martedì 1 febbraio 2011

Viaggio in Tibet

questa foto Palazzo Potala di notte
dalla terrazza del ns hotel ( 3 stelle)


non credono sia vera ....

Ipazia

Agorà, il film su Ipazia di Alessandria di Alejandro Amenabar, 2009.
Censura??? Si tratta dell'ennesimo capriccio cattolico, l'ennesimo sfregio alla libertà di pensiero, di opinione, di espressione in questo Paese. È venuto il momento di dire basta!
Ipazia (370-415) visse al tempo dell'imperatore d'Oriente Arcadio (377-408) e di suo figlio Teodosio II (401-450). Secondo il Suda, enciclopedia bizantina del X secolo, era figlia di Teone, geometra e filosofo, ultimo direttore del Museo di Alessandria.Ipazia fu nota per il suo sapere nel campo della matematica, dell'astronomia e della filosofia platonica. Fui la terza caposcuola dei neoplatonici.Tra le opere di Ipazia si annoverano:
Un Commentario sull'Arithmetica di Diofanto di Alessandria
Un Commentario sulle Coniche di Apollonio di Perga
Inoltre Ipazia provvide a curare l'edizione di un'opera di suo padre: il Commentario sull'Almagesto di Tolomeo.
Con il terzo editto del 391 dell'imperatore Teodosio la persecuzione anti-pagana s'intensificò e si iniziò la distruzione dei templi dei gentili.
Ad Alessandria il vescovo Teofilo avviò la sistematica campagna di distruzione.pio di Serapide, divinità greco-egizia che riuniva in sè Zeus ed Osiride, venne assediato dai cristiani. Il vescovo Teofilo ed il prefetto Evagrio, insieme con gli uomini della guarnigione militare, iniziarono l'opera di demolizione. Il vescovo Teofilo volle dare il buon esempio dando il primo colpo contro la colossale statua del dio Serapide.Durante l'operazione di repressione religiosa la famosa biblioteca di Alessandria fu incendiata dai cristiani. Nel 412 Cirillo prese il posto dello zio, il vescovo Teofilo, e divenne patriarca di Alessandria.Il prefetto di Alessandria Oreste ebbe dei contrasti con Cirillo e fu amico di Ipazia.
Nella primavera del 415 una banda di monaci cristiani della tebaide, su istigazione del vescovo Cirillo catturò Ipazia per strada, la colpì e trascinò il suo corpo fino in una chiesa dove la sua carne venne fatta a pezzi con tegole acute o conchiglie acuminate e i suoi resti bruciati.Cirillo (375-444) venne fatto santo e nel 1882 fu dichiarato dottore della chiesa cattolica.
Versioni sulla morte di Ipazia
Si riportano i testi di tre versioni, di cui due di parte cristiana, della morte di Ipazia.
Vita di Ipazia - Dalla Vita di Isidoro di Damascio, riprodotta nel Suda
Vita di Ipazia - Dalla Historia Ecclesiastica di Socrate Scolastico
Vita di Ipazia - Dalla Cronaca di Giovanni, vescovo cristiano di Nikiu

Viaggio in Tibet

In Tibet con il Genio !!! Mal di Tibet e mal di Nepal.
L'ho definito così, quasi sinteticamente, perchè non riuscivo a trovare altre parole per spiegare quella nostalgia che sto provando per ciò che abbiamo visto, per le sensazioni che abbiamo provato, per i sorrisi dei bimbi che abbiamo incontrato, per le donne con cui abbiamo contrattato, per gli odori che abbiamo trovato, per i colori che abbiamo visto, per i paesaggi che abbiamo ammirato, per il calore umano delle persone che abbiamo conosciuto. Ancora oggi ed ogni mattina, fatico a realizzare di essere a Firenze. Solo al rientro mi sono resa di quanto forte fosse l'impatto emotivo del viaggio che abbiamo fatto. Grazie!!!

REPORT Viaggio In Siria

Siria con il Genio!!!!
Ora che mi sono ripresa ti mando le mie impressioni di viaggio. Come ti dicevo al telefono tutto il mio gruppo è rimasto soddisfatto: la siria si è rivelata il paese interessante che ci aspettavamo, della giordania abbiamo potuto vedere il meglio(mancava solo il deserto) e petra è la ciliegina sulla torta, un'emozione indicibile. L'organizzazione ha funzionato molto bene: ottime le guide e gli autisti, discreti i pumini utilizzati (salvo quello dell'ultimo, infinito tratto che era piuttosto angusto), il tour ben strutturato, gli alberghi buoni, il gruppo allegro e flessibile, a parte i tre che non sono venuti in giordania che, pur essendo tra i più giovani, erano un pò menosini.....Grazie per questo bel viaggio, per la tua disponibilità e premura! Ogni tanto mandami qualche bella proposta di viaggio: mentre riempiamo il salvadanaio, possiamo almeno sognare! Silvia

Viaggi, sagre, feste e tradizioni. Italia, Sicilia

"Sagra" deriva da sacra.
E sacre devono essere considerate certe manifestazioni che legano una terra
ai frutti che quella stessa terra riesce generosamente a dare. Che restituisce
dignità ad arti vecchie di millenni, amorevolmente tramandate di padre in
figlio, in un intreccio di tradizione, religione e magia. Un rametto di fico e
tre pateravegloria non sono un prezzo alto da pagare per assistere - in una
capanna fumosa e buia, col calderone che riluce come una luna piena al miracolo
del mutamento del latte in ricotta fumante, candida come le ali di un angelo. E
al successivo estasiante scandirsi di tuma, canestrato e primosale. Sono un
miracolo i frutti della terra di Sicilia.

Lasciatelo dire a chi, come me, vive fuori. E che addentando un solo pomodoro
di Pachino - con gli occhi chiusi come in preghiera - può godere per un attimo
della carezza del sole siciliano sulla pelle. Un lunghissimo istante di
beatitudine, in cui la mente è percorsa dai ricordi d'uve dorate, di vini come
corniola, d'intere riviere profumate di zagare e salmastro, stordenti, di
fragole, tesori dei boschi custodite da Scavuzzi dispettosi, d'arance rosse di
tramonti lontani, perduti, commoventi.
Sagra, sacra. Quanto profanate le "sagre del pesce fritto" dai saloni del turismo. Mi sono spesso chiesto di quale pesce fritto si parlasse. Forse di quei masculini d'a magghia - ossia tanto piccini da passare dalle maglie più strette della rete -
abbanniati nella pescheria di Catania, con lo sfondo dei neri portali lavici
dell'antico Vescovado. Immaginavo quei masculini, dorati da una sapiente
frittura, e posti in un cartoccio di carta paglia, caldi caldi. E avevo l'acquolina in bocca. Ma anche nel turismo la confezione, oggi, è tutto. Li vedete impacchettati, quei visitatori, in defatiganti tour privi del bene più prezioso della terra di Sicilia: l'umanità. In pullman in mezza giornata pretendiamo di mostrare loro il nostro immenso patrimonio di beni culturali e naturalistici, senza spiegazioni, approfondimenti, amore. Poi, per fortuna, una rozza mano di contadino pesca un'arancia da un cesto intrecciato come mille e mille anni fa, e la dona a uno straniero. Così avrà fatto più per l'immagine della Sicilia quel villano ignorante che tutti gli studiosi di marketing di questo mondo. Ricordo una scena, a Favignana, qualche anno fa. Jachunùu longu, ora rais della tonnara, impegnato, durante una sagra condita solo da melodiose cialome, a cuocere, dopo la fatica della mattanza, le larghe fette di pesce rosso. Accanto a lui un turista americano, l'unico che riuscisse a eguagliare i suoi due metri e dieci d'altezza, cercava d'imparare i semplici segreti della cottura: l'uno parlava in siciliano, l'altro in inglese. Ma il vino isolano fece il miracolo di farli intendere alla perfezione.
"You are my brother, and this is my home" disse a fine serata il turista - si
scoprì poi che era un importante uomo d'affari - a Jachinu, esaltato dallo
spettacolo del tuna fish fishing, ma soprattutto dell'autenticità di quei
pescatori. Da due anni vivo a Roma. E posso considerarmi un emigrato, anche se
part-time. E un contrabbandiere. Contrabbando, per i barbari abitanti della
capitale, carciofi di Cerda, o violetti di Ramacca, arance di Francofonte dal
sapore di fragola, piccoli capperi di Pantelleria, e moscato e vino rosso
dell'Etna e origano profumato, e le mille leccornie della sontuosa pasticceria
siciliana. Da qualche tempo spaccio, anche. Una droga terribile, cui ci si
assuefà senza speranza: quel caciocavallo ragusano capace di umiliare persino
il parmigiano "principe della cucina italiana". Se dovesse andarmi male con il giornalismo ...Giuseppe