mustang la cultura tibetana era ancora quasi incontaminata, se i silenzi fossero davvero immensi come li avevo descritti nel mio libro, le valli così sterminate, il vento così insistente, i tagli di luce così puri e tersi. Andammo avanti fino a notte inoltrata. Lui che chiedeva, io che rispondevo e a mia volta facevo a lui molte domande. Sorrise quando gli ricordai l'intervista televisiva in cui parlava del Dalai Lama e gli raccontai che avevo fatto acquistare all'Associazione Italia-Tibet le ultime copie del suo La Porta Proibita. Inutile dire che dal Mustang il discorso ben presto si ampliò fino ad abbracciare l'intero universo tibetano, il maoismo, i rapporti tra la Cina, l'India e il Tibet. Tra l'altro, ridendo, Tiziano mi disse che si riteneva in qualche modo un "osservatore privilegiato" dell'universo tibetano che frequentava, "come dire, quotidianamente" avendo due ragazze tibetane che si prendevano cura della sua abitazione indiana. Con mia grande gioia a quella prima chiacchierata ne seguirono molte altre per tutto il periodo in cui Tiziano rimase a Delhi e anche se non si discuteva solo di Tibet, di sicuro quello era uno dei nostri argomenti preferiti. Penso di poter dire che il suo interesse per il "Paese delle Nevi" era attraversato da una particolare forma di simpatia. Forse sarebbe esagerato dire che lo amava ma certo ne parlava sempre con grande tenerezza. Ad esempio gli piaceva frequentare i tibetani. Era felicissimo quando ai nostri incontri partecipava anche mia moglie Karma, a cui non si stancava mai di chiedere notizie sulla sua condizione di profuga tibetana. In particolare gli piaceva nei tibetani quel sapere essere fedeli alle proprie radici senza chiudersi in una dimensione reazionaria. "Non hanno bisogno di recinti, che poi sono prigioni per chi li alza," mi diceva spesso, "per essere fedeli a loro stessi". Così come lo intrigava -e ammiccava sornione quando ne parlava- quel sottofondo di magia, superstizione e mistero che secondo lui, "... c'è nel fondo dell'anima di ogni tibetano". E la cosa lo divertiva, lui così profondamente laico ma proprio per questo in grado di accettare anche e soprattutto i punti di vista e i comportamenti tanto distanti dal suo. Spesso parlava degli elementi di contatto e delle differenze esistenti tra la Cina e il Tibet. E una delle cose a favore di quest'ultimo era, secondo lui, la gran facilità che hanno i tibetani a sorridere. "Quello che mi colpisce di questa gente", mi confidò una sera, "è quanto siano pronti alla risata. Nonostante tutto quello che hanno passato e che stanno passando è raro che un tibetano, mentre stai parlando con lui, non sia pronto ad esplodere in una fragorosa risata. I cinesi invece non ridono quasi mai e quando lo fanno è come se ne provassero vergogna." Quello che invece proprio non sopportava del mondo tibetano era la cucina. "Eh, qui invece la vincono proprio i cinesi. I tibetani hanno pochi piatti e non sono mai granché appetibili. A cominciare da quelle terribili palline di tsampa [farina d'orzo abbrustolita elemento tipico della cucina tibetana, N.d.C.] che mangiano con il tè... che è pure salato! Vuoi mettere con la raffinatezza della cucina cinese. E che dico cinese! E' una cucina di un continente immenso dove ogni regione ha i suoi piatti tipici e quasi sempre gustosissimi. Eh, no mio caro per quanto possa essere dalla parte dei tibetani riguardo al mangiare mi sento cinese!". E in questo mi ricordava un suo grande concittadino, Fosco Maraini, che mi disse una volta di amare tutto del Tibet tranne la sua alimentazione. E poi a Tiziano del Tibet e dell'Himalaya piacevano i grandi spazi. Le distese sconfinate, le valli che si perdono all'orizzonte senza mostrare una fine, "... così diverse dalle nostre che per quanto belle sono sempre vicine a finire". E i silenzi. I silenzi assoluti, totali, "pneumatici", di quel mondo. Per questo trovava la modernizzazione imposta da Pechino al Tibet ancora più insostenibile. E non aveva, per sua fortuna, visto cosa è successo al Tibet in questi ultimi anni. "Non solo lo hanno occupato... non solo la loro repressione è durissima ma ne hanno anche violato i silenzi..." mi raccontò sconsolato più di una volta. Lui che viveva nel frastuono del mondo dell'informazione di cui era uno dei principali protagonisti era sedotto dal richiamo dei grandi silenzi tibeto-himalayani e rimpiangeva di non potervi rimanere immerso quanto avrebbe voluto. L'interesse e la tenerezza di Tiziano per il Tibet venne ancor più amplificata dall'intervista che fece, non mi ricordo esattamente quando ma doveva trattarsi della seconda metà degli anni '90, a Dharamsala con il Dalai Lama. "Mi aspettavo una persona interessante ma il tuo Tenzin Gyatso è veramente eccezionale. Capisco perché gli dedichi tutto quel tempo" mi disse quando ci vedemmo dopo che l'aveva incontrato. Soprattutto del Dalai Lama apprezzava la capacità di muoversi lungo orizzonti ampi. Di non aver paura dell'utopia. Di ritenere possibile un mondo migliore dove le buone intenzioni fossero comune moneta di scambio e non sogni irrealizzabili. Abbiamo spesso discusso sulla visione del Dalai Lama riguardo alla scelta della non violenza e Tiziano era assolutamente d'accordo con le posizioni del leader tibetano. Molto più di quanto non lo fossi (e non lo sia) io. E poi era rimasto affascinato dalla freschezza del Dalai Lama, dalla sua capacità di stupirsi, di entusiasmarsi. E questa freschezza, questo avere la mente aperta di un principiante, questo essere sempre come all'inizio del viaggio era un tratto che sicuramente avvicinava Tiziano al Dalai Lama. Perché Tiziano, nonostante negli ultimi decenni della sua vita non avesse fatto altro che viaggiare, si metteva sempre in cammino come si trattasse della prima volta. Fu una delle cose che maggiormente mi colpirono di lui quando lo conobbi. Era uno dei corrispondenti più famosi del mondo. Aveva viaggiato per tutta l'Asia. Aveva alle spalle una folgorante carriera. Eppure stava preparandosi ad entrare in quel minuscolo angolo himalayano che è il Mustang, con l'entusiasmo di un ventenne alla vigilia della sua prima partenza. Stesse curiosità, stessa eccitazione, stessa voglia di prendere e andare. Un giorno glielo dissi. Gli dissi come mi aveva colpito la sua eccitazione per un viaggio tutto sommato minore rispetto a tanti altri che aveva fatto. E lui mi rispose che "... il segreto è proprio qui. Non farsi intorpidire dall'abitudine, se no è finita. Ogni viaggio deve essere come il primo altrimenti non c'è più mistero, non c'è più magia e il tuo lavoro diventa ripetitivo, inutile. E rischi di non capire quello che hai davanti perché il nuovo ti sembra sempre vecchio". Stavo terminando questo articolo quando ho visto in televisione l'ultima intervista che Tiziano aveva rilasciato un paio di mesi prima di lasciare il corpo. Sembrava uno swami indiano. L'enorme barba candida, i capelli raccolti in una piccolo chignon dietro la nuca, un lungo kurta pijama bianco come abito... esteticamente era molto diverso dal giornalista con cui avevo trascorso alcune delle serate più interessanti della mia vita. Però lo sguardo, anche se leggermente velato dalla malattia, era quello di sempre. Penetrante, deciso, intenso. Uno sguardo che spiega e interroga al medesimo tempo. E anche l'entusiasmo era quello di sempre. Ha parlato di pace e non violenza, un tema che negli ultimi tempi gli era particolarmente caro e per il quale si era radicalmente schierato. Ma ha anche parlato del Viaggio e, in particolare, di quest'ultimo grande viaggio che stava compiendo verso l'abbandono del presente corpo fisico. Non parlava più di morire ma, come ogni buon orientale, di "lasciare questo corpo". E ha parlato di tante altre cose. Anche di molte di cui avevamo discusso insieme. Per esempio di uno degli aspetti della filosofia orientale che lo affascinava di più. L'armonia degli opposti. Quell'idea che una cosa non può esistere senza il suo contrario. L'idea dell'intrinseca unità del creato. Che tutto sia uno. Che non esista il nero senza il bianco, che non esista il bene senza il male. L'intervista avveniva nel suo piccolo eremo toscano dove si era ritirato per trascorrere in pace l'ultimo tratto di strada prima del "... termine di questo viaggio". Eppure mi sembrava di essere nella sua bella casa di Delhi quando, proprio come ad Orsigna, affermava, "Tutto è uno. Questa idea della dicotomia è profondamente sbagliata. E niente meglio di un grande simbolo asiatico, in questo caso cinese, questa ruota con lo Yin e lo Yang, rappresenta la vita, l'universo... è l'armonia degli opposti. Perché non c'è acqua senza fuoco, non c'è femminile senza maschile, non c'è notte senza giorno, non c'è sole senza luna, non c'è bene senza male. E questo segno dello Yin e dello Yang è perfetto. Perché il bianco e il nero si abbracciano. E all'interno del nero c'è un punto di bianco e all'interno del bianco c'è un punto di nero".
Addio Tiziano. O meglio arrivederci. Chissà che non ci si possa incontrare di nuovo per "un altro giro di giostra". Magari per goderci insieme il silenzio e l'immensità degli spazi tibetani. In un Tibet finalmente libero e indipendente.